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    MONDRAGONE / Mentre nel Pdl c'è aria di crisi, Landi lancia l'appello: "mobilitiamoci"


      Nella città ai piedi del Petrino forse sta nascendo un nuovo movimento politico, dopo il commissariamento del circolo dei berlusconiani   COMUNICATO STAMPA – MONDRAGONE - E’ sempre difficile lanciare uno sguardo verso il futuro, senza rimanerne intrappolati come sognatori ad occhi aperti, difficile poiché lo sforzo necessita di fornire una base concreta al non-realizzato, […]

    Nella foto, Claudio Landi

     

    Nella città ai piedi del Petrino forse sta nascendo un nuovo movimento politico, dopo il commissariamento del circolo dei berlusconiani

     

    COMUNICATO STAMPA – MONDRAGONE - E’ sempre difficile lanciare uno sguardo verso il futuro, senza rimanerne intrappolati come sognatori ad occhi aperti, difficile poiché lo sforzo necessita di fornire una base concreta al non-realizzato, al possibile, al virtuale.

    Come tutte le sfide difficili, quella di erigere un progetto futuro su basi stabili e concrete, risulta alquanto affascinante.

     

    E’ bello poter credere che in un modo o in un altro, si può essere artefici del domani, senza limitarsi ad un orribile “staremo a vedere”.E’ una pugnalata dirlo quanto il sentirlo dire. 

     

    Lo “staremo a vedere” nasconde dietro di se un forte senso di impotenza e di auto-limitazione. Lo “staremo a vedere” non può passare inosservato in una società democratica, dove l’individuo ha il dovere di non limitarsi all’osservazione, facendo sì che questa sia solo il primo passo verso la concreta attuazione del cambiamento.

     

    Chi non agisce, avendo le potenzialità per farlo, è complice del declino.

     

    Per questo motivo sento il dovere di lanciare un appello politico a quella che io credo sia l’enorme comunità sommersa di cittadini che sono in cerca della scintilla per poter esplodere, della goccia che faccia traboccare il vaso, dell’occasione per uscire allo scoperto e relegare la stagnante “passività dell’elettorato attivo” soltanto in un brutto sogno.

     

    Per essere universali bisogna parlare del proprio villaggio, affermava Tolstoj. Io parlo di Mondragone e delle potenzialità che si nascondono ai piedi del Petrino, celate sotto l’oltre 30% degli elettori che si astengono dal voto.Con una amministrazione comunale alla frutta, urge un confronto serio per ogni cittadino, senza distinzione alcuna. E’ doverosa una riflessione che induca a proiettare noi stessi in un futuro ormai prossimo e a far sì che ci appartenga.

     

    Senza questo impegno, le prossime elezioni incoroneranno un’altra fazione politica (probabilmente ora all’opposizione, o forse no) come giocando a ping-pong.

     

    E’ terrificante che i politici impieghino il proprio tempo pensando a come spostare consenso, senza preoccuparsi della creazione del consenso.

     

    E’ proprio questo il punto. Spostando il consenso non si ottiene nulla. Questo consigliere passa di là, l’altro invece di qua. Io tradisco lui per venire con te, mentre qualcuno ha già trovato un altro che è pronto a passare con lui, tradendo qualche altro. Di questo passo non si fa altro che mescolare e rimescolare un brodo ormai freddo e insapore, in un calderone logoro.

     

    La creazione del consenso si basa essenzialmente sul coinvolgimento attivo dell’elettorato sommerso. Non il solito valzer dei grandi elettori. Ma la rinascita del vero Grande elettore. Cioè colui che aspetta soltanto il segnale, per prendere parte a un vero cambiamento.Tutto ciò non sarà possibile se tutti noi non ci faremo carico dell’interessa superiore della collettività, abbandonando i rancori personali, i colori politici nazionali e le rispettive simpatie.

     

    Il mio pensiero non si rivolge solo ai giovani (guai a farlo! sarebbe estremamente riduttivo e fuorviante), non intendo cercare un voto di protesta, non parlo solo ai profani ma anche a chi con la politica ha a che fare o ha avuto a che fare.

     

    Questo perché l’obiettivo primario è includere. Includere pensieri e punti di vista significa ricchezza culturale e vivacità culturale. E’ la base per la riflessione di partenza.

     

    Io sono pronto a mettermi in movimento. Queste parole le lascio alla coscienza di tutti, sperando di accendere un fuoco nell’animo di qualcuno. Perché l’indignazione non basta, e neppure la mera osservazione dei fatti. Occorre agire, in maniera coesa e mirata, lasciando la casacca ai dibattiti nazionali, indossando i colori del proprio paese, oltre le divisioni. Possiamo creare un cantiere di idee per formare un movimento senza vincoli se non quello di un programma comune, unica bandiera che ci terrà uniti.

     

    Pensiamoci. Vincere sarà più semplice di quanto sembri.

     

    Claudio Landi – ex referente della Giovane Italia

    PUBBLICATO IL: 20 febbraio 2013 ALLE ORE 14:18