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    ESCLUSIVA. “Meatball” Cesaro abborda Zinzi: patto tra famiglie. E Mimì sguinzaglia Oliva per sondare il partito su un’eventuale passaggio a Forza Italia


    Ovviamente, tutto questo si è verificato dopo che l’area cosentiniana ha compiuto lo strappo che ha portato alla costituzione di FOrza Campania. Il presidente della Provincia intravede spazi a Caserta, ma il discorso non è così facile CASERTA – Il presidente della Provincia Zinzi ha scelto Eduardo Oliva, uno degli uomini di cui si fida […]

    Ovviamente, tutto questo si è verificato dopo che l’area cosentiniana ha compiuto lo strappo che ha portato alla costituzione di FOrza Campania. Il presidente della Provincia intravede spazi a Caserta, ma il discorso non è così facile

    CASERTA – Il presidente della Provincia Zinzi ha scelto Eduardo Oliva, uno degli uomini di cui si fida maggiormente per svolgere un compito molto delicato: esplorare, tra i sindaci, gli amministratori comunali, i consiglieri e i vari dirigenti locali dell’Udc casertano  umori e sensazioni, in vista di un possibile approdo a Forza Italia.

    Zinzi lo ha fatto, cogliendo la palla al balzo e immaginando che l’area cosentiniana della Campania,ha mostrato di essere tutt’altro che in disarmo, nel momento in cui ben 9 consiglieri regionali hanno lasciato il gruppo di FI, fondando quello di Forza Campania,  lascerà definitivamente il partito monopolizzato ormai da Giggino Cesaro. Con i cosentiniani fuori, ha pensato Zinzi, anzi hanno pensato sia Zinzi padre che Zinzi figlio, a Caserta si aprono delle praterie che il presidente della Provincia proverebbe a colmare con un abbandono in forse dell’Udc.

    Dal canto suo, Cesaro potrebbe dire che, con la perdita dei cosentiniani, altri sono arrivati e che Zinzi vale elettoralmente i vari Petrenga, D’Anna e Sarro.

    Ma il problema non è così semplice, visto che l’area anti Cesaro ha dimostrato di poter esportare lo scontro nei 4 angoli della Campania. I 9 consiglieri regionali che hanno già votato contro Caldoro, rendendo essenziale il voto singolo del presidente nella veste di consigliere regionale per far passare la finanziaria, appartengono, infatti a tutte o a quasi tutti i territori della Regione: Napoli, Avellino e Salerno. In sostanza, questo produrrebbe uno smottamento di voti sicuramente cospicuo. I 9 cosiglieri regionali, che proprio oggi, martedì, hanno eletto Paola Raia capogrupppo, con l’apporto eventuale dei cosentiniani casertani, che non sono pochi, hanno un potenziale, numeri alla mano delle preferenze personali, raccolte dai fuoriusciti alle scorse Regionali, di circa 200 mila voti.

    Adesso, possiamo anche dire che una candidatura dei 9 consiglieri regionali in un partito diverso da quello squisitamente berlusconiano possa portare ad un’erosione del numero di preferenze.

    Ma se è vero questo, è vero anche che tutti gli altri che si candiderebbero nelle liste eventuali di Forza Campania, potrebbero compensare questa erosione. In poche parole, si può ipotizzare che Forza Campania valga circa il 10% e si propone come vero e proprio ago della bilancia per decretare la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento nelle elezioni Regionali dell’anno prossimo. Un bel po’ di più, dunque, di quello che un ingresso di Zinzi potrebbe portare al mulino di Giggino Cesaro. Ed ecco perchè, dopo che stamattina Raffaele Fitto ha attaccato un’eventuale nomina a coordinatore unico nazionale dell’attuale direttore del Tg4 Toti, facendo balenare una scissione pugliese, costruita sulle orme di quella campana, Berlusconi che in queste settimane ha avuto come principali consigliere Dudù “Calippo” Pascale e la caliente matesina trapiantata a Roma Maria Rosaria Rossi, stamattina ha fatto una mezza marcia indietro sul coordinatore unico, riaprendo le porte ad una sorta di ufficio di presidenza, formato da una decina di componenti, tutti con deleghe specifiche e tutti con lo stesso livello di potere.

    Una struttura meno piramidale più orizzontale, in cui potrebbe essere prevista, ad esempio, la conferma di Verdini all’organizzazione e il recupero di altri esponenti del partito che, a differenza di Alfano, non hanno mollato il cavaliere nel momento della sua maggiore difficoltà.

    Insomma, non è sbagliato collegare la vicenda localissima della liaison tra “Meatball” e Mimì con l’evoluzione politica sul piano nazionale. Tra le altre cose, ci sarebbe anche una difficoltà ulteriore, associabile alla particolarissima coincidenza di un’intesa a cui non lavorano 2 persone, ma 2 famiglie, visto che Meatball” sta a “Little Meatball” come Mimì sta a Gipo cioè Gianpiero Zinzi.

    E qualcuno già sogghigna: questa non è Forza Italia, ma è Forza Famiglia.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 14 gennaio 2014 ALLE ORE 21:17