Cronaca Bianca

L'EDITORIALE/ La Reggia di CASERTA, Buckingham Palace e i tagli delle risorse che da soli non spiegano il tracollo e lo sputtanamento mondiale

I dipendenti annunciano una clamorosa azione dimostrativa: chiuderanno i battenti per almeno un giorno. Ma qui la questione è complessa. Non si può pensare che sia solo un probl


I dipendenti annunciano una clamorosa azione dimostrativa: chiuderanno i battenti per almeno un giorno. Ma qui la questione è complessa. Non si può pensare che sia solo un problema di tagli. Qui c'è una sovrintendenza che negli ultimi anni è stata avulsa dalla sistema Caserta e si è limitata ad un tran tran quotidiano che ridotti i quattrini trasferiti ha portato allo sfascio, diversamente da quello che è capitato da altri monumenti nazionali.   CASERTA - La suggestiva idea espressa dal sindaco Del Gaudio ai microfoni di Radio24, la radio del Sole 24ore, di dotare la Reggia di Caserta di un corpo di guardia come quello che presidia Buckingham Palace, incontra una minuscola e insignificante difficoltà: quella guardia è lì perché la Gran Bretagna, a differenza dell'Italia, è ancora una monarchia. Dunque regina, re e discendenti abitano Buckingham Palace, orbene il folclore, la bellezza, di quelle divise che fanno impazzire i turisti e i loro smartphone fotografici, non hanno solo una funzione decorativa. Fanno la guardia, tanto è vero che si chiamano the Palace Guard. Possono intervenire. Ma la fanno perché in quel palazzo abita ancora oggi una delle corone più antiche del mondo. Al massimo Del Gaudio potrebbe chiedere qualche corazziere al Quirinale. Altri palazzi reali, sparsi sulla faccia della terra e che sono diventati dei monimenti  dato che dentro non risiede più alcuna testa coronata, non hanno una guardia armata o a cavallo. Ma è evidente che il primo cittadino volesse fare una comprensibile provocazione  visto tutto quello che è capitato negli ultimi tempi dalle parti della Reggia. Ma il problema della sicurezza non è l'unico probabilmente è solo la punta di un iceberg. Mentre a nostro avviso non è il problema principale neppure quello dei tagli inferti alla gestione del patrimonio culturale che hanno colpito anche la Reggia di Caserta. Dunque, su questo terreno, hanno torto, a nostro modesto avviso, sia il sindaco che la sovrintendente David, che, ieri, lunedì, casertace.net ha visto beccarsi senza intervenire dato che c'erano poche parole da spendere di fronte a quel dialogo fumoso. La serie di guai capitati ultimamente è solo apparentemente frutto di una carenza di risorse disponibili per garantire uno standard di servizi accettabili. Il problema esiste, per carità. Ma esiste anche per tanti altri monumenti italiani che pure, tra molte difficoltà, non accusano gli stessi problemi della Reggia e non vanno a finire in prima pagina sul Corriere della sera e sui giornali di mezzo mondo. Qui l'emergenza è ancora più acuta e la rende tale la specificità del caso-Caserta. Da anni andiamo dicendo che l'attuale sovrintendenza ha un profilo raffazzonato, demotivato e iper burocratizzato. Sembrano discorsi un po' campati in aria dentro un sistema amministrativo che dovrebbe far combaciare, con un'impostazione arcaicamente centralista, regole, procedimenti e risorse a tutela dei beni culturali che sulla carta dovrebbero rappresentare un supremo interesse nazionale. Ma in momenti di crisi la passione, l'entusiasmo, la volontà di non mollare, l'orgoglio per evitare brutte figure sono fattori, forse non razionali, che non puoi mettere dentro alle cifre fredde di un  piano economico, ma essenziali per colmare le lagune dei trasferimenti delle risorse. Nessuna di queste qualità si ritrova nell'azione della sovrintendente David. Il furto del parafulmine, il proiettile di gomma sparato contro uno studente della scuola umbra, sono solo, in apparenza, fatti casuali, non ascrivibili direttamente a un contesto di difficoltà strutturale. Non è così. Quando le magli si allargano, quando c'è lassismo a partire da chi dovrebbe amministrare il bene, la scarsa dotazione di risorse finanziare e umane viene attraversata da una sorta di moltiplicatore che ne depaupera ancora di più la consistenza, dunque non deve stupire se stamattina, a fronte di tutto questo bailamme, i dipendenti della Reggia minacciano di chiudere bottega, anzi annunciano un'azione dimostrativa in tal senso attraverso una nota del sindacalista Giovanni Letizia il quale, naturalmente, affronta la questione dall'angolo visuale tipico del sindacalista: "La colpa è delle risorse per la sicurezza, per l'igiene  per la sorveglianza che non ci sono." In un'accezione della spesa pubblica neutramente considerata rispetto ai problemi della sua qualificazione e del livello dell'efficienza con cui le risorse devono determinare prodotti e servizi. Naturalmente noi siamo d'accordo in parte con Letizia, ma non del tutto, per i motivi che  abbiamo spiegato nella prima parte dell'articolo. Ma è chiaro che lo stato confusionale in cui versa la governance della Reggia necessiterebbe di un intervento radicale da parte del Governo. Se a Roma un governo ci fosse e se non fossimo impelagati in una palude pericolosissima dato che la paralisi politica si innesta per la prima volta nella storia con una crisi economica epocale, senza precedenti. Gianluigi Guarino