Politica

L'EDITORIALE/ Il business del mattonaro Landolfi. Il declino di Carlo Marino, a cui la storia recente delle presunte volpi consiglieri non ha insegnato nulla

Nessuno può chiedere seriamente che dietro alla rinuncia al ricorso al Tar sulla scandalosa concessione in zona F6 non ci sia stato anche l'assenso e il consenso dell'ex assessor


Nessuno può chiedere seriamente che dietro alla rinuncia al ricorso al Tar sulla scandalosa concessione in zona F6 non ci sia stato anche l'assenso e il consenso dell'ex assessore ai lavori pubblici della giunta Falco. Storia di un mese orribile, tra sconfitte, rapporti politici e personali distrutti con Stefano Graziano e attrazioni fatali.   Caserta - Per un lungo periodo di tempo il rapporto tra Casertace e Carlo Marino è stato fluido e intenso. Non a caso ho detto tra Casertace e Carlo Marino e non tra Guarino e Carlo Marino. L'essenza e il contenuto di ogni rapporto che Casertace tesse con un politico o con un suo interlocutore è, sempre, infatti, determinato da un comune percorso, un comune interesse verso precisi obiettivi rigidamente collocati, almeno per quel che riguarda Casertace, nel meccanismo del controllo democratico, del controllo delle modalità con cui la politica, che entra e si impossessa delle istituzioni, fa uso del pubblico danaro. Per un lungo periodo Carlo Marino forse violentando significativamente la sua indole di uomo di potere che per molti anni è stato super assessore ai lavori pubblici al comune di Caserta, ha rappresentato un utile strumento di cognizione su ben identificati processi di gestione dell'amministrazione comunale in carica della città di Caserta. Notizie, documenti, spiegazioni che hanno rappresentato un prezioso fattore di cui Casertace si è servita per raccontare molte trame relative a quello che è il pensiero unico di questa città: come si intrallazza tra politica, imprenditoria assistita e faccenderia assortita. Poi è cominciato il "mese orribile" di Carlo Marino, un dicembre che lo ha precipitato dalla tribuna ambiziosa di faccia innovatrice della politica locale, attraverso l'acqua benedetta e redenzionale del nuovismo renziano, a super perdente delle elezioni primarie, soprattutto alle elezioni primarie del 29 dicembre. Da quel momento, Marino è tornato a incrociare la sua vera natura: la natura guardinga e furbetta dell'uomo di potere. Il segnale chiaro di questa che apparentemente sembra una involuzione, ma che in realtà è solo un atto di liberazione di una maschera finta, che Marino ha indossato per un paio d'anni, è stato rappresentato da un clamoroso ritiro del ricorso al Tar fatto presentare da Carlo Marino in persona a un cittadino suo amico, assistito non a caso da un avvocato legatissimo all'ex assessore di Falco, cioè l'avvocato Caianiello, sulla nota vicenda della concessione edilizia in zona F6, rilasciata al mattonaro Alessandro Landolfi che sta costruendo la nuova sede della Napoletana gas. Al di là dei nostri articoli conditi di ironie e di qualche sarcasmo, non sapremo mai come è andata questa storia. Casertace ha tenuto la barra dritta come sempre e ha costretto l'imprenditore Landolfi e i politici che a lui si riferiscono in questo momento, a muoversi pesantemente. Quanto questo moto morale e materiale abbia inciso sulla decisione del cittadino amico di Marino di ritirare il ricorso è altra misura che non riusciremo mai a stabilire. Ma nessuno può seriamente pensare che Carlo Marino non abbia inciso in questa decisione. Solo lui può aver pronunciato l'ultima parola. E se ci sono state trattative, lui non può essere estraneo alle stesse. Sarà una deduzione logica, forse un po' lontana dal mio spirito e dal mio stile liberale, sarà una deduzione logica che sposa la dottrina del "non poteva non sapere" o quella andreottiana del "a pensar male, qualche volta ci si indovina", ma chi conosce le cose di questa città sa che è andata cosi. E quella trattativa, che c'è stata, è l'atto di costrizione, frutto solo e solamente del modo serio, irriducibile, scevro da scontri, con cui Casertace si è occupata di questa storia che per noi continua a contenere le stimmate dell'illegalità. Noi, comunque, non ci sentiamo strumentalizzati, dato che Marino o non Marino, di questa scandalosa concessione edilizia ci saremmo occupati lo stesso. Ma l’epilogo di questa vicenda segna l’inizio dell’oblio della figura politica di carlo amrino. Dato che si tratta di un’autentica ritirata che sottende le ragioni della sua nuova identità politica a quelle dei rapporti con i poteri forti, economici di questa città, che lui ha bazzicato alla grande quando era assessore comunale ai lavori pubblici. Insomma, un ritorno alle origini determinato, forse, da un richiamo della foresta. Una valutazione questa che prescinde dal disappunto che pur ci pervade di fronte alla sorpresa di questa marcia indietro su quella concessione in zona F6. Una valutazione che nota situazioni di tipo politico e da queste è connotata. Marino, nel momento in cui ha perso il rapporto con Stefano Graziano, che lo volle candidato sindaco a Caserta, nel momento in cui ha trascinato Graziano nella sua stessa sconfitta, ha perso l’unico riferimento che lo poteva sostenere nel mantenimento in una posizione di riguardo all’interno del partito democratico. Marino lo ha capito e ha inaugurato, con la vicenda della napoletana gas una ritirata poco strategica ma che sa molto di autentica rotta irreversibile. Ma avendo compreso nelle serate delle primarie, chi fossero i suoi strateghi e consigliori , il fatto non stupisce. Scegliersi una volpe, seppur sedicente, per sorvegliare un pollaio significa votarsi a un destino ineluttabile. Evidentemente la storia, anche recente, di questa provincia, l’attitudine di certi personaggi a rovinare carriere luminose, a imbolsire  ingegni cristallini, intelletti fertilissimi, a Carlo Marino non ha insegnato nulla. Gianluigi Guarino