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    L'EDITORIALE / Per Romano, se il Pdl perdeva era colpa di Nitto, ora che ha vinto è merito di Caldoro


      Dopo quello che è successo alle ultime elezioni politiche, la presenza del presidente del Consiglio regionale nel maggiore partito di centro destra è diventata impossibile, come impossibile è considerare una cosa seria, una candidatura di Romano alle europee nella lista del Pdl   Tra le poche cose che Pierluigi Bersani, a cui non fa […]

    Nelle foto, da sinistra, Paolo Romano, Nitto Palma e Stefano Caldoro

     

    Dopo quello che è successo alle ultime elezioni politiche, la presenza del presidente del Consiglio regionale nel maggiore partito di centro destra è diventata impossibile, come impossibile è considerare una cosa seria, una candidatura di Romano alle europee nella lista del Pdl

     

    Tra le poche cose che Pierluigi Bersani, a cui non fa difetto l’umana simpatia, ha indovinato in questa campagna elettorale c’è una battuta pronunciata su Pierferdinando Casini: “Quello lì, morirà di tattica“. L’evidenza di questo esito elettorale segnala il dato positivo di una minore incidenza in termini di reddito elettorale delle operazioni realizzate col bilancino.

    Oggi, in Italia, i giochi di abilità, le trame di Palazzo, quel coacervo di elaborazioni cerebrali, di atti, di piccole azioni che chi parla bene racchiude nella parola “politicismo”, non rende al cospetto degli elettori o non rende più come prima. Questo, benché la consistenza materialissima di un voto di massa disordinato, scivolato verso la protesta basica, ci dà l’apparenza del contrario, delinea un tratto positivo di ancora incerta, ma promettente, originale, rispetto alla storia del nostro paese, maturazione della coscienza civile e di cittadinanza.

    Chi, a livello locale, dovrebbe far tesoro della cattiva sorte toccata ai professori della “Politique, Politicienne“, cioè ai politicanti, è il presidente del Consiglio regionale Paolo Romano, il quale ha riempito le settimane della campagna elettorale con una serie di comunicati stampa densi solo di affermazioni collegate ad una visione meramente tattica della politica.

    Una di queste affermazioni ci è rimasta particolarmente impressa: quella rilasciata qualche minuto dopo la formalizzazione della nomina di Francesco Nitto Palma a coordinatore regionale del Pdl.

    Ritenendo Romano, che il destino di questo partito in Campania fosse segnato e che sicuramente il centrodestra, come indicavano i sondaggi sarebbe stato sconfitto, scrisse con vena caustica e dozzinale retorica, che era giusto che Nitto Palma ricoprisse quell’incarico, perchè questo avrebbe permesso, dopo le elezioni, di avere un punto di riferimento chiaro per individuare l’agenzia politica su cui far ricadere la responsabilità dell’esito dell’urna.

    Chiaramente, Paolo Romano aveva un piano, appunto tattico, che nella sua testa, ma solo nella sua, era considerato un piano strategico, ma che strategico non era, dato che tattica e strategia, benchè vengano spesso confuse, non sono assolutamente la stessa cosa.

    Questo pensava il nostro: il Pdl le busca, Nitto Palma se ne ritorna a Roma con le pive nel sacco e a quel punto quello che resterà nel centro destra in Campania, sarà costituito dagli abitanti del pianeta Caldoro. Metteremo – questo pensava Romano – un nostro fantoccio al coordinamento regionale e tutto il partito mi appoggerà l’anno prossimo alle elezioni europee, nelle quali avremo carta bianca per determinare anche la composizione della lista.

    Ma Romano non sa che la tattica è uno strumento complementare della strategia. Se avesse studiato qualche biografia di Annibale, gran condottiero cartaginese, saprebbe che uno stratega può anche privilegiare una tesi, può anche considerare prevalente una possibilità, una visione, una prospettiva ma deve essere pronto di ingegno e di riflessi per fronteggiare eventi diversi e imprevedibili. Lo stratega, rispetto al tattico che ha una prospettiva confinata nel breve o nel brevissimo termine, non si lascia trovare impreparato, spiazzato, se i fatti, la realtà si direzionano verso evoluzioni non immediatamente pronosticabili.

    Uno stratega non afferma, come invece ha fatto Romano, subito dopo l’esito delle elezioni di domenica e lunedì, che se il Pdl ha vinto in Campania, (perchè, aggiungiamo noi, è il Pdl ad essere andato bene, e non certo i partitini appoggiati da Caldoro) questo è merito del governatore, perchè oltre alla caratteristica mistificante e mistificatrice dell’affermazione, questo rappresenta un pensiero debole da un punto di vista non logico, ma semplicemente in termini di consecutio lessicale.

    Se uno, infatti, scrive 20 giorni fa che Nitto Palma sarebbe stato l’unico responsabile del risultato elettorale, non può dire tre settimane dopo che il responsabile di quel risultato è, invece,  Caldoro, solo perchè il Pdl ha vinto e non ha perso come Romano pensava e come Romano, prove alla mano, ha tentato direttamente di far perdere, non votandolo e non facendolo votare, al pari di quello che ha fatto, seppur in maniera meno spregiudicata, Caldoro, che quantomeno non ha svolazzato tra Monti e l’astensione, ma ai suoi ha fatto votare, come dimostra il dato di Carinola, paese di Massimo Grimaldi, per Grande Sud.

    Suvvia, siamo seri, presidente. Scriva un comunicato, per una volta, sincero. Faccia outing: dica che lei in questo partito non ci si rivede più, non ci si ritrova. Dica che questo partito ha una classe dirigente per la quale lei avverte sensi di consistente ripugnanza.

    Se lei lo facesse, noi saremmo pronti anche a valorizzare queste sue affermazioni, evidenziando le molti ragioni che queste conterrebbero. Esca dal Pdl e continui, eventualmente, la sua esperienza politica in un altro partito, che la potrà ospitare alle prossime elezioni europee. Magari questo, potrebbe significare la nascita di un nuovo grande soggetto politico della Campania e del Sud.

    Ma per fare una roba del genere, la tattica non è sufficiente. Occorre la strategia. Ma la strategia non si compra ai grandi magazzini delle frasi fatte e delle furberie tattiche. Per questa cosa occorre attitudine, cuore, passione, sentimento, un certo tipo di intelligenza, oltre che una consistente stiva di conoscenze e cognizioni. E mi sa, che lei, ad occhio e croce è un po’ lontano.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 28 febbraio 2013 ALLE ORE 13:46