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    L’EDITORIALE / Manovre oscure sul nuovo gassificatore. Di Natale, dia conto del suo lavoro


        L’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Gisec sulla morosità integrale dei comuni nel pagamento delle tariffe per l’utilizzo degli impianti di smaltimento disegna oscuri presagi in una provincia in cui la camorra ha introitato centinaia di miliardi, proprio grazie alla non esistenza di un serio impianto di smaltimento   Il destino di questa […]

    Nelle foto, da sinistra, Michele Di Natale, Stefano Caldoro e Domenico Zinzi

     

     

    L’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Gisec sulla morosità integrale dei comuni nel pagamento delle tariffe per l’utilizzo degli impianti di smaltimento disegna oscuri presagi in una provincia in cui la camorra ha introitato centinaia di miliardi, proprio grazie alla non esistenza di un serio impianto di smaltimento

     

    Il destino di questa provincia è quello di dover considerare l’emergenza non una conseguenza di una patologia, di un problema causato dal cattivo funzionamento di un processo o di un sistema amministrativo, ma un vero e proprio stato fisiologico.

    Se l’accezione del concetto di patologia si stravolge e si derubrica fino al punto da confondersi nel fatto ordinario, vuol dire che abitiamo in un posto in cui il livello di vita, la qualità dei servizi, la consistenza del tessuto civile, cementato da un’identità culturale, saranno autentiche chimere.

    Chi tra i componenti delle nuove generazioni rimarrà qua lo farà perchè ha un’attitudine all’accomodamento, alle scorciatoie, a quello che noi definiamo ricottismo, alla più o meno rassegnata accettazione dello status quo. Gli altri andranno via.

    Ci avete fatto caso a questa vicenda dei comuni che non pagano le cifre dovute alla Gisec e, dunque, all’amministrazione provinciale per l’utilizzo degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti? Può darsi che il problema esista anche in altri luoghi d’Italia, ma qui si connota con un dato che lo depatologizza, facendo diventare ordinaria l’inadempienza.

    Qui non paga nessuno. Non ha mai pagato nessuno.

    Ora, sarebbe inconsistente analizzare questo dato, sputando in faccia a tutti i sindaci della Provincia, non provando ad andare in profondità alla ricerca di tutte le ragioni di questo fatto di gravità inaudita, che pone in serio pericolo la tenuta di tutto il sistema della raccolta e dello smaltimento in provincia di Caserta.

    Di questi tempi, con i tagli draconiani che i comuni hanno subito nei trasferimenti statali, con le famiglie costrette ad evadere perché ridotte alla canna del gas da un livello di tassazione, unico al mondo nel suo vergognoso fardello di imposte, tributi e balzelli rapinatori, è possibile che effettivamente i comuni non siano più materialmente in grado di corrispondere al loro dovere di traslare lo status di soggetti esattori delle tasse sui rifiuti, nello status di clienti pagatori degli impianti di smaltimento.

    Una cosa di questo genere, in un altro luogo aprirebbe dibattiti profondissimi, innescati da sensi di viva preoccupazione e di speculare allarme. Qui non succede nulla. La Regione se ne fotte. La Provincia si limita ad azionare la sirena d’allarme. Occorrerebbe una enorme conferenza dei servizi per capire e per mettere in rete una concreta strategia di rivitalizzazione istituzionale.

    A questa conferenza dei servizi domanderei, perchè cavolo le procedure della costruzione del nuovo gassificatore che abbasserebbe drasticamente la bolletta dei costi di smaltimento a carico dei comuni, si sia prima arenata e poi decisamente rallentata. Colpa delle proteste? Non credo proprio, quelle sono legittime e hanno a che fare con una sana dialettica politica che poi trova la sua sublimazione nell’espressione massima del popolo sovrano: nel voto dell’urna elettorale. E’ legittima la protesta, come è legittima l’opinione difforme che considera valido ed utile questo progetto. E’ doveroso, invece, che chi ha il dovere di decidere, lo faccia assumendosi ogni responsabilità.

    Professore Di Natale: lei che questa responsabilità ce l’ha, lei che è dotato di un mandato commissariale trasmessole dalle istituzioni territoriali, cioè da Regione e Provincia. Un mandato che le fornisce carta bianca nella gestione delle procedure che devono condurre alla costruzione dell’impianto di Capua, ci spiega per quale motivo sta trascorrendo tutto questo tempo senza che le cose si sviluppino con la celerità necessaria per evitare che questa provincia si riempia di monnezza e di discariche, gestite (dejà vu) dalla criminalità organizzata?

    Lei ha il dovere di andare avanti e se non è in grado di andare avanti ha il dovere di rimettere il suo mandato, per il quale è pagato profumatamente, con i soldi dei cittadini. Cosa sta succedendo? Perchè le cose vanno tanto per le lunghe? Non è che a Caserta certi poteri, collegati ancora ad un certo tipo di imprenditoria che sull’emergenza rifiuti ha costruito patrimoni criminali degni degli sceicchi di Abu Dhabi, ancora oggi, come è successo in passato conservano una capacità di interdizione?

    Forza, professore Di Natale. Ci spieghi e spieghi a tutti a che punto dell’opera lei si trova.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 8 marzo 2013 ALLE ORE 18:47