Cronaca Bianca

Il Puc di CASTEL VOLTURNO, tra abusivismo e timori istituzionali, mentre il dialogo tra associazioni e commissari stenta a decollare

Partendo da Caserta, passando per Mondragone, nella cittadina rivierasca il discorso sembra essersi nuovamente arenato, anzi impaludato sulle controdeduzioni al piano   C


Partendo da Caserta, passando per Mondragone, nella cittadina rivierasca il discorso sembra essersi nuovamente arenato, anzi impaludato sulle controdeduzioni al piano   CASTEL VOLTURNO - Alcuni giorni fa spulciando tra le notizie e i documenti relativi al Puc di Caserta, e collaborando alla stesura con il mio direttore dell'editoriale sullo stato attuale della programmazione urbanistica del Comune capoluogo, mi sono ricordato che anche nel comune senza Prg di Castel Volturno sussiste la questione Puc, il quale, a sua volta, sarebbe stato approvato, ma non ancora adottato, in quanto il tutto si è arenato sulla vicenda delle controdeduzioni proposte al piano. In passato abbiamo già scritto più volte su questo argomento. Oggi abbiamo deciso di ritornarci, in quanto abbiamo compreso che con l'approvazione  del Piano Territoriale di Coordinamento della provincia di Caserta (uno strumento sovraordinato di regolamentazione con il quale sono stati concessi ai comuni di questa provincia 18 mesi di tempo per dotarsi e per approvare i nuovi Puc, pena la decadenza, anzi la demolizione totale dei raffazzonati, datati e, ormai, inservibili strumenti vigenti), anche la città di Castel Volturno, come quella di Mondragone, non solo devono dotarsi di questo strumento urbanistico aggiornato, ma devono realmente avere le carte in regola per delineare, appunto un indirizzo urbanistico territoriale. In poche parole se entro il mese di febbraio del prossimo anno, dunque entro 11 mesi, i comuni non avranno approvato i piani urbanistici comunali, le città correrebbero il rischio di diventare delle mastodontiche zone bianche, una terra di nessuno, in cui tra inedificabilità e caos totale non si saprà più che pesci prendere in tale comparto. Castel Volturno si gioca una partita importante, con un piede in avanti e l'altro indietro, in quanto anche se il regolamento sul Puc è stato adottato, non si sa quando il tutto sarà definito. Sulla questione, dopo il tavolo tecnico attivato tra la cordata di tecnici di Castel Volturno e il commissario prefettizio, non si è saputo più nulla. A questo punto, guarda caso, fra un anno se tutto andrà bene, Castel Volturno tornerà alle urne, ma nel contempo i termini per il Puc si  ridurranno all'osso. Viste le forti contrizioni territoriali sulla questione porto, sulla definizione della questione delle cave laghetti, sugli indici di edificabilità proposti nel piano, sulla destinazione d'uso complementare di alcuni suoli, piuttosto che altri, cosa realmente bolle in pentola? Sui cartelloni dei manifestanti delle associazioni che sono scesi in piazza ultimamente veniva rilanciata anche la questione del Puc, assieme a quella di tanti altri problemi del territorio. Come mai ancora oggi, i rapporti tra commissari prefettizi e delegazioni cittadine si sono per così dire raffreddati? Varie possono essere le risposte: 1) L'ente comune non riesce a dare più risposte tecniche su una questione "endemica" per il territorio sul fronte Puc, in considerazione del fatto che la realtà cittadina castellana è caratterizzata da 40 anni di abusivismo edilizio; 2 ) i commissari prefettizi non hanno alcuna intenzione di concedere un indirizzo politico al futuro del territorio, in quanto non è nelle loro competenze; 3) c'è il rischio che nell'inciucio politico post scioglimento del consiglio comunale, prima per sfiducia al sindaco e poi per infiltrazioni camorristiche della stessa Assise; nelle contraddizioni risibili e visibili delle associazioni cittadine e delle delegazioni trattanti, possono intrecciarsi interessi extraterritoriali e storiche lobbies di potere che hanno condizionato la gestione politica del territorio. Quindi le istituzioni intendono vederci chiaro fino in fondo, correndo tutti i rischi possibili, anche quelli di tipo burocratico. Massimiliano Ive