Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    Cosentino: "Berlusconi e Cesaro fanno schifo". Come tuba Nicola con la giornalista di Repubblica!


      Piccola esegesi dell’intervista rilasciata dall’ex Sottosegretario al giornale nemico del Cavaliere. Pannella gli ha chiesto di candidarsi. Anche Casertace se avesse, per assurdo, fatto una lista lo avrebbe candidato, ma non per difendere la sua politica, che disprezzo, ma per difendere il Diritto IN CALCE ALL’ARTICOLO L’INTERVISTA A COSENTINO Caserta – Ci sono momenti […]

    Nelle foto, da sinistra, Nicola Cosentino, Conchita Sannino e Marco Pannella

     

    Piccola esegesi dell’intervista rilasciata dall’ex Sottosegretario al giornale nemico del Cavaliere. Pannella gli ha chiesto di candidarsi. Anche Casertace se avesse, per assurdo, fatto una lista lo avrebbe candidato, ma non per difendere la sua politica, che disprezzo, ma per difendere il Diritto IN CALCE ALL’ARTICOLO L’INTERVISTA A COSENTINO

    Caserta – Ci sono momenti in cui certi rapporti, che sono chiari da tempo a chi ha occhio per vedere e a chi ha esperienza per valutare il lavoro di un collega, possono esplicitare la loro natura. Nel covo di quello che dovrebbe essere il nemico, e cioé nel giornale La Repubblica, Nicola Cosentino viene complessivamente considerato un target, un emblema che declina le relazioni di Silvio Berlusconi con un certo mondo, con una certa politica che bordeggia la rotta guardando da un lato le ragioni del consenso, dall’altro un mondo da cui questo consenso deve arrivare in maniera facile, veloce, senza dispendio di energie culturali ed intellettuali.

    Ma negli ultimi due anni, soprattutto negli ultimi 2 anni, la redazione napoletana di Repubblica ha tessuto con il nostro, un rapporto che, chi ha, appunto occhi per vedere e per leggere bene è andato un po’ al di là di una corretta, neutra relazione tra una testata giornalistica, pur orientata a sinistra e colui che in questa Regione ha impersonato tutto quello che la sinistra dice, molto spesso solo a chiacchiere, di voler combattere.

    Ecco , il rapporto fintamente conflittuale tra Nicola Cosentino e la redazione napoletana di Repubblica è ciò che mi ha fatto maggiormente considerare la valenza, la potenza, la possanza di Nicola Cosentino come abilissimo tessitore di rapporti e come titolare di argomenti convincenti perchè questi rapporti potessero assumere, soprattutto dal momento in cui è stato colpito dalle ordinanze di arresto, in una maniera tale da non danneggiarlo ulteriormente. Lui dice, Cosentino, e lo ha detto ancora in conferenza stampa l’altro giorno, che gli organi di informazione lo hanno martirizzato. Ma in Campania non è stato così, almeno per quanto riguarda gli organi di informazione che vanno per la maggiore.

    Dunque, non mi ha stupito affatto vedere con i miei occhi, ieri mattina, mercoledì, proprio una giornalista della redazione napoletana di Repubblica, varcare il portone dell’abitazione di Nicola Cosentino, in via Tescione. Abitazione piuttosto elegante che ha la ventura o la sventura di trovarsi a 30 metri dal cancello di Casertace.

    Concita Sannino, principale giudiziarista del giornale e non un giornalista che si occupa abitualmente di politica.

    Questo ai miei occhi, non mi è sembrato strano, perchè ho ripensato a certi articoli pubblicati dalla stessa giornalista su parenti di Cosentino, sul mitico Nicola Diana, dominus di Terra di Lavoro Spa, seguiti poi, da articoli molto più morbidi, da interviste abilmente spacciate per dialoghi duri, in cui il giornalista nulla risparmiava all’intervistato, ma che in realtà domandavano a Cosentino tutto quello che Cosentino voleva, in sostanza che gli fosse domandato.

    Ieri mattina, la possibilità che Cosentino ne potesse cantare 4 a Silvio Berlusconi, cioè al nemico vero del giornale fondato da Eugenio Scalfari, ha reso tutto più comodo. Non c’era neppure più la necessità di dare ad intendere che si trattasse di un’intervista all’americana, in cui il giornalista recita con determinazione leonina il ruolo di inquisitore del politico di turno.

    E ne è venuta fuori una bella messa cantata, con tutti i salmi salmodiati al punto giusto, dentro ad una conversazione che, beata lei, manco a dirlo nella sua ora di svolgimento, è stata condita da autentici colpi di fortuna come le telefonate ripetute di Paola Picilli, storica segretaria di Berlusconi, che proprio mentre Cosentino parlava con il giornale, nemico giurato di Berlusconi, lo implorava di rispondere al telefono al Cavaliere.

