Economia e Territorio

Il Tar salva, per il momento, i comuni del Consorzio Idrico condannati a pagare 11 milioni di euro di debito

Una storia iniziata da una sentenza del 1999: un debito di 790 milioni di vecchie lire è arrivato ad una cifra che in lire ammonterebbe a 21 miliardi. Di seguito l'elenco dei Comuni


CASERTA - Una vicenda giudiziaria annosissima, tipicamente italiana, tipicamente meridionale. Un credito, vantato dall'Enel Distribuzione Spa nei confronti dell'approvvigionamento Idrico di Terra di Lavoro, trasmesso all'atto della trasformazione al Consorzio Idrico Terra di Lavoro. Un credito che all'inizio ammontava a 790.170.931 lire, più la rivalutazione monetaria, più la metà delle spese processuali. Questo per effetto di una sentenza pronunciata dalla Corte dei Conti di Napoli nel 1999, che è arrivato per effetto della insipienza, dell'incapacità di chi il Consorzio ha gestito, alla cifra mostruosa di 11.029.170,06, cioè si è passati da meno di 800 milioni di lire ad una cifra che, tradotta in lire, fa all'incirca 21 miliardi. Danaro che l'Enel Distribuzione ha tentato in questi anni, disperatamente, di recuperare, ottenendo la Tribunale anche la nomina di un commissario ad acta, il quale, però, quando è andato a fare la ricognizione nelle casse scassate del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro, altro che 11 milioni, ci ha trovato solo 10mila euro. E così, il commissario ad acta ha tentato di realizzare quella che la coppia Mogolbattisti avrebbe definito una "discesa ardita", ma in questo caso senza risalita, perchè l'idea è stata quella di aggredire i Comuni soci del Consorzio, chiedendo che fossero loro a pagare in quota parte il debito maturato. E fin qui la cosa poteva anche starci. Ma siccome ai Comuni non è che fai paura più di tanto con gli atti ingiuntivi, il commissario ha pensato di allargare il perimetro dei suoi poteri sostitutivi fino alle estreme conseguenze, cioè fino al punto da poter prelevare quelle cifre da ognuna delle casse comunali e, di conseguenza, diventare organismo in grado di modificare i bilanci di previsione dei vari enti. Una procedura ardimentosa, su cui il Tar della Campania ha acceso semaforo rosso, accogliendo il ricorso presentato dai Comuni, i quali non contestano il contenuto del titolo passivo che grava su di loro, ma la titolarità che il commissario ad acta si è auto-attribuito di fare prelievi forzosi dai bilanci comunali. La partita resta aperta, ma per il momento i comuni del Consorzio Idrico non dovranno tirare fuori i soldi.   Red. Pro.