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    BASKET. Avellino-JUVECASERTA, l’analisi


    Analizzando le sconfitte in campionato degli uomini di Molin, c’è più di un denominatore in comune: scopriamoli insieme Le quattro sconfitte di fila subite dalla Pasta Reggia contro Milano, Reggio Emilia, Roma ed Avellino hanno tutte dei tratti in comune che evidenziano delle carenze all’ interno del roster. Tutte le sconfitte sono caratterizzate da secondi […]

    Analizzando le sconfitte in campionato degli uomini di Molin, c’è più di un denominatore in comune: scopriamoli insieme

    Le quattro sconfitte di fila subite dalla Pasta Reggia contro Milano, Reggio Emilia, Roma ed Avellino hanno tutte dei tratti in comune che evidenziano delle carenze all’ interno del roster.
    Tutte le sconfitte sono caratterizzate da secondi quarti difficili, in cui gli avversari prendono il vantaggio che poi Caserta non riesce a rimontare. Anche ad Avellino, dopo aver chiuso avanti il primo quarto di gioco, si è lasciato l’avvio di secondo quarto alla Sidigas, che è riuscita a prendere vantaggio grazie al calo di intensità difensiva e alle percentuali al tiro da tre punti davvero insoddisfacenti. Il tiro da tre, infatti, è un altro fattore di queste sconfitte. Il 5/21 dall’ arco del Pala Del Mauro è significativo, con la crisi di Roberts sono scese le percentuali essendo rimasti praticamente solo Vitali
    ed Hannah e, occasionalmente, Mordente a trovare “il fondo del secchiello” dall’arco dei 6,75 m con una certa continuità (più o meno).
    Nel derby di sabato però la differenza l’ hanno fatta i tiri liberi: 11/21 (52%) per Caserta e 9/10 (90%) per Avellino. La Scandone ha raggiunto il bonus abbastanza presto in quasi tutti i quarti di gioco e questo ha fruttato molti tentativi dalla lunetta alla Juve: se solo avesse tirato con un 60/70%, forse il risultato sarebbe stato diverso; ma se anche Mordente fa ½ su entrambi i falli tecnici chiamati ad Avellino, vuol dire che davvero non è serata.
    I tiri, che siano liberi, da due o da tre, sono sempre frutto di tanti fattori e la difficoltà di uno stesso tiro può variare da un momento all’altro della partita, però ci sono altri aspetti, molto meno “emotivi”, della pallacanestro che la Juve sta facendo vedere quest’anno che non convincono, come per esempio l’attacco alla difesa schierata. Sabato Caserta ha fatto vedere le sue cose migliori in contropiede, ed ormai è chiaro che è questa la sua arma principale, ma il gioco a metà campo mostrato ad Avellino dava la netta sensazione di non essere frutto di schemi ben precisi, ma di quasi totale improvvisazione: ciò è dovuto soprattutto al fatto di avere un playmaker titolare, Hannah, sì dotato di grande talento, ma molto poco ordinato e molto propenso alla forzatura. Inoltre l’unico lungo in grado di giocare spalle al canestro è Andrea Michelori, il quale per età e fisico deve giocare pochi minuti di intensità, mentre Cameron Moore è il classico centro atletico che fa vedere le sue migliori cose in situazioni dinamiche attaccando il canestro e che invece, vista la struttura fisica molto esile, fa fatica a “fare a sportellate” in post.
    Il tentativo di rimonta dell’ ultimo quarto della Juve è stato frutto di quella intensità difensiva fatta vedere nelle prime due vittorie e solo a sprazzi nelle altre partite: la pressione portata dai piccoli di Caserta ha portato ad alcune palle recuperate, come quella di Mordente da cui è scaturito il canestro del -5. Del resto per una squadra che ama correre in campo aperto la difesa e le palle recuperate sono basilari.
    Un’altra carenza di questa squadra è quella caratteriale, prevedibile visto il numero di giocatori alla prima esperienza in Lega A: infatti, c’è una certa difficoltà a gestire i finali punto a punto. Ad eccezione del primo successo in casa contro Venezia e della sconfitta a Reggio, partite in cui i quarti quarti sono stati utili solamente a stabilire lo scarto, la Juve ha sempre perso di lucidità nel finale, a volte anche per la stanchezza di aver dovuto recuperare una doppia cifra di svantaggio. Sabato sera il solo Mordente ha saputo mantenere il sangue freddo per la rimonta, mentre gli americani si
    intestardivano a forzare delle giocate nonostante fosse chiaro che per loro non era serata.
    La nota positiva della partita di Avellino, e più in generale dell’ inizio di stagione della Juve, è stata la prestazione di Michele Vitali, che realizza 10 pt e difende con aggressività prima di essere dimenticato in panchina da Molin nel finale. Anche le schiacciate di Moore, la solidità di Michelori, l’esplosività di Roberts (sperando si lasci alle spalle le ultime non buone prestazioni) e l’esperienza di Mordente sono una buona base per incominciare un nuovo campionato e dare delle soddisfazioni ai tifosi e a Iavazzi che tanto stanno dando a questa Juve.

    Emanuele Terracciano

    PUBBLICATO IL: 18 novembre 2013 ALLE ORE 12:52