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Camorra, monnezza e colletti bianchi. Sergio Orsi tira in ballo un noto avvocato di S. MARIA C.V. che gli diceva di essere amico di un giudice di Capua

Benito Natale e Sergio Orsi

Ultimi stralci, sempre interessanti, dell'ordinanza dello scorso 3 agosto


GRAZZANISE (g.g.)- La parte finale dell'ordinanza di circa 40 pagine, che ha portato all'emissione di misure cautelari a carico dell'imprenditore di Casal di principe, Sergio Orsi, già ai domiciliari per altri procedimenti, del figlio Adolfo, dei ras della camorra Salzano e Di Puorto e a carico del pentito Benito Natale, offre ulteriore spunti interessanti, ancora una volta provenienti dalle dichiarazioni di quest’ultimo che vanno a corroborare l’accusa agli indagati per i reati di tentata estorsione aggravata dall’articolo 7, contenuti nei capi B3, C e D relativi all’opera, diciamo così, di persuasione dopo la quale l’imprenditore di Raffaele Palazzo, custode nei suoi depositi dei mezzi di Sergio Orsi, non rivendicò più, come d’incanto, i 30mila euro di credito vantato per questa custodia. Naturalmente, tutto ciò per effetto dell’intervento di Benito Natale e di altri esponenti del clan dei Casalesi coinvolti nella vicenda.

In queste dichiarazioni vengono ripetuti concetti già espressi e da noi già riportati nei precedenti articoli. Ma due o tre cose nuove ci sono. La prima: nel bar di Benito Natale, cioè il Moulin Rouge, si sarebbe svolta la riunione decisiva per stipulare il patto societario tra gli Orsi, il poliziotto in pensione Enzo Papa e lo stesso Natale. Orsi diceva tante cose, di essere socio al 50% dei Cosentino e che Enzo Papa, nella società Sia avrebbe rappresentato proprio la famiglia del politico di Casal di Principe mentre Benito Natale sarebbe stato il braccio operativo degli interessi di Nicola Schiavone. Questa riunione si sarebbe svolta dopo l’omicidio di Michele Orsi.

Altro passaggio importante è quello relativo ad un'altra osservazione che lo storicamente ciarliero Sergio Orsi aveva fatto durante la riunione quando aveva parlato, per rassicurare Benito Natale, dei tanti tentativi in atto per sbloccare i crediti di Flora Ambiente. A questi tentativi stava lavorando un noto avvocato civilista di Santa Maria Capua Vetere di cui però Benito Natale nell’interrogatorio del 2016 afferma di non ricordare il nome. Sempre Orsi gli avrebbe riferito che questo avvocato era molto amico di un giudice del tribunale civile, definito nell’ordinanza, “un tal Giovanni Onofrio di Capua”.

Naturalmente, bisognerà capire se quelle di Orsi sono state millanterie come spesso è capitato nella sua vita complessa, finalizzate ad evidenziare una sua capacità di potere anche all’interno delle istituzioni giudiziarie, oppure se, in questa circostanza, riferiva la verità.