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    L’EDITORIALE AVERSA – Amico Peppino, piantale di fare la caricatura di Peron, tira fuori le palle e chiedi al consiglio comunale di votare la revoca di delibera e convenzione di piazza Crispi


       Sabato prossimo il sindaco ha ancora una volta convocato un’assemblea popolare per declamare per la centesima volta la sua posizione negativa sulla convenzione stipulata a suo tempo tra il Comune e il Ctp. Ma la strada maestra non è questa. AVERSA- Siccome a Peppino Sagliocco, tutto sommato, vogliamo sempre bene, scomoderemo un parallelo storico […]

     

    Nella foto Sagliocco e lo storico presidente argentino Peron

     Sabato prossimo il sindaco ha ancora una volta convocato un’assemblea popolare per declamare per la centesima volta la sua posizione negativa sulla convenzione stipulata a suo tempo tra il Comune e il Ctp. Ma la strada maestra non è questa.

    AVERSA- Siccome a Peppino Sagliocco, tutto sommato, vogliamo sempre bene, scomoderemo un parallelo storico che, riteniamo, non potrà non fargli piacere, ovvero, Peppino Sagliocco è il nuovo Pericle, il sindaco che bypassa l’impaccio e l’impiccio della rappresentanza per rivolgersi direttamente al popolo riunito nell’agorà. Quel popolo, il popolo dell’Atene del quinto secolo a.C., deliberava e non si limitava ad ascoltare i discorsi del capo.

    E qui scatta la nostra amicizia generosa: Sagliocco, infatti,  sui temi rispetto ai quali ritiene che parlare al consiglio comunale sia del tutto inutile e superfluo, essendo molto più edificante per lui parlare al popolo direttamente, dicevamo non è che su questi temi permette al popolo di deliberare, magari con un referendum comunale. Dunque, a Sagliocco possiamo al massimo dare l’appellativo di “Peri”, dunque, di un Pericle a metà, mentre ci autocensuriamo a monte, mettendo a valore o a disvalore il nostro rapporto umano, nel momento in cui non scomodiamo altri parallelismi e altre suggestioni storiche che forse sarebbero più adatte a fotografare il comportamento di un sindaco che ancora una volta, per sabato prossimo, ha convocato non il consiglio comunale, non SPQA “Senatus populusque Aversanorum”, ma l’assemblea generale del popolo per comunicarle la sua ricostruzione e la sua versione dei fatti sulla ormai intricastissima vicenda di piazza Crispi e dell’immobile Ctp.

    Peron, Mussolini, il Saddam Hussain dei primi anni del suo potere, il Gheddafi giovane: affabulatori e populisti, capaci di innescare entusiasmi diffusi, ma poco inclini a chiamare (qualcuno potrebbe obiettare su Peron, ma noi confermiamo tesi e posizione) quel popolo dell’agorà a decidere sui temi che affollavano i loro discorsi.

    Ma pensandoci bene neanche questi paragoni sono perfettamente adattabili al sindaco di Aversa, visto che fino ad oggi, questi inviti formulati al popolo in assemblea plenaria non hanno certo determinato entusiasmi da adunata oceanica.

    E allora, è difficile rubricare in una categori questo sindaco anomalo, che vorrebbe fare il De Luca della situazione, ma che di De Luca non possiede ne il carisma ne il consenso.

    Noi, proprio perchè, come detto nutriamo ancora umana simpatia per lui, gli consigliamo di evitare avventure e gli consigliamo di evitare di fare il fenomeno a tutti i costi.

    Esiste una deliberazione del consiglio comunale di Aversa, risalente a una decina di anni fa. Una deliberazione a cui è seguita una convenzione con l’allora Ctp ugualmente approvata dal consiglio.

    Sagliocco è padronissimo di affermare che quella convenzione non è regolare, che quell’atto deliberativo fu una vera schifazza. Ma questo non può che attenere alla sfera del suo diritto di espressione del pensiero e della manifestazione della pur autorevole posizione politica di un sindaco. In democrazia, una cosa sono le posizioni politiche, altra cosa sono gli atti amministrativi che non possono essere revocati per effetto di una esplicazione orale di una posizione politica di un primo cittadino o di un assessore o di un consigliere comunale. Queste cose succedono nei regimi non democratici, ma in quelle che, nella definizione aristotelica venivano definite tirannie e oligarchie.  Quelle delibere di consiglio, per giunta, sono state considerate pienamente valide e pienamente espressive di conseguenze normative sulla materia in questione, da parte del dirigente dell’ufficio tecnico, Alessandro Diana.

    Suvvia, Peppino: ora piantala di fare il Peron in salsa normanna e dai senso alle posizioni che hai ed esprimi ad ogni pie’ su piazza Crispi, limitandoti ad attuare il percorso tipico e sacro della democrazia, che è un sistema istituzionale in cui la posizione politica si trasla nell’atto amministrativo attraverso un voto dell’organo, che quello stesso atto amministrativo, ha approvato a suo tempo. E’ il consiglio, infatti, comunale l’unico organismo in grado di revocare quella delibera e quella convenzione. A meno che, su questa vicenda non intervenga la magistratura inquirente a cui Saghliocco a dichiarato di essersi rivolto, aggiungiamo noi con piena illegittimità. Ma i tempi dell’azione penale non devono diventare dirimenti e condizionanti( in questo caso non è solo il democratico, ma il liberale che scrive: separazione dei poteri, you understand?) rispetto a quelli dell’espressione normativa che promana da un atto amministrativo, come può essere, in questo caso, solo e solamente una delibera del consiglio comunale, unico rappresentante, legittimo e legalmente riconosciuto, del popolo sovrano.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 29 gennaio 2014 ALLE ORE 13:19