Cronaca Nera

MADDALONI. Eredità contesa, il tribunale esonera padre Eduardo Scognamiglio da esecutore del testamento di Angela Maria Varvo

Sotto osservazione una serie di spese effettuate dal noto religioso


MADDALONI - Una storia che sta facendo molto discutere, quella sfociata, pochi giorni fa, nella denuncia ad un padre francescano di Maddaloni. Al centro della stessa un'eredità contesa. Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio nel 2008, quando la signora Angela Maria Varvo, di Maddaloni, muore, indicando quale proprio esecutore testamentario padre Eduardo Scognamiglio, non un frate qualsiasi, badate bene, ma un noto teologo e filosofo, professore di Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e di Dialogo interreligioso e Introduzione all’Islam presso la Pontificia Università Urbaniana, nonché consultore del Santo Padre per il Pontificio Consiglio della Famiglia. Ebbene, le "stranezze" nella gestione del testamento non tardano a presentarsi: sul conto corrente della donna viene effettuato un sostanzioso prelievo, 18.199 euro per la precisione, più una serie di pagamenti, eseguiti tramite bancomat, per un totale di 3.813 euro. A scoprire i prelievi sono alcuni parenti, interessati all'eredità, che, constatato l'ammanco di quasi 22mila euro dal conto corrente, lanciano l'allarme e presentano due denunce: una prima penale, la seconda per chiedere l'esonero dalla gestione economica del lascito testamentario. Ed ecco che, pochi giorni fa, nel mese di marzo di quest'anno, è arrivata l'ordinanza, firmata dal presidente dell'Ufficio Volontaria Giurisdizione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Giancarlo De Donato, che ha esonerato il padre francescano dall'ufficio di esecutore testamentario. Tra le spese contestate dal presidente De Donato ci sono 6mila euro per la celebrazione di cicli gregoriani di messe in suffragio "senza aver ottenuto il previo consenso dei legatari"; 1200 euro spesi ogni anno per tre anni per la pulizia della cappella funeraria per la quale, specifica il giudice, "sarebbe bastato un quinto della spesa"; 5300 euro spesi per la manutenzione del giardino di villa 'Angela Maria' nel periodo dal 2 luglio 2008 al 17 marzo 2010 ed altri 2mila per il periodo dal 28 luglio 2010 al 3 maggio 2012. Inoltre sono stati effettuati lavori presso un'abitazione in via Forche Caudine a Maddaloni senza aver richiesto fatture (quindi non giustificabili con documenti).