Cronaca Bianca

CASERTA. Il presidente dell'Anac Raffaele Cantone all'Università 'Luigi Vanvitelli': 'L'arma per combattere la corruzione è la trasparenza'

Questa mattina, lunedì, nell'ambito della presentazione del libro, scritto insieme a Francesco Caringella,


CASERTA - Una rivoluzione culturale, che ottenga come risultato un radicale cambiamento di mentalità.
E' di questo che, secondo Raffaele Cantone, necessita la società italiana: che ogni singolo cittadino conduca una battaglia culturale per combattere la corruzione e, prima ancora, l'attitudine alla corruzione.


Il presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione ha presenziato, questa mattina, all'incontro pubblico svoltosi nell'Aula Liccardo dell'Università degli Studi "Luigi Vanvitelli" in occasione della presentazione della sua ultima opera letteraria, scritta con Francesco Caringella e intitolata "La corruzione spuzza".


"E' importante imparare a riconoscere gli effetti della corruzione sulla vita quotidiana - ha esordito Cantone - perchè, contrariamente a quello che molti credono, tali effetti influenzano la vita di tutti, nessuno escluso".


"Non sono d'accordo con chi parla di cambiamento culturale riferendosi alle proverbiali calende greche - ha continuato - Fino a quindici, forse dieci anni fa, si faceva fatica a parlare di camorra, soprattutto in un contesto come quello in cui ci troviamo oggi, qui all'università. Invece la prima operazione culturale è già riuscita: quella di associare la camorra al male".


Raffaele Cantone ha esplicato, con parole semplici e dirette, qual è l'argine vero alla corruzione: la trasparenza.
Rendere chiari e consultabili tutti i passaggi amministrativi, di qualsiasi procedura pubblica si tratti; ha poi esortato gli studenti e tutti gli altri intervenuti ad esercitare il diritto, che è allo stesso tempo un dovere civico, di accedere agli atti dei procedimenti: qualunque cittadino può e deve esercitare il controllo chiedendo di consultare la documentazione pubblica.


"Si tratta dell'accesso civico generalizzato - ha spiegato Cantone - la trasparenza è il vero grande antidoto alla corruzione. Al momento ottenere gli atti pubblici è difficile, è vero, ma non c'è altro modo per arginare i fenomeni corruttivi e, altrettanto importante, tutto il chiacchiericcio che si fa intorno a questi. Pensare di nascondere una microspia in ogni ufficio tecnico è irrealistico e non servirebbe a molto, bisogna che i cittadini capiscano che devono essere loro ad esercitare il controllo sulla regolarità delle procedure. Nelle democrazie evolute funziona così".


A tal proposito, il presidente dell'Anac ha raccontato un aneddoto esemplificativo: in occasione di una visita ufficiale, il ministro della Funzione Pubblica della Svezia (che ricordiamo essere, ormai da anni, tra i primi tre paesi nella classifica per il minor tasso di corruzione) lo ha "interrogato", con tanto di taccuino per prendere appunti, per capire come comportarsi per gestire l'emergenza profughi in Svezia. Per il principio di reciprocità, allora, il presidente Cantone gli ha chiesto scherzosamente quale fosse la ricetta per salire al primo posto di quella classifica (nella quale l'Italia - pur avendo guadagnato 9 posizioni nell'ultimo biennio, dal 69esimo al 60esimo posto - è terzultima in Europa): "Essere trasparenti al 100%, convincere i cittadini della necessità di essere attenti", la risposta del ministro svedese.

Un altro passaggio interessante dell'intervento di Cantone, infine, è stato quello relativo alla diffusa sfiducia negli italiani nelle istituzioni: "Esiste uno studio empirico, che viene definito della corruzione percepita, che consiste nel chiedere ai cittadini quale sia il tasso di corruzione di cui hanno percezione, appunto. Non si tratta di un metodo scientifico di analisi, perchè molto dipende dal contesto sociale e dal livello culturale delle persone a cui si pone la domanda, ma è un sistema che evidenzia la comune sfiducia dei cittadini nelle istituzioni".


"E' chiaro che quando non si crede nell'efficacia delle istituzioni si ricorre all'utilizzo di mezzi alternativi, nella migliore delle ipotesi allo strumento della raccomandazione. Quando entriamo in un ufficio pubblico, invece, dobbiamo smetterla di chiederci se conosciamo qualcuno che possa facilitarci e domandarci piuttosto quali siano le regole da rispettare. Bisogna condurre una battaglia culturale".

 

 

Maria Concetta Varletta