Cronaca Bianca

CONSORZIO RIFIUTI, Zinzi furioso diffida il commissario. Sempre più drammatiche le prospettive per 330 operai

I due liquidatori, il napoletano Di Domenico e il casertano Farina, litigano come dei galletti. Ma intanto si avvicina la resa dei conti, quando anche gli ultimi 5 comuni supersti


I due liquidatori, il napoletano Di Domenico e il casertano Farina, litigano come dei galletti. Ma intanto si avvicina la resa dei conti, quando anche gli ultimi 5 comuni superstiti saranno usciti. L'assessore regionale Giovanni Romani ha promesso una legge che doveva andare in Consiglio la prossima settima, ma al momento nessuno ne sa niente CASERTA - Con tutti i problemi che il morente consorzio unico di bacino dei rifiuti delle province di Caserta e Napoli ha sul groppone, il commissario liquidatore Di Domenico e il suo sub Farina trovano, quasi ogni giorno il ganzo di litigare. Naturalmente Zinzi nella disfida tra il napoletano, che si è trasferito a Teverola a un passo dalla scrivania della sempre fashion signora Flagiello, e il suo commercialista di fiducia, sceglie sempre quest'ultimo. Dunque non deve stupire se nei giorni scorsi, il presidente della Provincia ha scritto una formale lettera di richiamo a Di Domenico, dicendogli, in sostanza, che se continua con i suoi atteggiamenti prevaricatori, lui ha il potere di farlo revocare, dato che la nomina del commissario liquidatore è frutto di un'intesa tra il presidente della Provincia di Napoli e quello della Provincia di Caserta. Basta che uno dei due sfiduci il commissario liquidatori che questo dovrà abbandonare la sua poltrona. Queste guerricciole avvengono mentre si consuma il dramma di centinaia di lavoratori che ormai gli stipendi li prendono uno ogni tre mesi. Sono 5 i comuni rimasti ancora nel Consorzio e che non hanno ancora realizzato la procedura di uscita. Quello più importante è il comune di S.Felice a Cancello, dove il neo sindaco Pasquale De Lucia, che con Zinzi non ha certo un buon rapporto, cercherà di tirare per le lunghe la sua permanenza proprio per fare un dispetto al presidente della provincia. Poi c'è ancora Lusciano, Casaluce, Villa di Briano e Valle di Maddaloni. Mentre altri come Ailano sono in procedura di uscita. Quando il processo sarà completato  i lavoratori in esubero, al netto di quelli entrati nei vari cantieri e nel Ato 2, saranno 330. Loro sperano nella cassa integrazione, ma purtroppo per loro hanno un destino legato anche alle incertezze, alle difficoltà, alla nebulosità dell'azione dell'assessore regionale all'ambiente Giovanni Romano, il quale ha promesso una legge regionale che doveva andare in aula il 10 giungo, cioè lunedì, ma di cui non si ha ancora notizia, una legge che avrebbe istituto un Ato provinciale dei rifiuti, con funzioni di controllo, mentre la gestione sarebbe rimasta ai comuni. Si è ben lungi dal comprendere quanti dei 330 potrebbero essere asserviti dall'arto e quanti, invece, dovrebbero necessariamente ricorrere agli ammortizzatori sociali. Insomma, un disastro. Gianluigi Guarino