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    L’EDITORIALE – Tommaso De Simone, il boom dell’export agro-alimentare e il divario impietoso tra la consistente operosità di un contadino e il fumo inutile della nostra politica


        Ieri sera, venerdì, il presidente della Camera di Commercio di Caserta è stato ospite degli studi della Rai di Napoli       Questa terra sembra maledetta da un destino cinico e baro, che la tiene imprigionata in uno stato di minorità economica ed economico-sociale. Finanche gli effetti, in parte congiunturali, in parte […]

     

     

    Ieri sera, venerdì, il presidente della Camera di Commercio di Caserta è stato ospite degli studi della Rai di Napoli

     

     

     

    Questa terra sembra maledetta da un destino cinico e baro, che la tiene imprigionata in uno stato di minorità economica ed economico-sociale.

    Finanche gli effetti, in parte congiunturali, in parte legati ad una struttura dell’offerta, che va migliorando e qualificandosi, e, dunque, finanche il produttivo incrocio tra la domanda internazionale, proveniente da paesi che hanno ormai superato la fase più acuta e lancinante della crisi, e l’offerta di eccellenze che, nonostante tutto, riesce ad esprimere la combinazione positiva tra il settore primario e il settore terziario dei servizi, rischia di trasformare in un autentico fuoco di paglia il 34 e passa % di incremento delle esportazioni del settore agro-alimentare, significativamente valorizzato anche da esperienze di accoglienza, come quelle premiate ieri mattina, venerdì, (CLICCA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO ) dalla Camera di Commercio di Caserta.

    Tommaso De Simone, che della Camera di Commercio è il presidente, è stato ospite, sempre ieri, venerdì, negli studi napoletani della Rai e, purtroppo, non ha potuto portare con sè solo la soddisfazione di questi importanti numeri macro-economici. Davanti a lui scorrevano le immagini dei vari servizi giornalistici sulla Terra dei Fuochi, sulle proteste dei coltivatori diretti di Acerra, spaventati dagli effetti che il problema dell’inquinamento da rifiuti tossici può causare in termini di ricaduta sia relativamente al mercato dei concimi interni, sia per quel che riguarda i mercati internazionali.

    Dunque, a De Simone non è restato altro da fare se non incrociare le dita, sperando che l’impatto sull’agricoltura della Campania Felix e, dunque, sull’agricoltura della provincia di Caserta, non vada a vanificare questo meraviglioso incremento nel primo semestre del 2013, che ha fatto impennare l’export casertano in una misura superiore ad un terzo rispetto a quello dell’ultimo semestre del 2012.

    In quelle parole di De Simone, nella sua richiesta formulata alle istituzioni di occuparsi, ancor prima della bonifica, di una rigorosa perimetrazione dei terreni, utile a far chiarezza nella testa dei cittadini, ma, soprattutto, nella testa dei consumatori italiani e stranieri, risiedeva tutta la logica lungimirante, apparentemente banale, di un uomo di economia che quasi rimane incredulo di fronte all’incapacità della politica di essere anche minimamente realista, minimamente concreta, di fare cose semplici, possibili ed efficaci.

    Nelle parole di De Simone si è definita emblematicamente l’orma che segna il divario tra la Caserta reale, quella del lavoro e della operosità contadina, e la Caserta fumosa, evanescente ed inconcludente, rappresentata dalla politica e dalle sue grigie esplicazioni istituzionali.

     

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 23 novembre 2013 ALLE ORE 16:56