DETTAGLIO ARTICOLO

LA DOMENICA DI DON GALEONE/ Il cristiano fra l'amore e la lotta

Siamo pieni di pregiudizi, siamo portati a giudicare, etichettare gli altri, ma noi abbiamo bisogno del prossimo * Quasi alla fine del tempo pasquale, è necessario chiedersi:


Siamo pieni di pregiudizi, siamo portati a giudicare, etichettare gli altri, ma noi abbiamo bisogno del prossimo * Quasi alla fine del tempo pasquale, è necessario chiedersi: cosa deve caratterizzare i discepoli di Gesù? La nota tipica del vero seguace di Cristo è l’amore, il cui preciso modello è Cristo: “Come io vi ho amati”. È un comandamento nuovo, cioè perfetto, ultimo, definitivo, secondo il linguaggio biblico. L’amore rappresenta la novità; l’odio fa invecchiare il mondo. L’amore è l’unica energia positiva; Dio è infinitamente creatore perché infinitamente ama. Anche noi: solo quando amiamo qualcuno o qualcosa siamo pieni di vita, di progetti, di iniziative. Quando due note musicali si amano formano un accordo, quando due colori si abbinano bene producono estetica, quando due si amano sprigionano scintille di vita. L’uomo, quindi, è stato creato capace di amare, incapace di bastare a se stesso; non si realizza in una splendida e aristocratica solitudine. Abbiamo bisogno di tanti altri, di un Altro, e questo appartiene alla struttura logica e ontologica dell’uomo; non è un lusso amare, ma è una necessità. Anche Dio ha bisogno di essere “tre” persone, di formare famiglia, per essere veramente Dio! Il diavolo vive nella solitudine, nell’egoismo, non ha bisogno di nessuno. È la vita più terribile! * Ma chi dobbiamo amare e come? Siamo pieni di tanti pregiudizi e paure che ci è quasi impossibile avvicinare qualcuno senza vedere in lui un probabile nemico. Siamo portati a inquadrare, etichettare, sapere in quanto e in che cosa sono uguali a noi o diversi. Siamo prigionieri di noi stessi, del nostro passato, delle nostre abitudini. Di istinto operiamo queste equazioni: diverso = inferiore = pericoloso = da eliminare. E quanti “diversi” abbiamo eliminati, solo perché diversi da noi! Il comando di Gesù è ancora una volta un invito alla libertà. Solo chi è libero può amare. Un invito a non avere paura: solo chi ha paura è incapace di amore. Essere cristiani significa confessare che l’amore è l’unico principio architettonico della storia. Non solo lo confessiamo, ma dentro la nostra situazione di peccato ci sforziamo di viverlo con piccoli e provvisori gesti di amore che costruiscono la silenziosa civiltà dell’amore. *  I cristiani oggi devono diventare  una minoranza lieta e contagiosa. Purtroppo non sempre sono stati i primi a raggiungere le barricate sulle quali si combatteva per la dignità dell’uomo, e perciò sono stati lentamente esclusi dalle università, dal mondo della scienza, dai movimenti operai. Se non leggeranno bene i segni della storia, resteranno tagliati fuori anche dal mondo delle donne e dei giovani. Sono stati troppo spesso avanguardie mancate, e hanno troppo spesso permesso che le acque vivificanti del Vangelo si trasformassero in palude verminosa. Benedetti coloro che sentono il richiamo delle novità evangeliche! I cristiani troppo spesso si sono attardati, riducendosi a fare da cariatidi alla città presente. Solo se avremo questa fede attiva, potremo collocarci dentro le inquietudini del nostro tempo, non per invocare la polizia e il suo disordine costituito, ma per fare emergere la voce di quanti non hanno voce, per mettere al centro di ogni progetto “l’uomo”. Un cordiale SHALOM ai miei cinque lettori. NB. Se vorrai contattarmi, la mail è