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    LA NOTA/ Mario Landolfi stretto tra falchi e colombe. Distinto, ma non ancora distante dal Pdl


    Non siamo riusciti ad essere presenti di persona, ma dai confusi resoconti giornalistici abbiamo capito che il gruppo del parlamentare uscente di Mondragone non si impegnerà per provare a incidere più di tanto in questa campagna elettorale. Caserta – Mario Landolfi non è privo delle stimmate del leader. E’ un uomo politico navigato, che ha […]

    Non siamo riusciti ad essere presenti di persona, ma dai confusi resoconti giornalistici abbiamo capito che il gruppo del parlamentare uscente di Mondragone non si impegnerà per provare a incidere più di tanto in questa campagna elettorale.

    Caserta – Mario Landolfi non è privo delle stimmate del leader. E’ un uomo politico navigato, che ha tesaurizzato i tanti anni trascorsi a Roma, assumendo un profilo rassicurante, per chi lo segue e per chi ritiene che possa essere un efficace rappresentante di una linea politica.

    Insomma, Landolfi ha sufficiente carisma per tenere legato a sé un gruppetto di persone che qualche movimento di consenso e di voti elettorali lo può determinare.

    A nostro malgrado non siamo riusciti a seguire direttamente i lavori del convegno che Landolfi ha organizzato, ieri sera, all’Hotel Vanvitelli, radunando i suoi sostenitori. Ma da quello che abbiamo letto, dalle cronache un po’ confuse, e, naturalmente, prive di ogni chiave di lettura, venute fuori sui giornali locali stamattina, mi sembra di aver compreso che non rappresenta una questione essenziale e dirimente, per il futuro di Mario Landolfi e del gruppo che lo segue, il loro posizionamento in queste elezioni politiche.

    Nel senso che, qualsiasi cosa faranno, questo inciderà relativamente sul dopo. E il dopo, infatti, quello che conta. Landolfi ritiene, dall’alto della sua esperienza, che il Pdl, dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio, si ritrasformerà e ritiene pure che Cosentino, sempre più risucchiato dai suoi problemi personali, ridurrà sempre di più la sua influenza nel partito campano, soprattutto se il Pdl dovesse diventare un’altra cosa, un nuovo soggetto politico.

    Ecco perché, se da un lato, ieri pomeriggio, Landolfi ha detto che il Pdl di oggi, quello che Berlusconi e Alfano hanno messo o hanno dovuto mettere nelle mani di Nitto Palma, non è un partito che può contare sulla mobilitazione e sull’impegno suo, di Coronella e degli altri sostenitori d’area, dall’altro non ha assecondato le spinte che gli provengono dall’ala più dura del suo gruppo, quella dei Coronella e dei Piatto che vorrebbero, già da ora, rompere ogni collegamento con il Pdl, aggregandosi agli altri ex An che hanno fondato Fratelli d’Italia.

    Landolfi vuole aspettare il post elezioni. Ritiene che il partito non andrà bene in Campania, ritiene che Nitto Palma, sempre meno assecondato dal sostegno politico e logistico di Cosentino, e con la poltrona di vice presidente del Senato, abbandonerà il posto di coordinatore regionale, che, dovrebbe, essere occupato da Mara Carfagna che con Landolfi ha un buon rapporto e un buon rapporto ha anche con Stefano Caldoro.

    Insomma, ieri sera, Landolfi ha dovuto, come in manuale del buon leader insegna, compendiare le posizioni più oltranziste e separatiste di Coronella e dei suoi, con quelle più aperturiste e dialoganti dei vari Magliocca e Cerreto, che, ritengono, di poter avere uno spazo in un Pdl decosentinizzato.

    Questa, la sintesi, vera, del convegno di ieri sera.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 26 gennaio 2013 ALLE ORE 13:02