Cronaca Bianca

L'EDITORIALE - L'oblio di Don Cristoforo, il silenzio dei parassiti e dei pusillanimi che si sono ingrassati alla sua mensa

Non abbiamo letto uno straccio di comunicato da parte dell'Unione Industriale, dei sindacati, dei partiti, delle associazioni su questa figura controversa, ma cruciale nella deter


Non abbiamo letto uno straccio di comunicato da parte dell'Unione Industriale, dei sindacati, dei partiti, delle associazioni su questa figura controversa, ma cruciale nella determinazione di tutto quello che è capitato nel sistema economico di questa terra negli ultimi 50 anni di Gianluigi Guarino   Abbiamo tentato, apprestando a questa causa le poche forze che abbiamo a disposizione, di aprire una considerazione approfondita sul fatto di cronaca che ha monopolizzato la giornata di ieri, martedì: la morte di Cristoforo Coppola. Ci abbiamo provato, ma non ci siamo riusciti. Il tentativo, comunque, andava esperito, perchè una cosa è nutrire in sé una convinzione, altra cosa è dimostrare concretamente che questa trova riscontro in fatti concreti e tangibili. Della morte di Cristoforo Coppola, ieri, non ne ha voluto parlare nessuno, al di fuori dell'evento cronistico secco, crudo e puro. Quando è morto Andreotti, l'Italia si è spaccata. Abbiamo ascoltato i composti commenti degli storici, che essendo tali non dovrebbero, almeno sulla carta, avere l'incomodo di fare il tifo per una tesi piuttosto che per l'altra. Abbiamo ascoltato e anche sentito commenti durissimi di chi era ed è rimasto convinto che il divo fosse veramente la personificazione di Belzebù. Abbiamo ascoltato le salve di fischi che hanno assordato e disconosciuto il minuto di raccoglimento, perchè la Federcalcio aveva deciso per la morte dello statista, nel ricordo del suo impegno in prima persona, da presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Roma. In poche parole, la morte di Andreotti, di un uomo che ha segnato, al di là di tutto, i destini dell'Italia, ha innescato, quasi istintivamente un dibattito tra chi lo vorrebbe santificare, chi ne ha un'opinione articolata nei chiaroscuri e tra chi, invece, lo vorrebbe condannare alla damnatio memoriae. Aprire una riflessione critica dopo la dipartita di personaggi che, relativamente alla dimensione in cui si sono espressi, hanno avuto un peso di grande rilievo, è segno di civiltà, di maturità culturale, di libertà di pensiero, di onestà intellettuale. E' il contributo che gli storici, gli intellettuali, i politologi, gli economisti, gli accademici o i semplici cittadini forniscono alla costituzione della memoria collettiva, nucleo sempre in espansione di un popolo che vuol essere Stato, nazione, civiltà. Caserta e la sua provincia, rispetto alla morte di Cristoforo Coppola hanno mostrato, invece, la loro ormai catastrofica inconsistenza culturale, l'assenza di una elite  in grado di far pensare e di comunicare alla società civile delle idee su cui dibattere, sulla vita e sulle opere dell'imprenditore più importante, più controverso, più amato, più odiato di questa terra negli ultimi 50 anni. Se è vero che Cristoforo Coppola ha assunto solo una volta nella sua vita un incarico formale nell'Unione Industriali di Caserta, a capo del settore del turismo, 7 o 8 anni fa, solamente chi non vuol capire e non vuol vedere, non ha una precisa contezza sul fatto che Don Cristoforo abbia determinato, sottolineo, de-ter-mi-na-to tutto quello che è stata l'economia reale, quella in bianco e quella in nero, di Terra di Lavoro. Cristoforo Coppola ha fatto e disfatto i vertici di Confindustria a Caserta ed in Campania. Cristoforo Coppola ha determinato per anni ed anni gli equilibri nei settori più strategici: dalla cassa edile alla Camera di Commercio. E d'altronde se fosse stato uno che contava poco, la figlia Cristiana non sarebbe mai diventata vicepresidente nazionale di Confindustria, con la delega piena per l'Italia Meridionale. Embé, dal momento in cui la morte del patriarca di famiglia, è stata comunicata da Casertace, non si è potuta leggere uno straccio di nota dell'Unione Industriali, dei sindacati, dei partiti, di uno schifo di associazione che abbia espresso un punto di vista su un avvenimento storico che, almeno cronologicamente rappresenta uno spartiacque tra un modello economico, fondato su rapporti di chiaro stampo assistenziale, feudale e compromissorio tra istituzioni della politica e mondo dell'imprese, e una vacatio di indirizzi che rappresenta l'atto di accusa più grave che si possa fare al mondo dell'impresa in questa provincia, rimasta immobile fino all'ultimo anelito di vita di Cristoforo Coppola, nella sua sudditanza alla dottrina dei Coppola, che per loro è stata una mangiatoia, nella quale si sono sfamati miglia e migliaia di parassiti della non economia casertana. Beh, non ho ascoltato nemmeno una parola pronunciata da uno di questi. Sono stati coppoliani, fino a quando Don Cristoforo non ha chiuso gli occhi, mantenendo quello stallo, quell'immobilismo studiato che conteneva in sé la necessità di non allargare la partecipazione all'associazione degli industriali per non rischiare di perderne il controllo. Gli ascari di Don Cristoforo sono stati muti e d'altronde, altro non ci si poteva attendere da personaggi che hanno impostato tutta la loro esistenza su una esclusiva attenzione al danaro immediato e se necessario, maledetto, accettando di piegarsi alla razza padrona di cui Don Cristoforo è stato il leader incontrastato. Hanno fatto diventare i suoi funerali un fatterello riguardante esclusivamente Castel Volturno. Solo la presenza del presidente del Napoli De Laurentiis ha sprovincializzato un avvenimento che provinciale non era, dato che era l'ultima rappresentazione di un pezzo lunghissimo della storia economica e della storia tout court del dopoguerra in questa provincia. Una provincia di pusillanimi, che anche questa volta nascondendosi, non hanno mancato di far diventare assordante il loro silenzio, rendendo evidente la latitanza di una classe dirigente capace effettivamente di pensare in termini moderni e di costruire qualcosa in un tempo nuovo.   Nella foto, la celebrazione del rito funebre per Cristoforo Coppola