Cronaca Bianca

Paternosto, Raf Marzano, il Risiko delle poltrone della Sanità e l'alta scuola in "cazzimologia"

Al di là delle indiscrezioni e dei rumors, l'unica poltrona apicale che potrebbe liberarsi è quella dell'ospedale di Caserta, se Bottino andasse al Cardarelli, dove prosegue il


Al di là delle indiscrezioni e dei rumors, l'unica poltrona apicale che potrebbe liberarsi è quella dell'ospedale di Caserta, se Bottino andasse al Cardarelli, dove prosegue il braccio di ferro tra la Regione e il direttore Granata. Sul fronte Asl, Menduni se ne sta, placido, in Kenya.   CASERTA - Il Risiko della Sanità locale vive, oggi, soprattutto nelle ambizioni spesso smodate di chi ha pensato bene di impostare la propria esistenza, non sulla qualità della sua formazione professionale e della testimonianza, conseguente a questa formazione, ma su una dotta esperienza in "cazzimmologia", suprema disciplina della mente e dello spirito che in un contesto come il nostro, quello del profondo Sud, è una garanzia per costruire carriere e posizioni economiche da veri nababbi. La premessa è d'obbligo e serve a comprendere perchè, in questi giorni si parla molto di poltrone all'interno dell'azienda ospedaliera di Caserta e dell'Asl. Se ne parla non perchè siamo alla vigilia di una obbligatoria fase di nomine o di rinomine, ma perchè il sistema fibrilla in funzione degli atti e delle opere di persone che vogliono conquistare poltrone, posti al sole, super stipendi, potere o vogliono aumentare quello che già esprimono. Inutile dire che il professore di tutta quanta questa dinamica materia si chiama Diego Paternosto, un vero virtuoso della capriola politica, sempre puntualmente riuscita, nel senso che con il centrodestra e Gigi Falco diventò primario. Con il centrosinistra e De Franciscis diventò direttore sanitario per la prima volta, col centrodestra di Paolo Romano e Stefano Caldoro è diventato direttore sanitario per la seconda volta. Chiaramente non gli basta: ora aspira alla direzione generale dell'Asl. Siccome è scaltro, sa bene che questo è il momento migliore per attivare Paolo Romano, il quale ha bisogno di rafforzarsi in vista delle elezioni europee. Ma cosa può muoversi nella Sanità casertana, veramente? Oggi, martedì, nulla, anche perchè si aspetta che a Napoli, in Regione, venga nominato il nuovo coordinatore di dipartimento. Albino D'Ascoli lascerà il suo incarico. Lo dovrebbe lasciare per come male ha amministrato il settore in questi anni. Lo dovrebbe lasciare per quello che Casertace ha scritto nei mesi scorsi su come ha gestito determinate cose. In realtà lascerà per beccare la pensione da super mandarino e magari andarsene a fare il manager di qualche azienda ospedaliera napoletana. Per la sua successione si fanno i nomi della cattolicissima funzionaria Romano, già segretaria particolare dell'assessora alla Sanità Teresa Aramto ai tempi dell'ultima giunta Bassolino. L'altro nome in ballo è quello di un altro dirigente della Regione, cioè quello del responsabile di tutti i 118, Pizzuti. Mentre molte meno possibilità le vanterebbe un'avvocatessa originaria di Casal di Principe, ma trapiantata a Napoli, fortemente inserita nel sistema Caldoro. Fatta questa nomina, rimarrà sul terreno la patata bollente del Cardarelli, dove è ormai in atto un braccio di ferro tra la Regione Campania che ha dato il foglio di via al direttore generale Granata, accusandolo di cattiva gestione e lo stesso Granata, il quale dopo qualche giorno di silenzio ha reagito formalizzando una lettera di controdeduzioni indirizzata alla commissione della Regione Campania che ha competenza sui controlli alla spesa sanitaria di ogni Asl e azienda ospedaliera. Che c'entra Granata con Caserta? C'entra, perchè è l'unica tessera che traballa formalmente nel mosaico delle poltrone. Se dovesse saltare Granata, l'antica e manifestata ambizione di Francesco Bottino di concludere la sua carriera di manager proprio al Cardarelli, potrebbe trovare realizzazione. E non è vero che esiste un ostacolo legato all'età di Bottino, il quale ha varcato quota 70. Non è vero perchè il Governo Monti che è ancora in carica ha rimosso l'unico vincolo che effettivamente riduceva la gerontocratizzazione della Sanità campana. Non esiste più, infatti, il limite dei 65 anni. In pratica puoi essere nominato direttore generale anche se hai l'età di Matusalemme. E se si muove Bottino si aprirebbe la lotta alla successione. Diego Paternosto punta alla direzione generale dell'Asl, ma al momento, a carico di Menduni non c'è alcun addebito da parte della Regione. In pratica, Menduni, che non a caso in questi giorni si gode la sua rituale settimana di vacanza in Kenya, non sta vivendo una situazione simile a quella di Granata. L'unica possibilità, dunque allo stato possibile, perchè la poltrona di direttore generale dell'Asl si liberi, è rappresentata da una scelta diretta dello stesso Menduni di rassegnare le dimissioni. E, allo stato non si hanno notizie che portino a questa soluzione. Dunque, l'unica postazione possibile e alla portata, potrebbe essere quella di Bottino. Paternosto, spalleggiato da Paolo Romano, vista l'impossibilità materiale di scalare la vetta dell'Asl, punterebbe a quella dell'ospedale. Ma ci punta anche il caivanese trapiantato a Caserta, Raffaele Marzano che può vantare, oltre ad un buon curriculum professionale, su solidi rapporti con il senatore del Pdl Calabrò, anche per la loro comune appartenenza alla potente prelatura dell'Opus Dei. Gianluigi Guarino