Politica

L'EDITORIALE - Il bivio di De Filippo, tra il cambiamento annunciato e le ragioni della real politik

Non è certo invidiabile la posizione dello sfidante della De Lucia al ballottaggio. Non si tratta solo di scegliere tra Pd o centristi, ma di una opzione che non può essere scol


Non è certo invidiabile la posizione dello sfidante della De Lucia al ballottaggio. Non si tratta solo di scegliere tra Pd o centristi, ma di una opzione che non può essere scollegata a quello che ha dichiarato nella campagna elettorale del primo turno di Gianluigi Guarino   Quelle che attendono Andrea De Filippo, non saranno ore facili. Molti pensieri, affolleranno la sua testa, dato che ora arriva la parte più difficile del lavoro che lui ha apprestato al suo ambizioso progetto di mettere al centro della politica maddalonese una federazione trasversale di liste civiche, che attorno ad un programma, che appare più credibile, più cogente nella sua attuabilità, in quanto è garantito da un uomo, a cui non fa difetto né la preparazione culturale, né la personalità, qual è, indubbiamente, De Filippo, possa mettere nell'angolo i partiti, principali responsabili dell'indubbio declino di questa gloriosa città. Davanti alla visuale di De Filippo si prospetta  un bivio, naturalmente senza alcuna segnalazione, senza alcun consiglio sicuro, garantito, sulla direzione di marcia da prendere. Di qua o di là? Lavorare per un accordo per un apparentamento con il Partito Democratico del giovane Gaetano Esposito, oppure  virare verso l'area centrista che fa capo ad Enrico Pisani e al consigliere provinciale Santangelo? Non si tratta di una scelta che De Filippo può risolvere ricorrendo all'alea, ad una lancio di dadi, in quanto De Filippo non può permettersi, per la campagna elettorale che ha condotto, per quello che ha detto e ha promesso in termini di rinnovamento della politica locale, ma soprattutto delle prassi amministrative, di scegliere solo in base a una valutazione di tipo tattico-ragioneristica. Lui, purtroppo o per fortuna è condannato a connotare la sua opzione o la sua non opzione di forti e non sfumati significati politici e programmatici. Proprio quello che non serve, di solito, in circostanze come questa, quando chi non si è presentato con l'idea e con il sogno di cambiare le cose, di mutare lo Status Quo, gli equilibri di potere tra politica locale ed imprenditoria, può tranquillamente impugnare un pallottoliere, puntando ad un accordo finalizzato solo a vincere il ballottaggio e poi, chi se ne frega, più siamo, peggio stiamo, ma quanto meno inciarmiamo. Dunque, la De Lucia che, tutto sommato sta lì perchè ce l'hanno messa Polverino  e l'imprenditore Esposito, che, nella loro nitida intesa diventano il paradigma di una politica e di un'economia capaci di produrre una relazione bacata, non fondata su una dialettica alta e collocata all'interno dei rispettivi perimetri di competenza, ma su un rapporto clientelare elevato all'ennesima potenza, dato che qui stiamo parlando di un potentissimo della politica casertana e di un potentissimo dell'economia maddalonese, uno che certo non fa economia nelle fuoriserie che escono dai cancelli della sua villa. Dunque, la De Lucia può consentirsi il lusso di giocare di rimessa, aspettando le mosse di De Filippo. Sa e se non lo sa, glielo avranno spiegato che sia la coalizione di Pisani, sia il Pd, considerano l'apparentamento con De Filippo un opzione privilegiata. Non lo dicono ufficialmente, perchè la politica è fatta anche di tattica, ma per diversi motivi, i centristi, ma soprattutto il Pd avrebbero difficoltà a sancire un'intesa con De Lucia, Polverino ed Esposito. Ma è chiaro, che se e quando De Filippo scioglierà la riserva, quando entro questa settimana deciderà di apparentarsi con gli uni o con gli altri, a quel punto permetterà alla De Lucia di lavorarsi quelli che De Filippo avrà scartato. Ipotizzare un accordo tra il Pdl e il Pd, anche in tempi di larghe intese è un'operazione piuttosto complicata, a partire dall'interazione dei linguaggi. Però è chiaro che Gaetano Esposito, pur avendo impiantato tutta la sua campagna elettorale sui temi della legalità, della tutela dell'ambiente, sull'attacco all'imperio del clientelismo e dell'immeritocrazia, ha anche il problema di non far scomparire il partito, che ha appena rifondato, dalla scena politica locale. Dunque, anche un dialogo con la De Lucia potrebbe essere possibile e non è escluso che già nelle prossime ore un primo colloquio diretto ed informale tra i due ci possa essere. Qualora invece De Filippo si alleasse e si apparentasse con il Pd, spingerebbe Pisani e i suoi dall'altra parte, dato che ci sono fior di candidati al consiglio comunale che, avendo riportato un numero altissimo di preferenze non ritengono giusto, tutto sommano non a torto, che questo consenso non debba essere speso nella partecipazione ai processi democratici della città, che naturalmente non possono non tener conto del largo mandato di rappresentanza che da quei voti personali raccolti, indubbiamente, deriva. Insomma, tattica o politica? De Filippo stazionerà ancora per qualche ora o per qualche giorno davanti a quel bivio, valutando anche, da persona intelligente qual è che un turno di ballottaggio riduce l'ipoteca clientelare, familistica di solidarietà amicale che domina le vicende di un primo turno di elezioni amministrative. Probabilmente, i 24mila che hanno votato il 26 e il 27 maggio si ridurranno a 14mila e questa erosione, eroderà anche l'importanza e l'incidenza delle truppe cammellate, che, beninteso, non scompariranno, ma lasceranno più spazio ad un voto di mera opinione, più politico, più legato alla valutazione delle qualità dei due sfidanti e del loro grado di indipendenza dai poteri forti o quanto meno del loro grado di capacità di arginare la spinta di questi poteri. In realtà quello che De Filippo vede davanti a sé è solo apparentemente un bivio. Avvicinandosi di più al crocicchio, si scorgono, infatti, tanti piccoli sentieri che si intersecano tra loro, rendendo, in realtà il bivio un labirinto, un dedalo, dal quale De Filippo potrà uscire vincitore se troverà il proverbiale filo, che lo condurrà in porto. Il filo di un cambiamento radicale o di un gradualismo che gli costerà grande fatica se e quando diventerà sindaco e che, già da ora si preannuncia come denso di trappole.