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    JUVECASERTA, il giorno dopo. Battere le paure per tornare al successo


    Il primo tempo contro Brindisi, secondo Molin, sono stati i migliori da inizio stagione. Bene la difesa. Occorre ripartire da qui ed avere pazienza “Spero che la notte porti consiglio”, questa è la frase di Lele Molin nella conferenza  stampa post Caserta–Brindisi che più da l’idea della situazione attuale della Juve: una Juve preda delle […]

    Brooks durante Pasta Reggia-Enel Brindisi

    Il primo tempo contro Brindisi, secondo Molin, sono stati i migliori da inizio stagione. Bene la difesa. Occorre ripartire da qui ed avere pazienza

    “Spero che la notte porti consiglio”, questa è la frase di Lele Molin nella conferenza  stampa post Caserta–Brindisi che più da l’idea della situazione attuale della Juve: una Juve preda delle sue paure, della sua inesperienza e del peso psicologico di due vittorie di fila seguite da cinque sconfitte.

    La partita di ieri ha visto due differenti Juve Caserta: una volenterosa ed efficace nel primo tempo ed una spaesata ed arrendevole nel secondo. Andiamo per ordine e partiamo dai primi venti minuti, che, per concretezza, sono stati definiti i migliori da inizio stagione da coach Molin. Un episodio può essere portato come esempio dell’abnegazione vista nella prima metà di gara: Mordente alza l’alley hop per Roberts che sbaglia la schiacciata e subito Tommasini e pronto a buttarsi sulla palla e a recuperarla, segno di cattiveria agonistica e voglia di fare. Abbiamo ribadito più volte l’importanza  della difesa per la squadra di Molin e il primo tempo di ieri ne è stato testimone: infatti, la Pasta Reggia chiudendo l’area perfettamente ha costretto varie volte gli avversari all’ infrazione di ventiquattro secondi, mentre la rimonta del primo quarto era partita da una palla recuperata grazie alla pressione sulla rimessa che aveva portato Brindisi a rimettere oltre i cinque secondi. Dal punto di vista offensivo si sono viste le stesse carenze nella fluidità di gioco, dovute ad una mancanza nel ruolo del playmaker, ma si è riusciti anche a rubare qualche palla importante per il contropiede (Roberts nel secondo quarto è stato fermato con un brutto antisportivo prima di una clamorosa schiacciata in contropiede che forse lo avrebbe caricato dal punto di vista psicologico) e a tirare con il 42% da tre punti, insomma, Caserta poteva recriminare per essere giunta con soli quattro punti di vantaggio all’ intervallo.

    Poi arriva il secondo tempo, il terzo quarto in particolare, dove praticamente per descriverlo dal punto di vista tecnico  possiamo fare tranquillamente un “copia incolla” dall’analisi della settimana scorso del derby: male da tre (2/14), palle perse e soprattutto Caserta esce mentalmente dalla partita. Come ha ricordato Molin:”Inizialmente c’era freschezza siamo disciplinati ed abbiamo costruito dei buoni tiri. Il nervosismo e gli errori sono figli delle stesse cose, immaturità di non stare con la testa in campo nei momenti chiave”.  Questa debacle può essere letta in gran parte in chiave psicologica e solo in parte tecnica: anche ieri c’è stata l’ennesima rimonta sfumata nel finale, figlia di singole giocate individuali e di
    errori avversari, tanto è vero che ogni volta che la partita arriva in una situazione delicata, dove l’agonismo e la furia della rimonta devono lasciare spazio alla lucidità, allora la squadra crolla sotto le pressioni e non riesce ad effettuare questo passaggio. L’aspetto tecnico può riguardare certamente la composizione di questa squadra: inesperta e con un eccessiva vocazione difensiva, ma che comunque ha fatto vedere, in momenti di lucidità, di saper giocare anche dei buoni attacchi e ciò ci fa ipotizzare che le responsabilità del coach ci sono sicuramente, perché anche la gestione psicologica è ruolo di un capo allenatore, ma forse anche i giocatori in determinate fasi della partita non seguono sempre in pieno le sue indicazioni, come contro Roma quando con 4’’ sul cronometro si forzò un tiro inutile veloce, cosa mai disegnata per sua stessa ammissione sulla lavagnetta del coach, oppure anche ieri quando sul -2 Hannah non va fino in fondo nella penetrazione per trovare il fallo e conseguenti tiri liberi ma cerca il tiro.
    Difficilmente un cambio di panchina potrà far maturare velocemente questi ragazzi, mentre l’inserimento di un play più esperto e che ragioni di più in campo potrebbe dare una grossa mano, ma non lo si può ordinare su Amazon: c’è  bisogno di trovare le giuste opportunità sul mercato e fare le giuste valutazioni economiche, in tanto bisogna lavorare sul materiale che c’è, che comunque non è tutto da buttare, e cercare di alleggerire le pressioni che questi ragazzi hanno dimostrato di non reggere, evitando contestazioni a partita in corso, visto che non è l’ impegno che è mancato in queste ultime partite.

    Emanuele Terracciano

    PUBBLICATO IL: 25 novembre 2013 ALLE ORE 17:21