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    L'EDITORIALE / Amendola tira fuori le palle, almeno una volta nella vita e fai rivotare a S. Arpino


      La dichiarazione “copri tutto” dei rappresentanti di Caputo, Picierno, Esposito ed Abbate, unita alla buffa querela contro ignoti, presentata dal presidente “fuggiasco” rende necessario un intervento per determinare un nuovo voto, dato che con un’urna rimasta indifesa, per 4 ore e 15 minuti, non ci si può fare certo uno spoglio. IN CALCE ALL’ARTICOLO […]

    Nelle foto, da sinistra, Enzo Amendola, Nicola Caputo e Lucia Esposito

     

    La dichiarazione “copri tutto” dei rappresentanti di Caputo, Picierno, Esposito ed Abbate, unita alla buffa querela contro ignoti, presentata dal presidente “fuggiasco” rende necessario un intervento per determinare un nuovo voto, dato che con un’urna rimasta indifesa, per 4 ore e 15 minuti, non ci si può fare certo uno spoglio. IN CALCE ALL’ARTICOLO IL TESTO INTEGRALE DELLA QUERELA SPORTA DA SERGIO PACE

     

    Segretario Amendola, prima di andartene, fai qualcosa che assomigli ad un’idea espressa di leadership. Ma se proprio biologicamente non ce la fai, allora prima di andartene in carrozza a Montecitorio, garantito tra i garantiti, esterna qualcosa, che assomigli all’esercizio di una funzione direttiva.

    Perchè il partito che annuncia in pompa magna la candidatura di Pietro Grasso, il partito che pensa di candidare Rosaria Capacchione, ma soprattutto la sua storia testimoniale, vissuta sul filo del rischio nella denuncia contro la camorra, non può far finire a tarallucci e vino quello che è capitato a Caserta sabato scorso, il giorno più ridicolo, e allo stesso tempo, più inquietante e più farlocco della storia della politica locale.

    Il giorno dell’ignominia, che supera anche quello del recente congresso provinciale del Pdl, quando alle 8 di sera avevano votato 2500 persone, e alle 9, con l’albergo vuoto, sui registri ne risultarono 6.000.

    Ma quelli lì non pretendono di essere diversi da quello che sono. Voi, invece, sì. Esponete la targa della legalità, allo stesso modo con cui certi camionisti espongono il loro nome, all’apice del parabrezza, disegnato con lampadine cafonal-psicadelico-sbrilluccicanti.

    Ci avete fatto due palle con la vostra agiografica retorica della legalità e poi permettete che ad oggi, non si sa bene che fine abbiano fatto almeno 40, 50mila euro versati o presuntamente versati dai casertani che hanno votato nelle 3 sessioni delle Primarie.

    Girare la faccia dall’altra parte al cospetto di certe cifre speculari, addirittura pedissequamente corrispondenti, raccolte sabato sera, da coppie di candidati, messi insieme, con la scusa mutuata dal manuale delle anime belle, della tutela rappresentativa di genere, da una riproposizione del meccanismo delle preferenze plurime, che ha rappresentato, negli anni 70 e 80, la peggiore espressione della forma clientelare e dell’imperio sulla politica da parte dei potentati economici che, da queste parti, sono spesse volte potentati camorristici, significa dare alimento anacronisticamente e farisaicamente a quell’humus che ha reso rigoglioso un rapporto improprio, illegale e velenoso, tra società economico-camorristica e la stragrande parte dei cittadini, che, da noi, non si sono mai trasformati in autentica società civile, proprio perchè la politica ha completamente mancato nell’adempimento di una sua missione di corretta mediazione e di chiara identificazione come corpo autonomo, rispetto ai poteri economici, da cui è stata asservita e con cui, ad un certo punto, è diventata corpo unico e indistinto.

    Ma qui sarebbe un discorso di uovo e di galline, e sarebbe troppo lungo affrontarlo in questa sede.

    C’è anche tutto questo nelle elezioni Primarie del Pd casertano. Il mio non è un eccesso di analisi socio politica. Questo lo sa bene quella piccola parte di uomini e di donne di buona volontà che in questa terra, è silente e silenziata dalle prassi che attraversano tutte le forze politiche che esprimono una visibilità in questo territorio.
    Ma tutto ciò, caro segretario Amendola è rappresentativo di argomenti e ragioni che dovrebbero essere dentro al Dna soprattutto di voi che venite da sinistra. E invece niente. Dopo quasi 100 ore da quello schifo di sabato sera, tu te ne stai in silenzio, rimuovendo, forse in nome della troppo nota doppia morale che vi contraddistingue, che le Primarie di Caserta non siano state nemmeno lontanamente, l’espressione di un corretto processo democratico.
    Te ne stai in silenzio sulla questione dei soldi, aspettando forse che gli eletti di sabato, in queste ore, facciano una pragmatica colletta tra di loro e mettano apposto i conti. Stai zitto su quelle combinazioni numeriche uscite dall’urna e che segnalano inquietanti e determinanti concentrazioni di consenso in due o tre realtà sole, a favore di qualche candidato.
    Stai zitto su quei numerini che assomigliano al quadretto dei fidanzatini di Peynet. Ma soprattutto, ed è questo il fatto più grave, che stai zitto su quello che è successo a S.Arpino e che è aggravato, a mio avviso dalla dichiarazione congiunta dei rappresentanti di Caputo, Picierno, Esposito e Abbate, che giustificano quello che è capitato, e dalla buffa querela presentata dal presidente di seggio, scappato con i registri, al quale presidente Pace ribadisco 3 o 4 domande: è mai possibile che non ha visto in faccia i suoi aggressori, che non è in grado nemmeno di declinarne grossolanamente i connotati? E ancora: quando ha visto i tumulti nel seggio, perchè ha pensato di allertare i carabinieri, scegliendo di raggiungere a piedi la caserma e non si è limitato a chiamare con il suo telefonino il 112, che avrebbe inviato i militari di S. Arpino a sedare risse latenti e patenti in neanche 5 minuti? E come mai, una volta arrivato in ospedale, dove la domanda viene posta ritualmente a chi ricorre al pronto soccorso, non ha raccontato l’aggressione subita, causa dell’effetto di trovarsi lì in quel momento, al posto di polizia, decidendo, invece, di presentare querela, naturalmente contro ignoti, dopo due giorni?
    Ecco, segretario Amendola: lasci almeno un ricordo positivo del suo grigio tram tram di uomo di apparati. Fai ripetere il voto a S. Arpino. La fuga del presidente con i registri in mano ha lasciato indifesa e abbandonata quell’urna dalle 9 di sera alle 01.15 di notte, momento in cui sul posto è arrivato il suo delegato Persico.
    E’ evidente ed incontestabile che quell’urna sia inquinata e dunque il voto, quanto meno a S. Arpino, non sia valido. Il risultato delle Primarie, già viziato dai problemi e dalle irregolarità che abbiamo raccontato, diventerebbe, senza un nuovo voto a S.Arpino, una delle peggiori vicende di un partito che manda il suo segretario, candidato premier, a Villa Di Briano, in terra di camorra e che dopo neppure un mese, sempre in terra di camorra, dato che S. Arpino sia una frazione di Sidney, sputtana proprio Bersani e ciò che ha detto in quell’occasione.
    Gianluigi Guarino
    CLICCA QUI PER LEGGERE LA QUERELA SPORTA DAL PRESIDENTE DI SEGGIO A S. ARPINO SERGIO PACE

    PUBBLICATO IL: 2 gennaio 2013 ALLE ORE 14:53