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IL DISASTRO DEL PD - A Castel Volturno prendono sul serio il nostro invito di "abolirsi": "Blocchiamo il tesseramento"

Il segretario Scialla comunica il disagio della sezione nel condividere scelte provinciali e nazionali. Il partito sul litorale si spacca, in quanto a Mondragone l'accordo col Pdl


Il segretario Scialla comunica il disagio della sezione nel condividere scelte provinciali e nazionali. Il partito sul litorale si spacca, in quanto a Mondragone l'accordo col Pdl di Schiappa è stato fatto   CASTEL VOLTURNO - L'altra sera, noi di Casertace, avevamo gridato agli esponenti politici del Pd provinciale "Abolitevi", in riferimento alla situazione politica di un partito che nel contesto territoriale di Terra di Lavoro, non ha più né testa, né coda. Ieri pomeriggio, mercoledì, poi ci avevano segnalato il caso del circolo del Pd di Castel Volturno, cioè della decisione di sospendere il tesseramento fino a quando non si chiariranno ruoli, linee e rapporti politici in un partito in piena crisi di identità. Oggi, siamo riusciti a recuperare la lettera del segretario cittadino Peppe Scialla che sintetizza le ragioni di una decisione necessaria anche se sofferta. Finalmente, qualcuno nel Pd ha deciso di spingere la direzione provinciale ad assumere decisioni che portino la stessa a cambiare rotta e ad approntare delle strategie tese a dare un corpo ed un'anima alla struttura organizzativa della suddetta componente politica, senza dare forza ad inciuci politici e altro ancora. Il Pd di Castel Volturno, e questo è davvero interessante, ha preso in tale senso le distanze dal progetto politico nazionale col Pdl, smarcandosi anche dai "compagni" conlitoranei di Mondragone, a questo punto sottolineiamo noi, i quali invece hanno deciso di mettere in cantiere un autentico ribaltone locale appoggiando il sindaco di centrodestra. Questo dimostra come sulla stessa fascia costiera non ci sia una sola e precisa linea politica che indirizzi i circoli anche in merito a questioni territoriali. Max Ive QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL SEGRETARIO DEL PD DI CASTEL VOLTURNO Iscriversi ad un partito, farsi la “tessera”, è una questione di coinvolgimento interiore, di identificazione in un progetto di società, di condivisione dei valori su cui tale progetto si fonda, di militanza affinché tali valori e tale progetto possano guadagnare consenso sociale, di fiducia in una classe dirigente - locale e nazionale - e di civismo attivo. Iscriversi a un partito non è una questione di utilitarismo carrieristico personale, di adesione per inerzia morale e intellettuale, di tradizione familiare, di conformismo, di cooptazione da parte dei “Signori delle tessere”, di una strategia occupazione di spazi che altri hanno lasciato vuoti. Iscriversi ad un partito riformista, progressista e di sinistra, quale dovrebbe essere il Partito Democratico, dovrebbe attenere soltanto al primo dei campi sopra delineati. Diversamente, si uscirebbe dal terreno della rappresentanza politica per scivolare in quello della convenienza. Ebbene, oggi iscriversi al Partito Democratico, purtroppo, non è né una questione di sentirsi rappresentati né di convenienza spicciola. Per lo sfascio in cui “la ditta” è stata portata, ci vuole davvero una bella faccia tosta a chiedere fiducia in cambio di una tessera! Ciò che per un circolo territoriale viene in rilievo, rispetto alle date fissate dalla federazione provinciale di Caserta (stiamo ancora alla campagna adesioni 2012, ricordiamolo!), attiene proprio alla funzione del tesseramento e alla difficoltà di effettuarlo dopo lo sfascio della federazione provinciale e lo scatafascio post-elezioni politiche che ha portato al tristissimo epilogo del governo Letta-Alfano (o governo Obtorto-Collo). Ci viene davvero difficile chiedere l’iscrizione ad un Partito che a livello provinciale negli ultimi 2 anni è stato protagonista assoluto di faide, spaccature, inazione e fallimenti elettorali: siamo cintura nera di autoreferenzialità e inconcludenza! Una federazione provinciale vittima di una logica di predazione in sede congressuale finalizzata soltanto al condizionamento delle candidature parlamentari, regionali e di eventuali nomine ispirate a logiche di appartenenza al gruppo dominante piuttosto che alla valorizzazione delle competenze e alla risposta efficace ai problemi (col rischio, nell’ultimo caso, di fare pure bella figura). Un partito provinciale caratterizzato dal vuoto pneumatico della sintesi politica complessiva sulle tante problematiche che attanagliano la provincia di Caserta. Un Partito incapace persino di una analisi delle peculiarità territoriali da cui far scaturire proposte che si traducano in opportunità di sviluppo locale. E’ la stessa idea di territorio provinciale, che questo partito dovrebbe volere, che rimane