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    ESCLUSIVA – La rivolta dei soldatini di piombo che al generale Polverino chiedono la testa del presidente Iarrobino


        Riunione piuttosto tesa l’altra sera. Tenga, Santonastaso, Antonucci e De Crescenzo stufi di alzare solo la mano CASERTA - I soldatini di piombo, oltre ad evocare la commovente storia raccontata nel famoso romanzo di Uri Orlev, sui due bambini ebrei a cui viene tolto tutto, a cui vengono strappati gli affetti più cari, […]

     

     

    Nelle foto, da sinistra, Donato Tenga, Gianfausto Iarrobino e Pasquale Antonucci

    Riunione piuttosto tesa l’altra sera. Tenga, Santonastaso, Antonucci e De Crescenzo stufi di alzare solo la mano

    CASERTA - I soldatini di piombo, oltre ad evocare la commovente storia raccontata nel famoso romanzo di Uri Orlev, sui due bambini ebrei a cui viene tolto tutto, a cui vengono strappati gli affetti più cari, ma che riescono a conservare la fantasia attraverso il loro gioco preferito, rimanda anche a concetti un po’ meno commoventi, più secolari, molto più materiali che si associano non alla simbologia, ma alla consistenza della materia prima di cui i soldatini sono costituiti.

    Soldatini di piombo: fermi e ligi al loro posto. Fanteria certo non di prima qualità, ma fedelissima. Soldatini che non fiatano, non protestano, non hanno paura. Stanno lì, passano inosservati e il capo, il generale,  può fare di loro ciò che vuole.

    Con rispetto parlando, questa cosa dei soldatini di piombo associa il nostro pensiero al ruolo e all’attività che hanno svolto, fino ad oggi, in Consiglio comunale, i componenti del gruppo di Caserta più. A 2 anni di distanza dalle elezioni, si fa fatica a ricordare tutti i loro nomi, a causa dell’impalpabilità della loro presenza.

    Stanno lì in attesa che il generale Polverino, che evidentemente la carriera militare l’ha fatta ai tempi di re Vittorio Emanuele, quando bastava avere un’altezza speculare a quella del monarca, 1.50 circa, per essere idonei alla leva, dia loro il solito ordine: “Alzate la mano…, abbassate la mano“.

    Per 26 mesi ha funzionato così.

    Tenga, De Crescenzo, Antonucci e Santonastaso hanno alzato la mano, zitti e mosca, covando un senso di rabbia nei confronti del loro collega di gruppo Gianfausto Iarrobino, che il generale Polverino, nell’occasione diventato mago Merlino, aveva trasformato da soldatino di piombo a soldato con diritto di parola.

    Ma anche le favole, scolpite nel tempo come un oleogramma apparentemente immutabile, possono, improvvisamente  produrre una variante clamorosa. I soldatini di piombo si possono rianimare. I primi a dare qualche accenno di vita sono stati Tenga e Santonastaso, i quali si sono stufati di alzare la mano e chiedono un posto in giunta. Non solo: ma da soldatini di piombo della vetusta fanteria si trasformano in precisi tiratori scelti e cominciano a martoriare le carni di Gianfausto Iarrobino, il quale, essendo un chirurgo dei tre buchi, all’inizio non ci fa caso, ma al quarto buco capisce che qualcosa non quadra rispetto al solito tram tram e comincia ad avere la strizza, dato che i suoi colleghi di gruppo le hanno lette e come le notizie sulla promozione della moglie in ospedale.

    E così i soldatini di piombo iniziano a muoversi come le statue e le sculture immortalate nel film “Una notte al museo”.

    Polverino, superata una prima fase di sorpresa, riprende il controllo degli eventi e richiama all’ordine, in una riunione svoltasi un paio di giorni fa, i suoi soldatini che ora chiedono la testa di Iarrobino in modo da poter ottenere un assessore.

    Un nuovo rimpasto che il sindaco Del Gaudio non ha alcuna intenzione di innescare, visto che già il primo si è consumato con grande profusione di pathos e di piatti in faccia.

    Riusciranno i soldatini di piombo a mettere in riga il loro generale? Oggi, no. Tra un annetto, chissà?

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 10 luglio 2013 ALLE ORE 19:10