    Un momento provvidenziale, un’autentica botta di mazzo, per la giornalista, che si è potuta chiedere e ha potuto chiedere a Cosentino, per effetto di quelle telefonate a cui evidentemente ha assistito di persona, il motivo di queste insistenze, di queste autentiche preghiere, magari collegandolo al ruolo che lo stesso Cosentino, avrebbe interpretato, come un vero e proprio soldato, come un vero e proprio attendente di campo, muto e prodigo di attenzioni riservatissime e protettive nei confronti del suo generale, quando c’era la necessità di tacitare le ragazzotte campane che Berlusconi, italiano e frescone, andava a corteggiare.

    Chi fa questo mestiere, e lo fa fino all’ultima cima dell’ultimo capello come il sottoscritto, non può non cogliere elementi sospetti da una intervista come questa, che sa tanto di pietanza precotta, di scrittura preventiva, a cui viene appoggiata la scena asseveratrice, validatrice di una molto ipotetica conversazione in cui un giornalista pone le domande e l’intervistato risponde con il giornalista che prende diligentemente appunto testuale.

    Insomma, senza girarci troppo attorno, questa intervista a me sembra una patacca e non è casuale che l’abbia confezionata Conchita Sannino.

    Detto questo, stando al testo di Repubblica, Cosentino non conferma espressamente, ma fa capire di essere intervenuto, diciamo così in maniera materiale, per evitare che Nomi Letizia sputtanasse il Cavaliere.

    Detto questo, Cosentino dà in linea di massima del traditore a Berlusconi e, usa lo stesso trattamento al suo amico Giggino Cesaro, il quale si è preso la sua candidatura e non ha difeso Cosentino. Naturalmente non avremo mai la controprova di cosa sarebbe successo a parti invertite. Io un’idea ce l’ho, ma, non avendo, appunto, la controprova, me la tengo per me.

    Cosentino ritiene Berlusconi autore e complice di un vero e proprio “trave di ferro” organizzato in maniera scientifica da diverso tempo, in modo da farlo fuori all’ultimo secondo, senza che lui potesse riorganizzarsi politicamente, candidarsi altrove e danneggiare il Pdl.

    Cosentino ribadisce la sua estraneità al complotto contro Caldoro e a Caldoro regala giudizi sprezzanti, ma confinati all’interno del perimetro della politica, dandogli in sostanza dell’incapace.

    Sui rifiuti, dice di aver salvato il Cavaliere, ma questa volta, a differenza di quanto fa con la questione Nomei, non fa balenare un suo intervento di tipo inconfessabile, ma parla solo di una moral,  forse anche un po’ material suaision condotta nei confronti del sindaco di Terzigno, che avrebbe protetto il culo al Cavaliere e alla Regione, aprendo la contestatissima discarica in montagna.

    Capitolo liste: Cosentino, il nome non lo fa del custode dei documenti, che erano scomparsi. Difende Michele Izzo, non nomina Nicola Turco e dice pure che probabilmente si è tentato di far fuori dalle candidature alcuni suoi fedelissimi. Dice che voterà Pdl, ma non muoverà un solo dito in campagna elettorale.

    Naturalmente la Sannino le domande interessanti a Cosentino non le ha poste. Ma questo, come detto non mi stupisce affatto.

    Gianluigi Guarino

     

    POST SCRIPTUM - Cosentino dice che lo hanno chiamato sia quelli di Grande Sud, si Marco Pannella, per offrirgli la candidatura. Beh, Nicola se “trave di ferro” è stato, come tu dici, alla fine Micciché non ti avrebbe candidato. Mentre il mio amico Marco Pannella, sì. Ma noi siamo quelli liberali sul serio.

    Pensiamo di te tutto il male possibile da un punto di vista politico, ma riteniamo che “Caino non debba essere toccato” e soprattutto che i poteri di uno Stato di diritto debbano essere separati e autenticamente indipendenti. Ecco perchè Marco Pannella ti avrebbe candidato. Ecco perchè, per difendere il tuo diritto di essere un innocente fino ad una sentenza definitiva, Casertace se per assurdo avesse presentato una lista, a queste elezioni, e pur non condividendo nulla della tua politica, ti avrebbe candidato. Non per difendere te, ma per difendere il Diritto.

    G.G.

    CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA A COSENTINO, PUBBLICATA STAMATTINA DA REPUBBLICA

    PUBBLICATO IL: 24 gennaio 2013 ALLE ORE 11:37