Cronaca Nera

Arrestato magnaccio latitante di CASTEL VOLTURNO: era coinvolto nell'operazione "Daia"

L'operazione è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Caserta congiuntamente al Commissariato di Castel Volturno. Il 34enne da vari giorni era ospitato da un amico a quanto pare


L'operazione è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Caserta congiuntamente al Commissariato di Castel Volturno. Il 34enne da vari giorni era ospitato da un amico a quanto pare ignaro delle sue pendenze  CASTEL VOLTURNO - Nella tarda mattinata di ieri, mercoledì, a seguito di prolungati servizi di pedinamento ed osservazione, la Squadra Mobile di Caserta, congiuntamente al Commissariato di P.S. di Castel Volturno, ha eseguito un ordinanza di custodia cautelare, che disponeva gli arresti domiciliari, nei confronti di Carmine  CAPASSO, nato a Napoli il 24.08.1979, res. in Castel Volturno, emessa il 23.10.2012 dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Napoli in relazione ai reati di induzione e sfruttamento della prostituzione.   Nella foto Carmine Capasso Carmine CAPASSO, pregiudicato per stupefacenti, furto aggravato, maltrattamenti in famiglia, da alcuni mesi si era dato alla latitanza. Infatti, l’uomo era stato coinvolto nelle operazioni di p.g. c.d. “Daia 1” e “Daia 2”, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli, sotto l’egida della Procura Antimafia del capoluogo campano, che nel dicembre 2012 avevano consentito la disarticolazione di due distinte organizzazioni criminali, l’una costituita da cittadini albanesi, la seconda da soggetti di origine rumena, dedite al reclutamento, alla induzione ed allo sfruttamento della prostituzione, reati aggravati dalla transnazionalità e consumati prevalentemente in danno di donne provenienti dai rispettivi paesi di origine. Le indagini appuravano che le due bande, nelle cui attività illecite erano coinvolti anche alcuni pregiudicati campani, alcuni dei quali collegati a clan camorristici del napoletano, operavano nelle province di Napoli, in particolare nella zona della stazione centrale del capoluogo, e Caserta, soprattutto nell’agro aversano e sul litorale domitio, ma disponevano anche di “cellule” in Grecia e Romania. Secondo quanto appurato dalle indagini, anche di natura tecnica, i componenti delle due consorterie criminali imponevano alle meretrici il pagamento di un pizzo mensile di 500 euro in cambio della loro protezione e della garanzia di “un posto” nei luoghi da loro controllati. Nel corso delle investigazioni, emergevano i contrasti insorti tra CAPASSO, “protettore” di una prostituta italiana, ed i componenti dell’organizzazione di sfruttatori albanesi poiché aveva invaso una zona, lungo il litorale domitio, controllata da questi ultimi. CAPASSO che, per sfuggire alla cattura, da tempo si era allontanato dal suo domicilio di Castel Volturno, era ospitato da un amico, ignaro delle sue pendenze.