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POLITICA & QUATTRINI. Il presidente del Cira, Saggese, prima di essere arrestato faceva il guastafeste nel mega affare da 140 MILIONI che coinvolge una microsocietà targata Caldoro

La storia del Dac, consorzio di mega imprese del settore spaziale e del settore meccanico, che si sono affidate per introitare i soldi del Pon alla Stratega, società con 10 mila euro di capitale sociale, fondata da Santangelo, amico del cuore del governat


CAPUA - Enrico Saggese, ex presidente del Cira di Capua non ha potuto esplicitare in maniera compiuta la sua idea all'interno del Dac (Distretto Aerospaziale campano), consorzio costituito per partecipare a un bando, finanziato con i fondi Pon, per un progetto di un importo di circa 140 milioni di euro che, per i più attempati, sono pari a circa 270 miliardi delle vecchie lire. Saggese, se non fosse stato arrestato prima per la nota vicenda delle presunte tangenti all'interno dell'Asi (Agenzia Spaziale Italiana), probabilmente avrebbe raccontato ai giornali che gliel'avrebbero chiesto con precisione, e tra questi ci sarebbe stato, sicuramente, Casertace,  le sue riserve nel dettaglio su tutta questa vicenda che coinvolge pesantemente gli uomini più vicini al governatore della Campania Stefano Caldoro. Nel Dac entrano autorevolissime società di diritto pubblico, come il Cira di Capua e Finmeccanica, appunto, e da altri colossi quali Mbda, consorzio europeo  costruttore di missili e tecnologie per la difesa, e per il settore privato diverse firme tra cui quella di Piaggio. Ed è proprio rispetto ai componenti del consorzio che Saggese alza la voce. Il Cira, infatti, non riesce a rendersi conto di come siano saltati fuori questi partner privati, che devono partecipare alla spartizione della torta plurimilionaria del Pon. Non riesce a rendersi conto perché nessuna gara è stata fatta per la loro selezione. Eppure questo non suscita alcuna perplessità agli occhi del governatore Caldoro, il quale di fondi Pon, anzi, di questa tipologia di fondi Pon, è una vera autorità, visto che di ciò si è occupato direttamente tra il 2001 e il 2005, anni in cui ha svolto la funzione prima di viceministro e poi di sottosegretario proprio nel Miur, che sta per Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca. Caldoro, invece, segue con molta più attenzione un altro versante della procedura, quello relativo alla stipula dell'accordo di programma tra il Dac e la Regione Campania, atto fondamentale e propedeutico all'avvio delle procedure del progetto e, naturalmente, all'utilizzo dei fondi. Apparentemente non lo segue, ma invece lo segue molto di più di quanto forse avrebbe fatto se la Regione Campania avesse esplicato il ruolo di normale interlocutore istituzionale. E si, perché in questa storia che vi stiamo raccontando, manca l'attore principale che non è una società con capitali sociali di centinaia di decine e decine di milioni di euro, come quelle partecipanti al Dac, ma una microsocietà di origine napoletana, con trapianti multizonali  che, con la miseria di 10 mila euro di capitale sociale, cioè il minimo del minimo, diventa advisor di un'operazione da 140 milioni di euro che riguarda investimenti relativi a materie complicatissime, quali la ricerca aerospaziale e le strutture di sistema che da questa possono essere prodotti i termini materiali o in termini di servizi. La società si chiama "Stratega" ed è l'azienda che Sandro Santangelo (oggi indagato pesantemente nella compravendenti di un immobile di via Toledo in cui è coinvolto anche la mogie di Caldoro) fonda nel 2009. E' il tempo in cui Caldoro si organizza sottotraccia per fottere Nicola Cosentino nella corsa per la candidatura alla carica di governatore. Santangelo resta amministratore della Stratega per meno di un anno, fino a quando colui che  il governatore ha definito testualmente "l'amico di una vita intera", diventa il dominus della sua segreteria. Stratega resta saldamente nelle mani di Caldoro, visto che a presiederlo è Giuseppe Airola, membro di SocialistaLab, l'associazione politica fondata dal presidente della Regione. Ad Airola subentra, al timone di Stratega, Alessandro Mazzucchi, socio di Sixtema, a sua volta presente nella proprietà di Stratega. In poche parole Mazzucchi va al vertice di Stratega da ex socio di Santangelo che di Stratega era stato l'inventore. E questo determina una anomala situazione in cui Stratega esercita il controllo in base a un contratto remunerato, su cui non pochi mugugni si sono levati all'interno del Dac su tutte le operazioni di avvicinamento all'acquisizione del maxi-finanziamento. Domanda. Ma perché questi colossi della ricerca aerospaziale, della meccanica innovativa, dei trasporti proiettati dentro al XXI secolo, hanno accettato di essere governati in tutto e per tutto da una microsocietà di amici di Caldoro? Ecco la domanda che avremmo voluto porre a Enrico Saggese. Noi una risposta al momento non l'abbiamo, ma una cosa la sappiamo, una cosa che non può essere smentita: i 140 milioni di euro del Pon arriveranno nelle casse delle aziende del Dac solo ad accordo di programma firmato. Fate voi. Gianluigi Guarino