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    Il ministro Kyenge a CASERTA. E il sindaco ne approfitta per porre la questione del mercatino illegale di piazza Pitesti


      Una giornata intensa per la titolare della delega all’immigrazione. Dopo gli appuntamenti di stamattina alla Reggia e in aula consiliare, oggi pomeriggio incontra le comunità di recupero di straniere sottratte alla prostituzione.   CASERTA -  E’ inutile negarlo a meno che non si voglia percorrere la strada dell’ipocrisia e del conformismo dialettico: il neo […]

    Nella foto il ministro Kyenge tra i consiglieri comunali di Caserta e il sindaco Del Gaudio

     

    Una giornata intensa per la titolare della delega all’immigrazione. Dopo gli appuntamenti di stamattina alla Reggia e in aula consiliare, oggi pomeriggio incontra le comunità di recupero di straniere sottratte alla prostituzione.

     

    CASERTA -  E’ inutile negarlo a meno che non si voglia percorrere la strada dell’ipocrisia e del conformismo dialettico: il neo ministro all’immigrazione Kyenge desta curiosità, interesse, al di là dei contenuti dei suoi discorsi, al di là dei suoi progetti. Un ministro di colore, un’africana naturalizzata che entra a far parte del governo è, e lo sarà ancor di più se si dimostrerà all’altezza del gravoso compito, un fatto positivo che aiuta, più di uno spot o più di una spot pubblicità-progresso, un processo di presa di coscienza, di autentica persuasione interiore da parte dei cittadini, condizione necessaria perché i processi di amministrazione degli immigrati regolari e rispettosi delle leggi, si verifichino in un clima di minore conflittualità e di migliore accettazione da parte di un’opinione pubblica, che, nella sua maggior parte, possiede buoni motivi per essere ancora diffidente.

    Occorrerà ancora qualche mese per considerare la visita del ministro Kyenge in una città o in un paese una normale visita istituzionale. Oggi è qualcosa di più. C’è la curiosità per una novità che diventa l’elemento principale, il primo motore dell’interesse dell’opinione pubblica.

    Dunque, anche Caserta, stamattina, ha guardato questa intelligente signora congolese con questo spirito. Lei se l’è cavata benissima riproponendo i temi a lei cari, relativi al riconoscimento dei diritti delle popolazioni immigrate, a partire da quel ius soli che è una bomba innescata nella maggioranza delle larghe intese che regge il governo di cui la ministra fa parte.

    Anche stamattina, i giornalisti hanno incontrato più di una difficoltà nel comune di Caserta per svolgere efficacemente il proprio lavoro. Porte precluse per la riunione tra la ministro, i componenti dell’amministrazione comunale e i consiglieri. Noi di Casertace siamo riusciti ad infilarci comunque un po’ di soppiatto e a prendere qualche appunto.

    Il motivo principale della visita del ministro a Caserta si collega alla sua partecipazione al  convegno su “Carriere legali ed illegali”, il quindicesimo appuntamento europeo promosso dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti e aperto in mattinata nel cuore della reggia vanvitelliana.

    Il programma della Kyenge non è certo improntato alla comodità. Tanti gli appuntamenti nel taccuino: questo pomeriggio (ora sono le 15,15) incontrerà la comunità di recupero delle straniere sottratte alla prostituzione e altri centri-pilota per l’integrazione.

    Il senso della sua visita nel capoluogo di Terra di lavoro è anche fondato sulla volontà, espressa dal ministro nel corso del suo intervento che ha tenuto stamattina nell’aula consiliare, di importare nel suo ministero tutte le buone pratiche del territorio come la cooperativa New Hope e la Casa Rut.

    Prevedibile la richiesta dei consiglieri del Pd locale, promotori dell’incontro, di riavere il Ministro in occasione dell’attribuzione della cittadinanza onoraria ad alcuni figli degli immigrati nati in Italia, evento reso possibile dall’approvazione all’unanimità da parte del consiglio comunale di una delibera votato lo scorso autunno.

    Il sindaco Del Gaudio, nel suo intervento, ha posto all’attenzione del Ministro anche situazioni che non contribuiscono a creare un rapporto pacifico e costruttivo con i residenti autoctoni. Un esempio fra tutti:  le distorsioni e le degenerazioni che si verificano nel mercatino abusivo di piazza Pitesti.

    Uno dei rappresentanti della comunità senegalese locale ha incontrato a pranzo la ministra per trattare, alla presenza del sindaco, proprio per discutere di questo problema.

    Naturalmente il ministro ha affrontato anche questioni di carattere più generale, ad esempio come  l’importanza dell’integrazione delle culture di popoli diversi, sottolineando ancora una volta la sua volontà di avere un ministero dell’interazione tra le culture, da cui nasca il reciproco rispetto per le diversità. Su un piano più pratico poi, la titolare del dicastero all’immigrazione ha auspicato la nascita di  cooperative che possano dare lavoro agli immigrati, anche se in un contesto di crisi, in cui milioni di italiani sono impossibilitati a lavorare, un discorso del genere è di ardua realizzazione.

    L’ultimo passaggio del suo discorso il ministro lo ha dedicato alla nota vicende degli insulti ricevuti via web da un esponente veneta della Lega Nord: “Contro di me ci sono stati insulti razzisti da una parte d’Italia che non ha capito che il cambiamento e’ gia’ in atto. L’Italia non e’ razzista ma tutti questi episodi che  si possono ignorare. Il fenomeno migratorio – ha sottolineato il ministro – e’ qualcosa di naturale. Gli insulti nei miei confronti non sono rivolti solo a me ma a chiunque rifiuti il razzismo. Da parte mia ho il dovere di dare un esempio di non violenza e di un’istituzione in grado di dare risposte. Il razzismo e’ una questione culturale, su questo stiamo lavorando per dare risposte”.

    Una battuta polemica il ministro l’ha spesa anche sui giornalisti colpevoli a suo avviso di dare una visione distorta dei fenomeni legati alla vita degli immigrati in Italia. Un rilievo, che non ci sentiamo di incassare senza un minimo di replica dato che abbiamo il dovere di dare notizie, adempiendo alla nostra missione di testimoni e di fotografi pedissequi della cronaca quotidiana. Per cui se un senegalese scende per strada con un machete e ferisce degli agenti accorsi per evitare il peggio, come è successo nelle scorse settimana in Corso Trieste, i giornalisti hanno l’obbligo di riportare la notizia e, a quanto ci risulta, nessuno ha strumentalizzato questo episodio per sollevare un problema di convivenza razziale.

    Fabrizio Arnone

     

    PUBBLICATO IL: 22 giugno 2013 ALLE ORE 15:40