Politica

L'EDITORIALE- La revoca degli assessori Udc, la dottrina Caccavale e la figura di Enzo Ferraro emblema di un'epoca

Ieri sera, subito dopo il voto sul bilancio consuntivo, il primo cittadino ha definitivamente rimosso dalla giunta Emiliano Casale e Parisella. Ancora una volta la politica lascia


Ieri sera, subito dopo il voto sul bilancio consuntivo, il primo cittadino ha definitivamente rimosso dalla giunta Emiliano Casale e Parisella. Ancora una volta la politica lascia il campo alla fase dei mercanteggiamenti individuali. Ma questo non accade certo per caso CASERTA - La piega negativa che ha assunto la trattativa tra il sindaco Del Gaudio e l'Udc segna il ritorno a una condizione tutt'altro che originale della politica casertana: quella del mercanteggiamento face to face delle presenze e dei voti in consiglio comunale. Con la revoca dei due assessori dell'Udc, legata, fondamentalmente, al rifiuto di mollare la carica di vice sindaco, opposto Enzo Ferraro, uno degli uomini veramente forti, molto più forti dello stesso sindaco di questa amministrazione, la maggioranza perde il connotato uscito fuori dalle elezioni amministrative del 2011. In pratica, e da oggi esiste una maggioranza sostanziale che si concretizza attraverso apporti puramente individuali dei vari Pasquale Corvino, Bologna, Saverio Russo, ma non esiste più una maggioranza politica dato che queste adesioni sono frutto di atti di volontà di singoli consiglieri, che tra l'altro, almeno per i 2/3 di essi sono stati eletti per fare l'opposizione e non per stare in maggioranza. La politica casertana, recita, dunque, un vecchio copione già andato in scena. Il copione dei gruppi consiliari che si facevano e si disfacevano, il copione delle telefonate concitate al Caccavale di turno che dopo ore di preghiere arrivava all'ultimo istante per garantire il 21esimo voto decisivo sul bilancio. Tutto sommato questo format non ritorna e non si consolida a causa di una situazione politica che ha, mano mano, deteriorato i rapporti tra il sindaco e l'Udc. No, non è solo questo: la questione è, purtroppo, più ampia e più complessa, e  varca nettamente i confini della politica incontrandosi con quelli della sociologia e, oso dire, dell'antropologia. L'attuale generazione della  politica casertana si è costruita dentro a un'unica cognizione, quella che discende dalla cultura del potere fine a se stesso, in cui l'appartenenza politica diventa un puro optional, una sceneggiatura da propinare al popolo bue, mentre la sostanza delle cose si definisce sul terreno delle operazioni legate al potere o alla gestione pura e semplice. Dunque, non è un caso che un campione mondiale di questo tipo di impostazione completamente relativista, quale Enzo Ferraro, diventi oggi il fulcro di questo apparato di potere. Del Gaudio non dice no ad Enzo Ferraro, ma dice no a Zinzi. Non dice no ad Enzo Ferraro temendo che quest'ultimo possa, con gli strumenti della politica creargli problemi in maggioranza. Del Gaudio cede ad Enzo Ferraro perché riconosce in Enzo Ferraro l'uomo più apprezzato, più capace di mantenere e rafforzare, attraverso un manipolo di dirigenti che, non a caso, sono sempre quelli e attraversano tutte le stagioni della sedicente e apparente politica casertana, l'apparato che garantisce la gestione e il liscio fluire dell'unica ragione per cui ci si impegna dentro all'amministrazione di Caserta: la gestione, il potere, le relazioni, spesso opache, con l'imprenditoria assistita. Ma che all'occorrenza sa anche assistere. Gianluigi Guarino