Cronaca Bianca

CUB/ Doccia fredda: lunedì niente stipendi. Ora basta, via con gli ambiti oppure finisce male

La migrazione individuale dei comuni non decolla. D'altronde, a tanti conviene continuare a mettere il netto nella busta paga degli operatori ecologici, allungando i tempi di un i


La migrazione individuale dei comuni non decolla. D'altronde, a tanti conviene continuare a mettere il netto nella busta paga degli operatori ecologici, allungando i tempi di un incredibile e illegale abbattimento di fatto del cuneo fiscale. Intanto, il ricorso al Tar dell'Isi, bloccherà almeno per qualche giorno i 4 milioni di euro del vecchio credito del Ce4 nei confronti della protezione civile.   Caserta - Situazione esplosiva.  L'avremo scritto mille volte. E ogni volta abbiamo ritenuto che questa affermazione fosse la reale fotografia di un quadro talmente degenerato e compromesso da non poter vedere di peggio. Ieri sera, quando Casertace ha dato la notizia funerea del ricorso al Tar della società finanziaria, creditrice nei confronti della protezione civile, siamo stati inondati da telefonate e messaggi disperati e disperanti di diversi dipendenti del Consorzio Unico di Bacino dei rifiuti, i quali erano convinti che lunedì, 4 febbraio, al massimo martedì, li sarebbero stati versati due dei sei stipendi arretrati (compresa la tredicesima), di cui aspettano l'approdo sul loro conto corrente da una vita. Solo il pericolo che questo ricorso al Tar (clicca qui per leggere il nostro articolo di ieri sera), possa far saltare questo pagamento ha imbufalito alcuni di loro e ha precipitato nella più cupa depressione altri. Ma la verità è che in questa storia del Consorzio ci si continua a rotolare nell'emergenza, promuovendo l'esercizio di un tirare a campare, che fa tanto di accanimento terapeutico. L'unica speranza perché questa situazioni si sblocchi è costituita dall'attuazione del metodo applicato dai nove comuni che hanno aderito all'ambito sud, che assorbirà, entro qualche settimana, 137 unità del Cub (110 operatori ecologici, 13 amministrativi, 14 intercantieri). La prospettiva di un distacco individuale di ogni comune dei 36-37 che ancora oggi fanno parte del Consorzio, sembra aver subito uno stop evidente dopo le incoraggianti operazioni di passaggio di cantiere fatte a Teano, Santa Maria a Vico e San Marco Evangelista. Incoraggianti, al netto di eventuali effetti collaterali. Ma questa è un'altra storia. D'altronde, a molti comuni, che ancora oggi fanno parte del Consorzio, conviene questa situazione. Da un lato non pagano i canoni, dall'altro corrispondono agli operatori ecologici, nominalmente dipendenti del Consorzio, solo il netto in busta paga. Una folle e illegale condizione di abbattimento di fatto del cuneo fiscale, con i contributi previdenziali che, alla fine, non vengono pagati da nessuno, e con la prospettiva di altre inchieste giudiziarie che potrebbero occuparsi della questione. Il Consorzio è morto da tempo. Non sappiamo, ma cercheremo di saperlo, se i due pseudo liquidatori, Di Domenico e Farina Briamonte, a fronte della sofferenza degli 810 dipendenti della ripartizione casertana (gli 800 napoletani non li considero neppure altrimenti dovrei dire per la centesima volta come la penso) stanno incassando o meno e con quale scansione temporale i loro maxi stipendi da 10 mila euro al mese. Ora la misura è colma. Occorre uno stimolo istituzionale forte nei confronti dei comuni per superare lo stallo. E' chiaro che la nascita di  altri due o tre ambiti territoriali non sarebbe sufficiente per assorbire tutti gli 810 dipendenti di una struttura ipertrofica e gonfiata dalle vergognose clientele, politico-camorristiche degli anni 90' e dei primi dieci anni del nuovo secolo. Promozione degli ambiti e contemporaneamente un'azione verso il governo per attivare gli strumenti necessari per la tutela, attraverso una declinazione multiforme di ammortizzatori sociali, di quelli che rimarranno in esubero. Altra soluzione non c'è. Se la regione e l'amministrazione provinciale di Caserta non si danno una mossa, a partire da lunedì, qua finisce veramente male. Gianluigi Guarino