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CASERTA la Storia e le storie/ Elezioni e brogli, quando mamma DC cancellò con un colpo di spugna il ricorso di Giandomenico Magliano

Era il 1987 , stava per partire l'epoca CAF e il marcianisano era risultato il secondo tra i non eletti nella circoscrizione di Napoli e Caserta.  Lui aveva portato due valige


Era il 1987 , stava per partire l'epoca CAF e il marcianisano era risultato il secondo tra i non eletti nella circoscrizione di Napoli e Caserta.  Lui aveva portato due valige di verbali taroccati, ma la commissione sentenziò: nei 5 mila seggi solo un diffuso disordine.    Nel giugno del 1987 vi furono le elezioni politiche, le vinse la democrazia cristiana e non si verificò  il temuto sorpasso del Partito Comunista sull’onda dell’emozione dovuta alla prematura scomparsa di Enrico Berlinguer. Eppure in Campania ci fu  quello che venne considerato il più grave scandalo elettorale dai tempi di Giovanni Giolitti in poi. Erano in discussione i risultati dell’intera circoscrizione Napoli- Caserta: 2 milioni e duecentomila votanti. 42 deputati tra cui i più noti erano: Silvio  Gava, Cirino Pomicino, Scotti, Bettino Craxi, e l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il problema dei brogli non riguardava  solo la sezione di Marcianise, dove misteriosi personaggi si fecero consegnare da un usciere della prefettura 35.000 schede elettorali per bruciarle,  (Usciere testimone che mori di infarto appena dieci giorni dopo il fatto) ma tutta la circoscrizione. A far scoppiare il caso fu  il dottor Giandomenico Magliano, diplomatico del ministero degli Esteri e secondo dei non eletti nella lista DC di Marcianise, che con le  sue prove  fece sobbalzare dalla sedia i membri della Giunta delle elezioni della Camera. Magliano depositò una  pesante valigia sul tavolo di Montecitorio con  le  fotocopie dei verbali, di schede che riguardavano seggi di tutta la circoscrizione e che non lasciavano dubbi a nessuno. “Ho un altro metro cubo di documenti a casa- affermò  Magliano - •Ci sono chiaramente cancellazioni, abrasioni, adulterazioni. Totali cambiati con penne diverse.” Il  dato più sconvolgente e  che a Caserta non c’era  stato neanche un voto nullo e una scheda bianca. A presiedere la commissione delle elezioni era il presidente della Giunta, il missino Enzo Trantino. Che si disse convinto che le schede nulle e bianche erano  state riempite dagli scrutatori. Il  vicepresidente, il democristiano Bruno Stegagnini confermò: “Abbiamo visto cose turpi, cose vergognose. E' impressionante.” I  membri della Giunta apparivano scossi per la portata dello scandalo.  Si trovavano di fronte ai problemi da risolvere che sembrano,  irrisolvibili. I  brogli erano talmente generalizzati in buona parte della circoscrizione, che non c’era alcun dubbio e bisognava sciogliere il dilemma:   “Se la volontà degli elettori fu dolosamente falsificata, come era possibile convalidare l'elezione dei 42 deputati?” Comunque la convalida dell’elezione non ci fu a breve benchè  gli eletti operavano correntemente alla Camera dei deputati Anche se Trantino sosteneva:  “Per ora non abbiamo convalidato nessuno sono tutti subjudice. Il problema è che se accertiamo che le cose sono vere, ed è difficile che non siano vere dato che abbiamo visto con i nostri occhi le correzioni e le cifre falsificate, è chiaro che saranno corrette le graduatorie degli eletti e ci saranno terremoti.” I  fatti di Napoli-Caserta dettero  un duro colpo alla credibilità del  sistema democratico. Il problema dei brogli era stato  per troppo tempo sottovalutato e il fenomeno tollerato in modo irresponsabile. Nella circoscrizione di  Napoli-Caserta i  membri della Giunta per il regolamento avevano rilevato  che in una sezione erano stati attribuiti 150 voti ad una lista ma un candidato aveva preso 230 voti di preferenza, 80 più della sua lista. Era evidente che al numero reale (23) era stato aggiunto uno zero. Come andò a finire ? Tutto fu cancellato con un colpo di spugna Nei 5.081 seggi, tra le schede dei due milioni e 800 mila elettori del collegio Napoli-Caserta nelle elezioni politiche del 1987 si sentenziò che ci fu soltanto un diffuso disordine. E ogni responsabilità andava  attribuita alla scarsa professionalità dei componenti dei singoli seggi. Ignoranza e inefficienza, dunque, e non una intenzionale copertura di irregolarità. Con una relazione di sedici pagine Nicola Quarta, democristiano, scrisse  la parola fine all' inchiesta, in contrapposizione alla tesi che il missino presidente Enzo Trantino, che  aveva  definito il risultato di Napoli: il miracolo di San Gennaro. Il Verde Giancarlo Salvoldi, si  dimise dopo la bocciatura della sua proposta di annullare le elezioni in 123 sezioni del collegio. Dalla revisione successiva delle schede alla  Dc furono tolti  3.559 voti, al Psi 1.751, al  Pci 1.739. Giorgio Napolitano assottigliò  le sue preferenze di 354 voti, Giovanni Russo Spena di 6, Francesco Rutelli di 31, Antonio Gava di 929, Paolo Cirino Pomicino di 387, Vincenzo Scotti di 337, Alfredo Vito (mister centomila preferenze) di 543.   Manero