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    Pd, schiaffo di Feole alla Capacchione e ai candidati. Il caso: qui a Caserta, la dottrina Renzi consiste nella corsa alle tessere


      Doveva essere un facente funzioni, con il vincolo cogente di essere affiancato da un coordinamento formato dai parlamentari eletti e dai candidati alle elezioni politiche. In realtà, il simpatico Gargamella roccano si comporta da segretario provinciale. Ma mentre il partito “cazzeggia” rimangono senza risposte le nostre domande sul destino dei quattrini incassati per l’ultimo […]

    Nelle foto, da sinistra, Ludovico Feole, Rosaria Capacchione e Carlo Marino

     

    Doveva essere un facente funzioni, con il vincolo cogente di essere affiancato da un coordinamento formato dai parlamentari eletti e dai candidati alle elezioni politiche. In realtà, il simpatico Gargamella roccano si comporta da segretario provinciale. Ma mentre il partito “cazzeggia” rimangono senza risposte le nostre domande sul destino dei quattrini incassati per l’ultimo tesseramento e per le due Primarie

     

    CASERTA – Mentre a Roma si discute dei destini della nazione, di come, in questi destini, possa abitare e svolgere un ruolo un Pd, in profondissima crisi di identità, mentre qualcuno mette, addirittura in discussione l’integrità di questo partito, nella sua attuale conformazione, ipotizzando prospettive incerte, nebulose, che potrebbero condurre anche a dolorose scissioni, ebbene, a 200 Km di distanza, l’escatologia di una dissoluzione a cui dovrebbe seguire una luminosa palingenesi, diventa un’allegra questione di tesseramento.

    Sì, a Roma il povero Bersani cerca di salvare la sua poltrona, ma anche l’esperienza politica di un’intera generazione di classe dirigente, a Caserta, il problema è se si possono fare o meno le tessere o come queste devono essere fatte.

    Diamo per scontata e, rimandiamo alla lettura dei nostri numerosissimi articoli sulla materia, la valutazione del pauroso vuoto culturale che rende questo partito a Caserta un autentico nulla pneumatico.

    E rimaniamo al punto, dato che, essendo noi un organo di informazione locale, siamo anche costretti ad occuparci di questa parva, parvissima materia.

    Dunque, il vice segretario facente funzioni Ludovico Feole ebbe un mandato dalla direzione provinciale per gestire la transizione del partito verso un nuovo congresso, con un vincolo cogente: questa fase l’avrebbe visto affiancato a un organismo provvisorio, ma tutto sommato, legittimato da una forma espressa di consenso popolare. L’organismo, una sorta di direttorio, era quello formato dai parlamentari eletti e da coloro che avevano messo la propria faccia nelle liste di Camera e Senato alle ultime elezioni politiche.

    Continuiamo a rimanere sui fatti: Feole ha continuato ad assumere decisioni monocratiche, senza riunire neppure una volta l’organismo degli eletti e dei candidati. Tra le sue  decisioni c’è anche quella relativa alla convocazione della direzione provinciale, fissata per lunedì prossimo 18 marzo.

    In poche parole, Ludovico Feole si comporta da vero e proprio segretario provinciale, senza essere un segretario provinciale, senza essere stato eletto da alcun congresso o da un’assemblea di tutti gli iscritti. E allora, il dubbio nasce spontaneo: se la direzione provinciale ti ha dato un mandato che vincola ogni tua decisione all’accordo e al consenso con questo organismo ristretto, tu puoi assumere una decisione monocratica? Senza scomodare espressioni roboanti, quali colpo di mano, tradimento delle regole, anche perchè l’autore di tutto questo avrebbe la fisiognomica di un gargamella roccano, improbabilmente applicabile alla scultura di un astuto mestatore, c’è da capire prima di tutto, se questa convocazione della direzione provinciale sia regolare o irregolare.

    Al riguardo sarebbe opportuno conoscere, in queste ore il punto di vista di qualche parlamentare eletto o di qualche candidato delle liste Pd alle ultime politiche.

    A quanto pare, la Capacchione, Graziano, la Sgambato, la Esposito, Dario Abbate e, anche la Picierno, che bontà sua tra una comparsata televisiva e l’altra, ha anche il tempo di dedicare qualche pensiero a Caserta, avrebbero maturato un senso di vivo disappunto per le mosse di Feole, ma al momento nessuna nota, nessun comunicato stampa è mai stato dedicato alla pubblica declinazione del loro pensiero.

    Al di fuori di questa vicenda è opportuno che il Pd affronti, una volta e per tutte le questioni poste da Casertace nei giorni farraginosi dell’elezioni Primarie, quando, mentre tutti percuotevano la grancassa, vaticinando una certissima vittoria alle elezioni politiche, proprio per effetto del traino delle Primarie, noi scrivevamo, unici in Italia, che gli imbrogli, le porcherie, le limitazioni imposte dagli oligarchi della vecchia classe dirigente, alle procedure di quelle Primarie, inoculavano il virus di un risultato elettorale che, al di là dei compiacenti sondaggi di istituti di statistica troppo legati al Pd, avrebbero capovolto quelle ottimistiche previsioni.

    E allora, ritorniamo sui nostri temi di quei giorni: i conti del Pd casertano sono in ordine? I soldi incassati con l’ultimo tesseramento dove sono finiti? Ci sono ancora nelle casse del partito? E se non ci sono, come sono stati spesi?

    I soldi incassati nei due turni di elezioni Primarie, quanti sono? Ci sono? E se non ci sono, dove sono?

    Beh, da una come Rosaria Capacchione ci aspettiamo un’implacabile, ma soprattutto approfonditissima indagine su queste vicende rimaste poco chiare.

    Una battuta finale sul tesseramento: se nessuno può tacciare Nicola Caputo di incoerenza, nel momento in cui il consigliere regionale, ritiene che il lancio di una nuova campagna di iscrizioni possa rappresentare una risposta efficace al problema del rilancio dell’azione politica del suo partito, mi spiegate perchè Carlo Marino e molti di coloro che dicono di rappresentare Renzi in questa provincia, pensano la medesima cosa di Caputo e cioè che la la panacea per risolvere tutti i mali del Pd sia costituita da un nuovo tesseramento?

    Dunque, mentre il sindaco di Firenze auspica altre Primarie, questa volta completamente scollegate dal modello dell’iscritto-tesserato, qui i suoi dicono e spingono perchè si facciano le tessere.

    Ma, da qualche tempo, abbiamo compreso, anche alla luce di una vicenda, apparentemente slegata alle cose interne del Pd, ma in realtà paradigmatica di una mentalità (ci riferiamo a quello che Carlo Marino ha fatto e, consociativamente, poi, non ha fatto sulla vicenda del nuovo palazzo della Napoletana Gas, targato Alessandro Landolfi), che l’area Renzi a Caserta non è un moto di popolo, non è un grido di liberazione dalla vecchia politica, ma è solo un carro in cui un manipolo di riciclati tenta disperatamente di salire.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 14 marzo 2013 ALLE ORE 12:42