Cronaca Nera

Agg. 19.15 - IL PROCESSO A COSENTINO / Il pentito Diana – Walterino mi disse: non appoggiatelo, noi sosteniamo Marcello Schiavone. Ma Alfonso Diana...

Cinque ore è durato l'esame da parte del pm, di questo importante testimone, che ha parlato anche della candidatura alle elezioni comunali di Gianfranco Corvino in appoggio a Nat


Cinque ore è durato l'esame da parte del pm, di questo importante testimone, che ha parlato anche della candidatura alle elezioni comunali di Gianfranco Corvino in appoggio a Natale, sindaco non malleabile che poi fu fatto cadere. Il pm Milita contesta le dichiarazioni dell'imputato Alfonso Diana e lui replica: 'Col tempo ho iniziato a ricordare'   Aggiornamento - 19.15 - Oltre al cosiddetto verdetto contrario, giunto stamane, lunedì sull'istanza di scarcerazione di Nicola Cosentino e alle esternazioni di Luigi Diana, il giudice Guglielmo del tribunale sammaritano ha ascoltato in videoconferenza, anche Alfonso Diana (in qualita' di imputato in procedimento connesso): ''La famiglia Schiavone appoggiava alle elezioni Nicola Cosentino tramite Peppe Russo o' padrino, che era sposato con una sorella del politico. Me lo disse Aniello Bidognetti, erano gli anni 1994-1995''. Diana, rispondendo alla domande del pm della Dda di Napoli Alessandro Milita, ha confermato, poi di ''aver chiesto ai miei familiari di votare per le persone indicate dal clan, ovvero Cosentino e Cipriano Chianese, quest'ultimo sostenuto dai Bidognetti''; parole che lo stesso pm ha contestato visto che nel 2011 Diana aveva affermato di non essersi ''occupato di nessuna campagna elettorale''. ''Col tempo ho iniziato a ricordare'', ha risposto il pentito.   SANTA MARIA CAPUA VETERE - Cinque ore, quasi un record per l'esame, cioè per l'interrogatorio, fatto dal pubblico ministero della Dda al pentito Luigi Diana, il quale ha cominciato a parlare in teleconferenza alle 10.30 di stamattina, lunedì, completando la risposta alle domande del Pm alle 15.30, cioè circa un quarto d'ora fa. Luigi Diana è stato un personaggio importante della camorra del clan dei Casalesi. Bidognettiano, poi scissionista, poi pentito. Sempre con un ruolo di boss di prima fascia, un primo riferimento strategico e militare per i capi. Stamattina, ha risposto alle domande anche relativamente alle scelte politiche che il gruppo bidognettiano, di cui faceva parte, ha operato all'inizio degli anni 90. Interessante, soprattutto il passaggio della forte discussione che Diana ebbe con Walter Schiavone. D'altronde, Bidognetti e Schiavone, quando non hanno litigato, al massimo sono stati costretti a stare insieme. Non si sono mai granchè sopportati e quando potevano farsi qualche dispettuccio, non si tiravano certo indietro. E fu così che Walterino Schiavone si arrabbiò di brutto, secondo il racconto reso in aula da Luigi Diana, avendo saputo che quest'ultimo aveva incontrato, in un bar di Casal di Principe, Antonino Cosentino, cioè uno dei fratelli di Nicola Cosentino. Walterino si convinse che i due avessero preso degli accordi elettorali, relativamente alle elezioni provinciali, che si sarebbero tenute di lì a poco e in cui Nicola Cosentino era candidato col partito social democratico. Gli Schiavone, al contrario appoggiavano pienamente un candidato di famiglia e cioè Marcello Schiavone. Altro capitolo sulle posizioni distinte, se non distanti, tra Bidognetti e Schiavone è quello relativo alla tornata delle elezioni comunali che sancirono la vittoria di Renato Natale. In quella occasione, il gruppo Schiavone appoggiava spada tratta Scalzone, mentre i bidognettiani, ma soprattutto il gruppo di Luigi Diana riuscì a fare inserire un loro uomo, precisamente Gianfranco Corvino, all'interno di una delle liste in appoggio a Natale. Ma Natale, non si dimostrò, secondo il racconto di Luigi Diana un sindaco malleabile rispetto alle necessità della camorra e questo la famiglia Schiavone l'avrebbe fatto notare a Luigi Diana e ai suoi, rinfacciandogli il loro appoggio a Gianfranco Corvino e a Renato Natale, il quale, da quel momento in poi avrebbe ricevuto diverse intimidazioni, a partire da quella dei due quintali di letame fattigli trovare nei pressi del Comune. Fatto sta che, molto presto, Gianfranco Corvino si dissociò dall'amministrazione ed insieme ad altri determinò la caduta di Natale.