Cronaca Nera

LE CLAMOROSE RIVELAZIONI DI ANNA AVERSANO: 'Davanti alla porta del pm Maresca un poliziotto di Pisani mi disse di tacere sulla collaborazione data da me e da mio marito alla cattura di Michele Zagaria'

Nelle foto da sinistra Michele Zagaria e Vittorio Pisani

Lo leggete nel penultimo stralcio (domani l'ultimo) di un interrogatorio depositato negli atti del processo Medea. UNA NOSTRA BREVE RIFLESSIONE


 

CASAPESENNA (g.g.) – Brevissimo articolo preceduto da ancor più breve premessa: all’interno di uno Stato di diritto, è capitato e capiterà sempre che vengano usati mezzi non precisamente ortodossi per raggiungere nobilissimi scopi, direttamente riguardanti il bene comune. Se questa regola non scritta non esistesse, non esisterebbe neppure la sezione “Affari interni” dei servizi segreti interni, cioè quegli operatori dello Stato che, per usare un’espressione molto in voga a 24 ore dalla messa in onda, da parte di Rai uno dell’attesa fiction sulla cattura di Michele Zagaria, intitolata proprio così, sotto copertura, si muovono per realizzare questi obiettivi.

Per non far diventare il discorso troppo complesso, diciamo che, affinché lo Stato non disperda, non rinunci completamente, in questi frangenti di straordinaria importanza, a quella che dovrebbe essere la relazione inscindibile con il diritto, si creano delle catene di comando, che poi convergono verso un potere centrale, formalmente e sostanzialmente pubblico, che diventa garante anche di quel lavoro compiuto sotto copertura. Dentro a questo sistema non dovrebbe mai accadere che la Magistratura inquirente, terzo potere indipendente dello Stato, non venga tenuta al corrente di ciò che altri servitori dello Stato, come possono essere un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, svolgono per realizzare obiettivi legati alla sicurezza e alla tutela dello Stato di diritto, che, a completamento di una catena istituzionale, garantita dalla Costituzione e non dalla legge di Pulcinella, ha nella magistratura il tutore massimo. La premessa serve perché noi, da un lato dobbiamo dire grazie a poliziotti come Vittorio Pisani, come Renato Roberto, cioè a quei servitori dello Stato della Squadra mobile di Napoli, che, in dodici mesi, catturarono sia Antonio Iovine che Michele Zagaria. Dobbiamo ringraziarli riconoscendo che, che, per ottenere questi obiettivi, era accettabile anche il ricorso a metodi non del tutto in linea con la correttezza formale delle procedure giuridiche.

Dall’altro lato, però, questa storia dell’arresto di Michele Zagaria, delle modalità adottate per realizzarlo, lascia un sapore sgradevole. Non piace, infatti, che un poliziotto, davanti alla porta di un valorosissimo magistrato della Dda, quel Catello Maresca che con il pool di Pisani ha lavorato durissimamente, per anni, dica alla signora Anna Aversano, protagonista principale, insieme all’allora marito Generoso Restina, della cattura di Michele Zagaria, di non dire a Maresca, il quale l’attendeva per definire il programma di protezione, attribuitole in quanto divenuta collaboratore di giustizia, dell’apporto decisivo fornito tre anni prima per la cattura di Michele Zagaria. Per due volte quel poliziotto, al cospetto di un’Anna Aversano stupita per quelle reiterate richieste di riservatezza, dice che si tratta di particolari irrilevanti. Ovviamente un’argomentazione, questa, che non convince, visto e considerato che se quel racconto era irrilevante, non si capisce perché dovesse essere tenuto segreto a Catello Maresca e, soprattutto, perché Catello Maresca, almeno solo lui, che alla caccia di Zagaria aveva dedicato tempo e passione, speculari rispetto a quelle profuse da  Vittorio Pisani e dai suoi poliziotti, non conoscesse le modalità reali con cui Pisani era arrivato al covo-bunker di via Mascagni.