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LA DOMENICA DI DON GALEONE. La tentazione raggiunge anche il Signore!

Prima domenica di Quaresima. Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiano. E’ iniziata la quaresima, abbiamo 40 giorni, tanti, perché convertirsi richiede tempo.


Prima domenica di Quaresima. Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiano. E’ iniziata la quaresima, abbiamo 40 giorni, tanti, perché convertirsi richiede tempo. Mi piace pensare che il termine quaresima deriva dal latino “quaerere”, che significa cercare, domandare per sapere, per essere; noi generalmente cerchiamo per possedere, domandiamo per avere: soldi, raccomandazioni, informazioni. Domandare per sapere: “Noverim te, noverim me!” (Agostino). Conoscere Dio, conoscere me, tutto qui e solo questo. Il resto viene dopo! 40 giorni … senza scherzare con il diavolo! Ritorna il numero 40: sappiamo tutti che si tratta di un numero simbolico, che indica una sfida, una prova, un esame, che prelude qualcosa di nuovo e di grande. Dopo i 40 giorni del diluvio, Dio stipulò la nuova Alleanza con Noè e la suggellò  con l’arcobaleno; dopo i 40 anni del deserto, Mosè formò il nuovo popolo degno di entrare nella Terra promessa; agli abitanti di Ninive furono offerti 40 giorni per la loro conversione al Dio di Giona; 40 sono anche i giorni di Gesù trascorsi nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica; 40 sono i giorni di avvento che preparano al Natale, come pure 40 sono i giorni di quaresima che precedono la Pasqua: insomma, un tempo forte, una scossa esistenziale, un cortocircuito spirituale! Quaresima diventa il tempo della verifica della nostra fedeltà a Dio: possiamo averlo tradito, mutilato, insabbiato, e tutto questo per viltà, per interesse, per stanchezza. Ogni civiltà ha le sue luci e le sue ombre; oggi, le ombre sembrano essere quelle dell’apatia, dell’indifferenza: “vivere tamquam Deus non esset”. Vivere nel recinto chiuso del benessere terreno, sempre più sofisticato e sempre più alienante. E il diavolo ci spinge ad entrare nel suo recinto di consumi, nella sua chiesa di dannati, con tecniche di persuasione tanto forti quanto morbide. No, non scherziamo con il diavolo, come Adamo ed Eva, che dialogano e inciuciano con il maligno; Cristo, davanti al diavolo, ha detto poche parole, precise, decise, tutte tratte dalla Bibbia, come dire che solo la Parola di Dio è capace di cacciare il diavolo, e non i sofismi della nostra ragione raziocinante! E’ di scena il diavolo! Il diavolo sembra ritornato alla ribalta. E’ vero che L. Sciascia, il noto scrittore siciliano, in una delle sua ultime opere, Il cavaliere e la morte, ha scritto che “il diavolo se n’è andato, perché si è accorto che gli uomini hanno imparato a fare molto meglio di Lui!”. Già prima di Sciascia, il grande Goethe aveva scritto nel suo Faust che “hanno cacciato via il Grande Maligno, e i malvagi più piccoli sono tutti restati”. Da un lato la credenza nel maligno viene liquidata come una fantasticheria delle mitologie primitive; d’altra parte cresce l’interesse per questo essere misterioso e tragico; altrimenti come spiegare i tanti fenomeni di magia, folklore, superstizione, sette sataniche, delitti inspiegabili, atrocità allucinanti? Come spiegare il successo di film come Rosemary’s baby, o L’esorcista, o libri come Il diavolo esiste e io l’ho incontrato?  C’è chi persino, sull’esempio di Carducci o di Nietzsche, esalta il diavolo come un eroe audace, che aspira alla libertà e alla bellezza, e sfida i divieti della divinità, come Prometeo.  Povero il Rapisardi che nel 1877, riprendendo l’inno A Satana del poeta Carducci, compose i 10.000 farraginosi versi del poema Lucifero, inneggiando a colui che “porta all’uom salute e morte a Dio”. Che porti salute, lo sanno gli uomini, con tutti i mali fisici e morali che soffrono dopo la caduta di Adamo!  Più una civiltà è diabolica, meno crede al diavolo. Per contattare: francescogaleone@libero.it