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    L'EDITORIALE/ Landolfi: "Perché Cosentino si ed io no?" In verità, non lo capisco affatto neppure io


        Stamattina, di buon ora, l’ex ministro è partito da Mondragone, verso Roma, illustrando la natura del suo viaggio in un sensato post di Facebook. Caserta-  Quando  ieri sera, Nicola Cosentino ha saputo che Berlusconi non lo voleva candidare si è ricordato di essere un ragazzotto virile e sufficientemente atleticizzato dall’immancabile jogging mattutino, che consuma  nei prati della […]

    Mario Landolfi e Nicola Cosentino

     

     

    Stamattina, di buon ora, l’ex ministro è partito da Mondragone, verso Roma, illustrando la natura del suo viaggio in un sensato post di Facebook.

    Caserta-  Quando  ieri sera, Nicola Cosentino ha saputo che Berlusconi non lo voleva candidare si è ricordato di essere un ragazzotto virile e sufficientemente atleticizzato dall’immancabile jogging mattutino, che consuma  nei prati della reggia, attigui alla sua casa di via Tescione. Ha forzato il posto di blocco della security privata di Palazzo Grazioli ed è entrato nella stanza di Berlusconi. Non sappiamo se con Verdini o senza Verdini. Cosa abbia potuto dire Cosentino al cavaliere, con o senza Verdini al traino, forse, non lo sapremo mai. Fatto sta che quello che sembrava deciso, cioè la non candidatura di Cosentino, fino ad un minuto prima, è stato contro deciso per effetto di un dietrofront che rimarrà un fatto segreto, probabilmente per sempre.

    Cosentino candidato al Senato. Le liste saranno presentate domattina, lunedì. Candidati nelle posizioni buone saranno anche Carlo Sarro e Giovanna Petrenga fedelissimi di Nicola Cosentino, mentre, a corredo e a completamente delle stesse spenderanno il loro nomi altri super cosentiniani doc, quali Angelo Di Costanzo, Antonio Cerreto e la preside Adele Vairo.

    Il profilo politico della reazione espressa da Mario Landolfi rispetto alla decisione di Berlusconi, con tutto il rispetto della virilità di Cosentino, è un pelino più nobile e,  di sicuro, degnamente cifrato dai numeri dell’equità e della buona creanza.

    Scrive Mario Landolfi stamattina sul suo profilo Facebook: Sto tornando a Roma: sono pronto ad inchinarmi di fronte ad un principio, non sono disposto a subire ingiustizie.”

    Parole che appaiono saldamente dentro al perimetro di una politica che, almeno sulla carta, dovrebbe sottendere le ragioni e gli interessi delle persone a quelle collettive di un partito. Una funzione diretta che quando è efficacemente applicata reca il nome rassicurante di “principi”,  quelli che con tutto il sorriso sardonico-scanzonato suscitato dalla sequenza da film americano (d’altronde il personaggio è Nick o’ mericano) non si ravvisano in quello che Cosentino ha fatto ieri davanti al Palazzo Grazioli.

    Mario Landolfi, al contrario, si inchina al principio, ma non a una deroga, che vi sa tanto di giochetto iniquo, che vi sa tanto di operazione definita e realizzata su un terreno diverso, molto diverso da quello dei principi e da quello degli interessi generali del partito a cui appartiene, forse su un terreno diverso da quello della politica, almeno in quella che dovrebbe essere la sua accezione corretta.

    Ecco perché Landolfi va a Roma. Va a Roma per dire: se candidate Nicola Cosentino, non capisco perché allora io debba stare fuori.

    Nicola Cosentino ha due rinvii a giudizio per camorra e Landolfi ne ha uno. Nicola Cosentino, parimenti a Landolfi, ha superato le 3 legislature. Nicola Cosentino ha più clientele e più relazioni, soprattutto di tipo economico, sul territorio campano rispetto a Mario Landolfi, ma Mario Landolfi ha avuto una rappresentazione evidente, cospicuamente connotata quando ha rappresentato in tv e sui giornali i partiti in cui ha militato, con una buona capacità di reggere la scena.

    Cosentino candidato, lui no. Landolfi non capisce. In tutto onestà non capisce nemmeno il sottoscritto.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 20 gennaio 2013 ALLE ORE 11:49