Cronaca Nera

ESCLUSIVA LE ESTORSIONI DEI CASALESI A VIAREGGIO. Il pm della Dda, Sirignano si riserva di chiedere le condanne per 23 presunti fiancheggiatori

Un anno fa le squadre Mobili di Firenze e di Caserta ricostruirono l'intero cartello criminale che da Casal di Principe aveva articolazioni in Versilia


di Max Ive   CASAL DI PRINCIPE - Il pm della Dda, Cesare Sirignano al termine di una lunga requisitoria tenuta stamane, lunedì, innanzi al Gup Pepe, del tribunale di Napoli, al termine di un procedimento giudiziario col rito abbreviato, non ha esplicitato le richieste di condanna a carico dei 23 imputati, accusati di essere fiancheggiatori  del clan dei Casalesi, fazione Schiavone-Russo-Iovine. Lo stesso pm si è riservato di palesare le pene da richiedere al Gup e il tutto, poi è stato rinviato alla prossima udienza. Tutti e 23 sono accusati  di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, detenzione e porto d’armi, danneggiamento seguito da incendio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, episodi criminali verificatisi in Versilia, dove il cartello dei Casalesi ha inteso sviluppare alcuni rami del clan. Il 28 febbraio di un anno fa, a seguito di un'indagine iniziata nel 2009 per catturare l’allora latitante Antonio Iovine, portò i detective delle squadre Mobili di Firenze e Caserta a concentrarsi sugli affari delle famiglie Schiavone,Russo e Iovine. Scattarono gli arresti e contemporaneamente la Dia di Firenze e quella di Napoli sequestrarono beni immobili per un valore di 20 milioni di euro.  Il clan dei Casalesi aveva concentrato affari e interessi criminali  attorno alla città di Viareggio, forte della circostanza che molti imprenditori in quel territorio erano originari del Sud. Non cercavano però appoggi logistici ma soldi: i compaesani diventavano le prime vittime delle estorsioni. In manette – anche se alcuni erano già detenuti – finirono Agostino Autiero, Antonio Cerullo, Francesco, Gianluca e Guglielmo Daniele Di Chiara, Massimo Diana, Maurizio Di Puorto, Stefano Di Ronza, Franco Galante, Nicola Garzillo, Raffaele e Maria Grazia Lucariello, Francesco e Giuliano Martino, Marcello Mormile e Salvatore Mundo, Michele Pannullo, Costantino Russo, Giovanni Sglavo e Pietro Tessitore. In base alle prime risultanze investigative la sorella del boss Lucariello, inoltre, gestiva gli affari del clan anche nel centro Italia. Il collegio difensivo presente in aula era costituito dagli avvocati Nando Letizia, Angelo Raucci, Giovanni Cantelli, Diana e Basile.