Cronaca Bianca

L'INCHIESTA - Puc di Caserta, dopo il copia ed incolla, ora si rischia di spedire alla neuro il professore Pica Ciamarra. La verità? Si potranno costruire solo 1000 nuovi alloggi, nei prossimi 10 anni

Vi spieghiamo e lo spieghiamo anche a quelli del Comune di Caserta, come funziona veramente un Puc, secondo quello che sono le rigide prescrizioni della legge 16/2004   C


Vi spieghiamo e lo spieghiamo anche a quelli del Comune di Caserta, come funziona veramente un Puc, secondo quello che sono le rigide prescrizioni della legge 16/2004   CASERTA - Fino ad oggi, come vi abbiamo spiegato nella prima puntata della nostra inchiesta, sul piano degli atti concreti, il Puc di Caserta ha prodotto solo un copia e incolla. L'assessore Greco si è trasformato in legislatore e ha aggiunto alle procedure previste dalla legge regionale 16 un fantomatico atto preliminare di indirizzo, forse confuso con l'atto preliminare del Puc, espressamente previsto dalla norma e che è certamente una cosa ben diversa da quella schifezza di copia ed incolla nato dalla clonazione pedissequa di una tesina universitaria. Il Puc è tutta un'altra cosa. Per esempio il professore Pica Ciamarra è uno di quelli che sa di cosa si tratta. Ma se tu lo incarichi di redigere uno schema di Puc nel 2007 e non lo informi che stai stravolgendo per pezzi il territorio con nuovi assi di collegamento come quelli previsti dal Piu Europa, Tuoro Garzano in primis; se mentre l'autorevole professore lavora nel suo studio e tu ti metti a fare lottizzazioni a raffica, come quella del ben noto Alessandro Landolfi a Sala, il povero luminare dell'architettura, molto caro all'ex ministro socialista Giulio Di Donato, rischia di finire alla neuro, dato che il suo impianto, la sua creatura al massimo la potrai utilizzare come un estemporaneo contributo ad iniziative urbanistiche singole o, meglio ancora, lo potrai utilizzare per farci una bella palla di carta e buttarla nel cestino. Rimanendo a Pica Ciamarra, il povero professore non conosce, l'over, il di più che ci si prepara ad incardinare nell'impianto urbanistico della città, ma neanche il meno, l'under, quello che riteneva fosse scontato che si realizzasse e che invece non si è realizzato, come ad esempio la bretella San Leucio imbocco variante, per la quale si sono persi i finanziamenti regionali, per motivi rimasti misteriosi. Detto questo, partiamo dai fondamentali. Dato che, i politici che governano il Comune di Caserta hanno in testa solo una cosa, propiziare la costruzione di nuovi vani da parte di imprenditori che poi ecc, ecc, snoccioliamo qualche numero. L'articolo 66 delle norme tecniche di attuazione del vigente Piano territoriale di coordinamento provinciale approvato il 25 luglio del 2012 dal consiglio provinciale stabilisce in maniera rigida e cogente, relazionandosi ovviamente allo strumento urbanistico sovraordinato, cioè il Piano Territoriale Regionale, il carico insediativo massimo per la città di Caserta nel periodo che va dal 2007 al 2018. 3700 nuovi alloggi. Beh, i cementificatori si leccherebbero i baffi con questi numeri ed invece la situazione è un po' diversa. Perchè da questo numero bisogna dedurre, sottrarre molti e molti alloggi. Cominciamo con la notizia più recente. Alcuni giorni fa la giunta comunale ha dato il via libera al cosiddetto Housing 1, 300 appartamenti in origine targati Penzi e Massaro, ora solo Penzi in via Falcone. Da 3700 scendiamo, dunque, a 3400. Se l'Housing 2, quello finanziato dalla Regione dovesse andare avanti anche di fronte alle molte perplessità dei costruttori legate alla crisi, bisognerebbe dedurre circa altri 500 vani. E siamo arrivati a 2900. A questo numero bisogna togliere tutte le volumetrie approvate dal 2007  fino ad oggi, che un po' a spanne, possiamo quantificare sui 1200 vani. E siamo arrivati a 1700 appartamenti. E mica è finito qui! Ci sono altri vincoli legati, gioco forza, alle necessità infrastrutturali, cioè alle necessità che sono richieste da insediamenti come quello del Policlinico e come quello della nuova area Pip di San Benedetto. Dove li mandiamo a dormire i medici, i paramedici, ma soprattutto gli studenti  che non abitano nei paraggi, in un ostello? E' chiaro che un Policlinico universitario deve essere garantito da una fascia di residenza ricettiva. Stesso discorso per le ipotetiche maestranze delle nuove industrie che ci auguriamo sorgano a San Benedetto. Come potete vedere, resta poco. Se tutto va bene (ai palazzinari) restano un migliaio di alloggi. Ma questi mille appartamenti, pur essendo pochi, saranno in numero sufficiente per comprendere qual è la mentalità, la strategia di pianificazione, oseremmo dire, la filosofia cognitiva sulla concezione di Caserta di questi amministratori. Sarà il Puc gestito da un'elite di tecnocrati, burocrati, cementificatori o sarà un Puc fatto veramente per migliorare le condizioni di vita di ampie fasce di cittadini casertani? Nel primo caso quattro palazzinari verranno chiamati ad identificare i loro contratti di permuta, rispetto ai quali sono già ben note le aree ( Località Marenole - Santa Barbara, completamento De Cillis-Casolla-Mezzano). Nel secondo caso il Puc farà e si svilupperà per come la legge regionale lo ha voluto.  Dunque, la consultazione con i cittadini, fondata su un esatto quadro conoscitivo del territorio non sarà una presa in giro, una parata di chiacchiere irrilevanti, ma un'effettiva acquisizione di informazioni, di tendenze su cui fondare le scelte definitive. E allora potremmo dare possibilità di emancipazione ad attività artigianali attualmente incluse in zone agricole, volorizzandole e sviluppandole al punto, da renderle abilitate ad accedere a progetti finanziabili. E questo significa posti di lavoro veri e, soprattutto, in grado di qualificare le identità di una città policentrica che non riesce a mettere a reddito la qualità della vita, le bellezze, le risorse di capitale umano che ci sono nelle sue 23 frazioni. Finisce qui questa seconda puntata della nostra inchiesta. Segnatevi il tema della terza: "rapporto ambientale preliminare". Al comune di Caserta non sanno neppure di cosa si tratti e probabilmente non lo sanno neppure quelli dell'ufficio di piano che non si è dotato neppure di uno straccio di sito internet, a differenza di quello che è successo in altri luoghi molto più illuminati, come Cava de' Tirreni, Scafati, dove attraverso l'interazione del web si è veramente applicato il principio della consultazione con i cittadini, come elemento fondante dei Puc che, ovviamente per queste due città sono arrivati brillantemente in porto. Gianluigi Guarino