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    L’Editoriale / Sbagliato, erroneo, ridurre Matteo Renzi ad un’equazione con Carlo Marino. Anche a Caserta cambia il modello aggregativo. Vi spiego come


    Guardando con attenzione le facce e carpendo qualche discorso nei capannelli, ci si accorge che l’evento di ieri, del teatro comunale, è venuto fuori con meccanismi molto più spontanei di quello che si possa pensare rimanendo agganciati a metodi valutativi della vecchia politica Caserta – Liquidare la questione di Matteo Renzi, collegato al territorio di […]

    Nelle foto, da sinistra, Carlo Marino e Matteo Renzi

    Guardando con attenzione le facce e carpendo qualche discorso nei capannelli, ci si accorge che l’evento di ieri, del teatro comunale, è venuto fuori con meccanismi molto più spontanei di quello che si possa pensare rimanendo agganciati a metodi valutativi della vecchia politica

    Caserta – Liquidare la questione di Matteo Renzi, collegato al territorio di questa provincia, proponendo una corrispondenza o, addirittura, una sovrapposizione tra i gradi di rappresentatività e di rappresentazione del sindaco di Firenze nel contesto politico della città capoluogo e dell’intera Terra di Lavoro, solo rispetto alla figura di Carlo Marino, è semplicemente un’analisi errata.

    Non è che i nostri occhi funzionino benissimo, ma abbiamo esperienza e conoscenza della politica locale per leggere bene quello che si è letto, ieri, nel teatro comunale di via Mazzini, colmo di entusiasmo e anche di molte speranze nei confronti del rottamatore, che si propone come persona nuova della politica nazionale.

    Soprattutto per quel che riguarda le presenze extra capoluogo, costituirebbe una forzatura manipolatrice e forviante, considerare amici e ascari di Carlo Marino, gente come il consigliere provinciale Antonio Mirra, come l’altro consigliere provinciale Delli Curti e come Emiddio Cimmino, che oltre ad essere consigliere provinciale è anche sindaco di San Tammaro.

    Ma al di là della valutazione di ipotetici grandi elettori presenti, occorre anche esprimere l’esercizio coraggioso di un altro tipo di valutazione, che ribalta gli schemi attraverso cui per decenni sono state pesate, ponderate le presenze territoriali attorno ad un leader politico.

    Nel vecchio della politica casertana, che più vecchio non si può, dentro a fenomeni di vistose presenze di antichi padroni del vapore, tipo l’abbronzatissimo Ubaldo Greco, che si è posizionato sotto al palco solo per farsi vedere e per far avvertire la sua presenza, c’erano anche tanti moti spontanei, lontani dal concetto di truppe cammellate, presenze collegate all’attivazione di comitati volontari, e non certo coartati, nati anche attraverso lo strumento, divenuto, ormai fondamentale dei social network.

    Comitato spontaneo di Valle di Suessola, comitato spontaneo di Aversa, comitato spontaneo di Capua, comitato spontaneo di Maddaloni, di San Marco Evangelista e di San Prisco.

    La novità che si avvertiva ieri è che il comitato, il coagulo di apporti spontanei che si materializzano dentro la virtualità di un social network, finisce per prevalere rispetto alle persone che lo formano, ai singoli individui, diventando una sorta di antitodo naturale rispetto a tentativi di strumentalizzazione e di egemonizzazione degli stessi. Insomma, si ha la sensazione che con questa cosa di Renzi si stia vedendo, per la prima volta, un cambiamento effettivo, sensibile, marcato dell’identità del modello aggregativo, rispetto ai moti della politica.

    In poche parole, esistendo i social network ed esistendo la rete, sarà difficile instaurare leadership che si connotino attraverso gli strumenti di controllo di un tempo.

    Chi avrà idee da far circolare in rete, assumerà un ruolo importante. E questa costituisce una speranza di democrazia meritocratica, che non appartiene certo alla storia passata e recente di questa terra. Ecco perchè la semplificazione attraverso l’equazione Matteo Renzi uguale Carlo Marino è frutto di una visione stereotipata, superata e, probabilmente utile solo a chi vuole legittimamente, rispetto ad altri interessi politici, indebolire quello che è oggi, un indubbio movimento di base, fondato sulla volontà di riconoscere nella faccia e nel linguaggio di Matteo Renzi, un autentico strumento di riforma della nostra politica.

    Gianluigi Guarino

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 15 ottobre 2012 ALLE ORE 18:03