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    PD, ma quale lite tra Cappello e Caputo! La candidatura di Roseto è concordata ed è finalizzata a far perdere voti a Raffaele Vitale


      In questa, che è una tipica furberia protodemocristiana e protocomunista, abita, dato che si è già schierata, come Caputo, con il consigliere comunale di Orta di Atella, Pina Picierno, alla quale però vogliamo ancora attribuire l’attenuante dell’ingenuità. E allora le spieghiamo bene la situazione, anche se la sua scuola familiare teanese su queste cose […]

    Nella foto, da sinistra, Raffaele Vitale, Enzo Cappello e Giuseppe Roseto

     

    In questa, che è una tipica furberia protodemocristiana e protocomunista, abita, dato che si è già schierata, come Caputo, con il consigliere comunale di Orta di Atella, Pina Picierno, alla quale però vogliamo ancora attribuire l’attenuante dell’ingenuità. E allora le spieghiamo bene la situazione, anche se la sua scuola familiare teanese su queste cose possiede un’altissima cattedra

     

     

    Ieri sera, venerdì, quando è arrivata la notizia sulla formalizzazione delle candidature alla segreteria provinciale del Pd, abbiamo scelto, in considerazione dell’ora e delle altre, di sicuro più impellenti, necessità giornalistiche, di pubblicarne solo lo scheletro, senza un commento e una chiave di lettura.

    Non è che i lettori di CasertaCe si siano persi granchè, dato che il commento e la chiave di lettura non si rappresentano certo come dei fatti originali e interessanti.

    Normale routine, esercizio testimoniale di metodi e di prassi politiche che appartengono alla vita, anzi, oseremmo dire, al dna di alcuni dei protagonisti dell’attuale Pd casertano.

    Quando abbiamo visto che uno dei nomi dei candidati era quello dell’ortese Giuseppe Roseto, immediatamente c’è passata davanti una scena tipica della rituale dottrina politicista indigena, basata sulla furberia, sull’espediente, che spinge la legittima pratica della tattica al di fuori dei confini del lecito, del machiavellicamente accertabile, proiettandolo, purtroppo, nell’area dell’esercizio di pratiche politicamente truffaldine.

    Stamattina, scorrendo il bouquet delle frasi postate su facebook dai vari protagonisti di questa vicenda, siamo stati assaliti dal solito dubbio: ma la Pina teanese ci è o ci fa? Noi, come è noto, siamo sempre più persuasi che ci fa, dopo aver visto cosa ha combinato alle primarie che le hanno consentito di confermare il suo seggio in parlamento, grazie alla doppia alleanza con Nicola Caputo, raccolta dalla pulzella della legalità in quel di Villa di Briano con quasi 300 voti, e dal tiro mancino in cui è rimasto fregato Gennaro Oliviero, a cui il suo partito, i microsocialisti di Mencini, hanno chiesto di appoggiare la Pina alle primarie dato che, nel caso, Dario Franceschini si sarebbe incazzato a tal punto da negare una quota minima di sopravvivenza ai socialisti nelle liste del Pd.

    Però, nonostante questi indizi che ci porterebbero a dirimere l’arcano, diciamo che esiste ancora qualche teorica possibilità che la Picierno sia in buona fede, quando celebra la candidatura di Giuseppe Roseto, che in consiglio comunale di Orta di Atella è entrato grazie alla dimissioni del candidato sindaco del centrosinistra, sconfitto da Brancaccio alle ultime elezioni comunali.

    Beh, all’ingenua Picierno spieghiamo un paio di cosette banali, tipiche di una certa politica orientata solamente ad affermare non un progetto, ma sistemi di potere, grandi o piccoli che siano.

    Sopratutto nei paesi, cioè nei comuni al di sotto dei 15mila abitanti, è molto frequente l’utilizzo delle cosiddette candidature di interdizione. Un’area politica, una coalizione, scompatta l’avversario più temibile, mettendogli tra i piedi la mina di un altro candidato affine del territorio o del bacino elettorale. Questo candidato non avrà alcuna possibilità di vincere, ma svolgerà il ruolo, esclusivamente gregariale e difensivo, di togliere voti al candidato più temibile di quel cartello a cui lui, nominalmente non appartiene, ma di cui di fatto fa parte e per il quale mette a disposizione il proprio “lavoro sporco”.

    Dunque, leggendo CasertaCe ieri sera (evidentemente eravamo molto stanchi) e anche gli altri giornali di stamattina, abbiamo capito e ho capito che siamo dei fessacchiotti.

    Ma quando mai Cappello e Caputo hanno litigato. Il consigliere regionale ha capito che certi suoi voti degli iscritti dell’agro aversano, non sarebbero mai andati a Cappello, tanto più con una candidatura significativa e potente, com’è quella del sindaco di Parete Raffaele Vitale.

    E allora, come vecchi e abili democristiani, ma anche come vecchi e abili comunisti, hanno applicato un metodo che, ripetiamo, soprattutto nei comuni più piccoli, viene applicato frequentemente: una terza lista che esiste non come portatrice di una proposta politica autentica, ma solo per farne perdere un’altra.

    Soprattutto di prima mattina, a mente riposata, li conosco bene i miei polli, ancor di più di quanto li conoscesse il buon Renzo Tramaglino.

     

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 12 ottobre 2013 ALLE ORE 11:22