Cronaca Nera

Accusati di aver truffato la Coca Cola di MARCIANISE, dal pm stangata per i quattro imputati

Martedì, la requisitoria di Luciana Crisci. Il danno subito dall'azienda, che si è costituita parte civile con l'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo, ammonta a più di un milione


Martedì, la requisitoria di Luciana Crisci. Il danno subito dall'azienda, che si è costituita parte civile con l'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo, ammonta a più di un milione di euro   MARCIANISE - Megatruffa di oltre un milione di  euro ai danni di una ditta di vendita all'ingrosso di bibite e acqua minerale, la Colella Raffaele di Marcianise. In cinque sotto processo. L'altro ieri, martedì, la parola al Pubblico Ministero che, dinanzi al Giudice del Tribunale Penale di Caserta, dove si sta svolgendo il processo, la dott.ssa Luciana Crisci,  ha chiesto delle severe condanne per gli imputati coinvolti in questa vicenda che risale a circa otto anni fa:  precisamente sono stati chiesti due anni di carcere per Antonio Porcaro;  un anno e sei mesi di carcere per gli altri imputati ovvero per Marco Franco Fiorillo, per Maurizio Zito e per Giovanni Ruggiero. Secondo la tesi del Pubblico Ministero, cui si è associato il difensore della parte civile che rappresentava gli interessi di Colella Raffaele, l'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo,  Antonio Porcaro, dopo di aver carpita la fiducia e la buona fede  dei fratelli Raffele e Antonio Colella, li avrebbe raggirati, con l'aiuto degli altri imputati, suoi complici e concorrenti nel reato, costituendo delle società squisitamente cartolari, le cosiddette scatole cinesi acquistando degli enormi quantitativi di merce da Colella, in particolare Coca Cola ed altre bibite, attraverso società inesistenti ed intestate a dei meri prestanomi. Successivamente dopo che la vittima della ingegnosa truffa fatturava a queste società ( che ignorava essere fittizie) la merce veniva smistata presso altri depositi e poi rivenduta all'insaputa della ditta Colella che non veniva pagata e gli assegni che venivano dati in consegna venivano richiamati. Nella prossima udienza la parola alla difesa e poi la sentenza.