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    JUVECASERTA L’ANALISI. Molin è bravo ma come head coach deve fare esperienza. Troppi gli ultimi quarti disastrosi


    La squadra, come il suo coach, pecca di maturità ed esperienza in alcuni momenti clou della partita, fattori che potranno arrivare solo dopo una progressiva crescita

     

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    Una sconfitta in casa di Brindisi era più che preventivabile, ma per come è arrivata, sa molto di beffa, o meglio di incapacità da parte della squadra bianconera di essere solida mentalmente nei momenti clou dell’incontro, in particolare nell’ultimo quarto. A dire la verità tale solidità mentale era sembrata appartenere ai giocatori di coach Molin, nel momento in cui, dopo un primo quarto disastroso, erano riusciti a tornare in scia dei padroni di casa e addirittura di andare all’ultimo riposo in vantaggio di sette lunghezze sul 40-47. Tornati in campo, però la musica cambiava radicalmente e Brindisi, spinta da un PalaPentassuglia trasformato in un catino infernale, riusciva a piazzare un parziale di 16-1 che le permetteva di andare sul +8, ma cosa più importante, di avere l’inerzia della partita completamente nelle proprie mani.

     

    Dove quindi cercare le ragioni di una sconfitta del genere?
    Iniziamo dal dato dei rimbalzi catturati dalle due compagini: 44 Brindisi, di cui 31 difensivi e 13 offensivi, mentre 39 per Caserta, di cui 22 difensivi e 17 offensivi. La differenza di nove rimbalzi difensivi, dimostra come Brindisi abbia messo in campo maggiore aggressività e presenza sotto le plance, spinta anche da un palazzetto più che mai infuocato.

     

    Ma al di la della differenza numerica delle statistiche, ciò che è saltato all’occhio è che, mentre Brindisi, nel momento decisivo, ovvero quando doveva recuperare lo svantaggio, è riuscita a trovare i propri uomini chiave e metterli in ritmo per farli entrare nei giochi, anche chi come Campbell fino a quel momento era stato praticamente nullo, Caserta, invece, nel momento in cui è stata investita dalla foga agonistica dei pugliesi, si è trovata ad essere annullata a livello mentale, aspetto che si è riversato su entrambe le parti del campo. Miglior esempio di ciò è l’insistenza della squadra bianconera ad andare da Jeff Brooks, in teoria il go to guy della Pasta Reggia, spalle a canestro che però è stato completamente sovrastato da uno James schierato centro da Piero Bucchi che ha cacciato il tipico asso dalla manica. Oppure i continui tiri da tre presi senza ritmo e che sapevano più di preghiera che di scelta sensata.

     

    Altro aspetto importante è che nel momento in cui Caserta stava subendo un parziale di 16-1, coach Lele Molin non ha chiamato time out fino ad 1’48” dal termine della partita, quando ormai i giochi erano praticamente fatti. Cosa che invece Piero Bucchi ha fatto per ben due volte, e tra l’altro molto ravvicinate, nel terzo quarto quando la sua squadra sbandava pericolosamente.

     

    Ultimo particolare che si è notato ieri, ma non solo, è la propensione di Molin ad affidarsi a Marco Mordente. Ultimamente è innegabile che il capitano stia attraversando un momento non felicissimo nelle sue prestazioni in campo. Al contrario, il giovane Michele Vitali, che ad inizio anno era saldamente nello starting five, al posto proprio di Mordente, si sta dimostrando sempre pronto quando chiamato in causa. Sarebbe quindi il caso, probabilmente, di dare di nuovo fiducia al giovane bolognese e permettere nel contempo a Mordente di rifiatare di più.

     

    Senza dubbio la stagione della Juvecaserta è più che positiva, come lo sono il lavoro dello staff tecnico e della società e quindi, sconfitte come quella di ieri, bruciano ancora di più perchè si è avuta l’impressione che Brindisi sia arrivata alla vittoria più per mancanze, di maturità, della Juvecaserta che per merito proprio.

    Andrea Massimo Canzano

     

    PUBBLICATO IL: 10 marzo 2014 ALLE ORE 19:15