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Caserta, la Storia e le Storie/ Quando in città arrivò la luce elettrica.. Ma anche allora si rubava

La rubrica, che Mauro Nemesio Rossi, conduce da qualche giorno su Casertace, ci racconta, oggi, quella giornata del 1926, quando in piazza Mercato fu inaugurata la cabina elettric


La rubrica, che Mauro Nemesio Rossi, conduce da qualche giorno su Casertace, ci racconta, oggi, quella giornata del 1926, quando in piazza Mercato fu inaugurata la cabina elettrica che illuminò la città. Una inaugurazione preceduta dalla rimozione, da parte del segretario nazionale del Partito Fascista, di tutta la classe dirigente locale, che rubava a piene mascelle. Riflettendo sulla cronaca locale di questi giorni, Pio Del Gaudio, credo, passerà alla storia come  quello che ha messo più “palle” negli incroci cittadini esaltando  gli sport che hanno dato lustro alla città. Per il passato, i sindaci venivano ricordati  per le opere di grande valore sociale che servivano a  rendere confortevole e vivibile la città, siamo convinti che anche dare lustro allo sport è un merito. Tappe  storiche ed importanti per una comunità che ieri come oggi rimane conservatrice  al massimo e non riesce a liberarsi da un provincialismo neanche dopo le catarsi e acquisire la carica necessaria per ritrovare la risalita. Nel 1926 l’illuminazione elettrica doveva essere per l’epoca un evento  che le faceva fare un salto in avanti alla città di ben vent’anni. L’elettricità aveva da molti anni sostituito le vecchie lampade ad acetilene in moltissime località italiane. Era Mercoledì 21 aprile festa del lavoro e dei “Natali di Roma” quando si portò a compimento il progetto  voluto dall’ex commissario prefettizio al comune di Caserta cav. uff. dott. Gaetano De Blasio. Si inaugurava la prima cabina di trasformazione elettrica in piazza Mercato che avrebbe dato luce alle strade principali. Fu il vescovo Mons. Gabriele Natale Moriondo a benedire l’impianto. Successivamente un  corteo di autorità si spostò alla Via Cesare Battisti sede della Società Elettrica della Campania per i festeggiamenti di rito. Non era un bel periodo per la stabilità politica ed amministrativa di Caserta, beghe interne diffidenza tra gli uomini che avrebbero dovuto garantire la governabilità, facevano si che i prefetti dell’epoca fossero continuamente alle prese con denunzie e lettere anonime che accusavano di nepotismo e di illeciti i vari esponenti politici. A fare gli onori di casa Nicola Valery, ingegnere capo della Società Elettrica della Campania  un tecnico che era molto amato dai suoi dipendenti, ma che per ironia della sorte quando fu trasferito a Napoli fu ucciso da una coltellata proprio da un operario che fu licenziato. Ma questa è una storia di cronaca nera che racconteremo prossimamente. In  via Cesare Battisti ci fu festa grande. Furono distribuiti ponci, dolci e liquori, squisitissimi a profusione e champagne. Erano convenute tutte le Autorità, Civili, Militari, Tecniche ed Ecclesiastiche  fra le quali: il prefetto gr. uff. Bonaventura Graziani, 1'avv. Bergamaschi, l'ing. Adelchi Mancusi, il colonnello Labrano, i consoli della milizia Simeoni ed Argentino, il comm. ing. Cuomo col gr. uff. Crispo, i Sindaci dei Comuni vicini, innumerevoli cittadini con signore e signorine. Tra tutti reverenziatissmo l’on. Barone Gian Alberto Blanc era a Caserta  dal 30 agosto del 1925 perché imposto dal segretario del partito nazionale fascista Roberto Farinacci come commissario per sistemare  le varie diatribe e scandali che avevano caratterizzato le vicende del partito di Mussolini in Terra di lavoro: ammanchi economici nella gestione, tessere fasulle e guai  vari. Nulla di nuovo sotto al sole rispetto a quello che succede, ancora oggi, in Terra di Lavoro. L' ing. Nicola Valery lesse le adesioni di S. E. Achille Visocchi, ministro dell’agricoltura latifondisita dell’attuale basso Lazio,  dell'on. Paolo Greco nolano, dell' ex commissario prefettizio cav. uff. dott. Gaetano De Blasio  di Sindaci e di altre notabilità. La cronaca dell’epoca scriveva: “Pronunziarono eloquenti discorsi il presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Elettrica della Campania, gr. uff. Eduardo Marino, ed il commissario prefettizio comm. dott. Michele Chiaromonte, i quali conclusero, applauditissimi, inneggiando al Re e al Duce. Poscia, ad un ordine del comm. Chiaromonte, fu inaugurato il servizio della pubblica illuminazione elettrica, fra il giubilo di tutta la popolazione. La bella festa di civiltà e progresso non poteva riuscire più sfarzosa, e ne va data lode, oltre che a tutto il Personale della benemerita Società Elettrica della Campania, specialmente al suo direttore ing. Stefano Brun.” A latere va ricordato che la società Elettrica della Campania consegnò  al commissario prefettizio di Caserta la somma di 2000 lire affinché si intestasse un letto  negli erigenti padiglioni della Colonia Marina in Elena. Elena era un comune vicino Gaeta allora in provincia di Terra di Lavoro, nato  nel 1897 da una frazione: Borgo di Gaeta. Il nome di Elena  voleva onorare la principessa del Montenegro e poi regina d'Italia.  La nascita del nuovo comune fu voluta dalle amministrazioni liberali di quei tempi e ciò comportò solo divisioni e spaccature, litigi tra le due amministrazioni sui confini territoriali ma ci pensò il fascismo a riunificare il quartiere Sant'Erasmo (la Gaeta storica) al Borgo di Gaeta e ciò successe il 17 febbraio del 1927 (R.D. Legge n. 215) col quale appunto veniva soppresso il comune di Elena. Manero