inconcepita. Stiamo parlando di una federazione provinciale che può subire lo sberleffo di vedersi negato un altro seggio in Parlamento, un seggio strameritato dalla candidata di genere femminile più votata alle primarie parlamentari, perché nulla o poco conta. E’ che ormai la federazione provinciale – per i livelli regionali e nazionali - è “carta conosciuta” (per usare un gergo delle nostre parti) in quanto a irresponsabilità, scarsissimo consenso sul territorio ed elevato tasso di litigiosità interna, per cui la si può pigliare a pesci in faccia senza colpo ferire. La cartina di tornasole di tale vicenda ce la da l’abbandono della Segreteria provinciale da parte di Dario Abbate dopo che aveva promesso – durante lo svolgimento del congresso che lo ha eletto Segretario – di non utilizzare tale ruolo come trampolino di lancio per candidature regionali o parlamentari. Invece ci siamo trovati Abbate candidato e il partito alla deriva (non me ne voglia Ludovico Feole, ma i fatti sono questi). Una Segreteria che invece di incrementare il consenso nella nostra circoscrizione elettorale - favorendo quanto più possibile candidature di rappresentanza diffusa sui territori della provincia di Caserta - abdica da tale ruolo per calarsi personalmente nella competizione parlamentare non può non essere simbolica della situazione. Oppure, potrebbe essere utile ricordare la totale situazione di default finanziario della federazione provinciale - dopo una gestione non improntata nemmeno al minimo sindacale della “diligenza del buon padre di famiglia” - malgrado la quale ancora si convocano Direzioni per l’approvazione di fantasmagorici bilanci d’esercizio che della trasparenza, chiarezza e correttezza dei dati in essi contenuti ne conservano fievoli barlumi. Nonostante tutto ciò, noi circoli territoriali abbiamo sempre e costantemente messo la nostra faccia e la nostra fatica di rappresentare e far girare il simbolo del PD sui territori. Fatica divenuta sempre più pesante per l’aumento della distanza - ormai siderale – tra il Partito è i cittadini che dovrebbero essere rappresentati. Peso acuito dai cumuli di fango sedimentati per le note vicende locali e nazionali che siamo stati amaramente costretti a nettare ogni qual volta ci presentavamo nei luoghi in cui abbiamo svolto attività politica in nome e per conto del Partito. Un partito che soffre, ancora oggi, della sindrome dell’ex (diessino o margheritino) che ne limita fortemente il grado di rappresentatività, che è causa della regressione maniacale a volgere lo sguardo e i denti alle vicende interne piuttosto che all’esterno. Tra i risultati di questa degenerazione si può annoverare, anche, quello dei 101 Grandi Elettori (nonchè Grandissimi ........., permettetecelo) che tradiscono il loro stesso Partito pur di perseguire interessi propri – correntizi o inciuciogeni - anziché collettivi (di chi li ha eletti). Oppure quello di non essere riconosciuti come distinti rispetto al nostro avversario naturale, il centro-destra, perché comunque inseriti in logiche che mal ci lasciano identificare come autonomi dai cd. poteri forti, dalle lobbies ovvero, in provincia di Caserta, dal condizionamento ambientale. E’ così che perdiamo ulteriore terreno e dignità sul piano della capacità di essere seri interlocutori dei cittadini che ci girano la faccia e il voto e si rivolgono a chi è in grado di farsi percepire più identificabile e perentorio nelle risposte alle istanze sociali, il M5S. L’alleanza a livello nazionale con il PDL di certo acuisce questa percezione nell’elettorato e in chi milita o simpatizza nel PD. Calata nella nostra realtà territoriale, viviamo il paradosso di essere alleati con un partito i cui esponenti locali sono stati sciolti per ben 2 volte per infiltrazione camorristica con buona pace di tutte le battaglie elettorali, politiche, civili e personali condotte da questo circolo e dai suoi singoli rappresentanti. In poche parole, abbiamo perso la faccia. Anche per questi motivi, il circolo territoriale di Castel Volturno ha sospeso la campagna di adesioni fino a quando non si definirà univocamente la linea e l’identità del Partito. Non ci appare serio e ragionevole chiedere l’adesione ad un Partito che fra pochi giorni (dopo l’assemblea nazionale dell’11 maggio) potrebbe – stando anche ai toni di molti esponenti nazionali – non esistere più. Noi ci uniamo, comunque, a tutte quelle persone e a quegli esponenti che di questo partito vogliono una sorte diversa e ben più onorevole; ci rivediamo in tutti quei soggetti, singoli e associati, iscritti e non iscritti, per cui l’attivismo politico è, innanzitutto, servizio civile. Se queste saranno le nuove basi per l’impegno politico all’insegna del nostro simbolo, noi ci saremo. Castel Volturno, 3 maggio 2013 Per il Circolo del Partito Democratico di Castel Volturno, il segretario Giuseppe Scialla