Cronaca Bianca

Cosentino, la Corte Costituzionale dà ragione al tribunale di S. Maria. Forzatura della Camera sul diniego all'uso delle intercettazioni

Articolata ed interessante decisione della Consulta, secondo la quale Montecitorio è andato al di là di quanto, sulla materia gli consente l'articolo 68, comma 3 della Costituzi


Articolata ed interessante decisione della Consulta, secondo la quale Montecitorio è andato al di là di quanto, sulla materia gli consente l'articolo 68, comma 3 della Costituzione   CASERTA - Non spettava alla Camera dei deputati negare, con deliberazione del 22 settembre 2010, l'autorizzazione, richiesta dal gip di Napoli, all'utilizzo di quarantasei intercettazioni telefoniche nei confronti dell'ex sottosegretario all'economia Nicola Cosentino. Lo spiega la Corte Costituzionale nella sentenza, depositata oggi, martedì, in cancelleria, con la quale e' stato annullato quel provvedimento passato alla Camera con 308 voti favorevoli e 285 contrari. Nella deliberazione parlamentare impugnata (dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha sollevato un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ndr) "la motivazione formulata dal gip - dicono i giudici della Consulta - per giustificare la necessita' di acquisire le intercettazioni non e' in alcun modo esaminata. Il diniego dell'autorizzazione e' fondato, infatti, oltre che sull'erronea premessa "di metodo", secondo cui l'articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003 rimetterebbe alla Camera di appartenenza la scelta del criterio di decisione, sui seguenti argomenti: che esisterebbe un 'nesso' con la precedente deliberazione, con la quale la Camera dei deputati aveva negato l'autorizzazione all'arresto del parlamentare, 'stretto a tal punto che sarebbe stato contraddittorio decidere diversamente'; che le intercettazioni in questione, riguardando conversazioni avvenute tra l'allora deputato Cosentino e altre persone tra il 2002 e il 2004, conterrebbero 'elementi ormai molto risalenti nel tempo e la cui idoneita' probatoria deve ritenersi in gran parte scemata'; che il contenuto delle intercettazioni 'non conferisce profili di novita' alle risultanze dell'esame che e' gia' stato svolto a proposito della richiesta di arresto'". E ancora, "che il dato emergente dalle intercettazioni 'non puo' ritenersi decisivo ai fini della colpevolezza"; che, conseguentemente, sarebbe evidente 'la fragilita' dell'impianto accusatorio'". Per la Consulta "i richiamati argomenti sono volti a negare, in modo assiomatico, rilievo decisivo al valore probatorio delle comunicazioni intercettate", ma "impropria sarebbe una pretesa di limitare l'autorizzazione solo alle prove cui sia attribuibile il carattere della "decisivita'", al cui concetto non puo' essere ridotto e circoscritto quello di "necessita'". Insomma, la deliberazione della Camera dei deputati risulta essere stata assunta sulla base di valutazioni che trascendono i limiti del sindacato previsto dall'art. 68, terzo comma, della Costituzione (CLICCA QUI PER LEGGERLO) e interferiscono con le attribuzioni che l'articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003 assegna in via esclusiva al giudice penale. Dunque la Camera non doveva sostituirsi al gip "nella valutazione circa la sussistenza, in concreto, di tale "necessita'", ma avrebbe dovuto valutare la coerenza tra la richiesta e l'impianto accusatorio e, in particolare, se l'addotta necessita' sia stata "motivata in termini di non implausibilita'". Il Parlamento non puo' riesaminare "dati processuali gia' valutati dall'autorita' giudiziaria", ma solo verificare "che la richiesta di autorizzazione sia coerente con l'impianto accusatorio e che non sia, dunque, pretestuosa". Per la Corte Costituzionale, dunque, la richiesta di autorizzazione all'uso di quelle 46 intercettazioni avanzata dal gip di Napoli, per evidenziare 'contatti e frequentazioni tra Cosentino e soggetti di cui e' stato accertato il contributo rilevante e consapevole prestati al clan del Casalesi e a sodalizi a questo collegati', "appare conforme ai principi e ai criteri enunciati".