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    L’editoriale / Mimì, il buon padre di famiglia, il fattore G e il caso di Capua di Buglione e Ferraro: quando l’Udc casertano deborda dalla sua tradizione


    Assistere passivamente ad una rivendicazione anti democratica di due consiglieri, che vogliono far fuori un assessore, ma in giunta non intendono entrarci direttamente loro, significa cambiare un sistema che ha consentito a Zinzi di attraversare le stagioni di una luminosa e gratificante carriera politica Capua - La necessità che la famiglia del presidente della Provincia […]

    Nelle foto, da sinistra, Fabio Buglione, Giampiero Zinzi e Domenico Zinzi

    Assistere passivamente ad una rivendicazione anti democratica di due consiglieri, che vogliono far fuori un assessore, ma in giunta non intendono entrarci direttamente loro, significa cambiare un sistema che ha consentito a Zinzi di attraversare le stagioni di una luminosa e gratificante carriera politica

    Capua - La necessità che la famiglia del presidente della Provincia di Caserta ha in questo momento di affasciare più consenso possibile attorno alla candidatura al Parlamento di Giampiero Zinzi, potrebbe determinare degli squilibri, all’interno di un partito, che “papà Mimì” ha saputo gestire con sagacia e ed equilibrio per un decennio, evitando emorragie, attraverso una serena estrinsecazione di una sua leadership bonaria, dialogante e continuamente incline alla mediazione.

    Il caso che si sta verificando a Capua in questi giorni accende una spia anomala nel motore di un partito che anche grazie all’avvento di Zinzi alla presidenza della Provincia ha sempre incluso e mai escluso. Il presidente della Provincia ha in Gaetano Ferraro uno storico riferimento nella città di Fieramosca.

    Gaetano Ferraro, anche grazie all’imprimatur di Zinzi è entrato a far parte della giunta del sindaco Carmine Antropoli, il quale da parte sua è stato ben felice di accogliere Ferraro tra i suoi assessori, dato che fu proprio Ferraro ad arginare e a far fallire il tentativo di colpo di mano, orchestrato da Paolo Romano e finalizzato a far cadere Carmine Antropoli, qualche mese prima della scadenza naturale del suo primo mandato.

    In politica, come in tante altre attività e vicende umane, non esiste la riconoscenza, ma aver combinato la ragione della identificazione di Ferraro come primo riferimento di Zinzi a Capua, con un riconoscimento morale e umano, ha rappresentato una sorta di quadratura nel cerchio, che ha dato grande equilibrio ai rapporti tra il presidente della Provincia e il sindaco di Capua, il quale non ha mancato mai al dovere di esprimere massima disponibilità istituzionale, quando ha tolto qualche castagnuccia rovente dal fuoco all’amministrazione provinciale, come è successo nel caso dell’individuazione dell’area del nuovo gassificatore e come è successo nel recente episodio dell’assemblea costitutiva dell’Ato 5.

    Ma il fattore “G”, ci verrebbe da dire punto G e non è il caso di metterci a fare i gigioni,  dove G sta per Giampiero, potrebbe cambiare qualche connotato di questa identità di prassi politica che, nell’applicazione del famoso adagio, “chi va piano va sano e va lontano”, ha portato molto lontano sia il papà che il figliolo.

    Cosa è successo a Capua: i due consiglieri comunali eletti, che hanno preceduto nella graduatoria delle preferenze Gaetano Ferraro, primo dei non eletti, sono saliti sull’Aventino perchè il sindaco Antropoli non gli vuol consegnare sul piatto d’argento la testa del loro assessore. E fin qui siamo dentro al racconto di un’ordinaria storia di piccole baruffe locali. La qustione allarga, invece,  il suo spettro politico, investendo il nodo cruciale della conduzione più generale dell’Udc provinciale nel momento in cui Zinzi fa dipanare questa guerra interna al suo partito capuano, senza applicare il suo rituale contegno di buon padre di famiglia.

    Se il consigliere Buglione, infatti, ritiene tutto sommato legittimamente di avere la titolarità di esprimersi all’interno dell’organismo del governo esecutivo, dato che lui è stato il primo eletto a Capua, deve accettare di proporsi direttamente, dato che sul piatto può mettere una e una sola ragione di pura e apodittica  democrazia: io sono stato il primo eletto e ho diritto di fare l’assessore.

    Nel momento in cui, al contrario Buglione sostiene che lui, in quanto primo eletto può decidere della giubilazione dalla carica di assessore di Gaetano Ferraro, primo dei non eletti, indicando il nome di un esterno, non sostenuto dal consenso o comunque non sostenuto da un consenso pari a quello raccolto da Ferraro, il partito e cioè Zinzi, attraverso la sua espressione dialettica del buon padre di famiglia, non può non rilevare l’iniquità, tutta democratica di questa rivendicazione, l’errore che rischia di determinare un vulnus di forma e di sostanza all’identità democratica dell’Udc. Se Domenico Zinzi è stato sempre attento a queste cose, e questo gli ha garantito la possibilità di attraversare le stagioni di una luminosa e gratificante carriera politica, oggi, il fattore G non può fare in modo, che di fronte ad una vicenda del genere, il partito si giri dall’altra parte, con l’idea di percorrere una scorciatoia spicciativa che consenta a Giampiero Zinzi di introitare sia le preferenze di Buglione, che quelle di Ferraro.

    Aver lasciato solo Carmine Antropoli a sbrigarsi questa faccenda, senza assumersi la responsabilità di dipanarla con quel senso di equità, che almeno formalmente ha sempre guidato l’azione politica di Zinzi, significa inaugurare un cambio di sistema, non certo fondato su una chiara definizione del perimetro di doveri e dei diritti in politica. E non è affatto detto che il saldo elettorale, alla fine, sia positivo.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 17 ottobre 2012 ALLE ORE 10:47