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    L’EDITORIALE – Ecco perchè il Pd di Caserta, sui 300 appartamenti di Penzi in via Falcone si gioca la faccia, per ora e anche per dopo


            L’apparente tenuta sulla posizione del no dei 10 consiglieri comunali federati, pone il problema, non da poco per loro, ai consiglieri del Pd di risultare decisivi per il futuro dell’attuale maggioranza, ma anche per il futuro di tantissime piccole famiglie di micro-proprietari terrieri, a cui da anni viene coscientemente e premeditatamente […]

    Nella foto, da sinistra, Enrico Tresca e Franco De Michele

     

     

     

     

    L’apparente tenuta sulla posizione del no dei 10 consiglieri comunali federati, pone il problema, non da poco per loro, ai consiglieri del Pd di risultare decisivi per il futuro dell’attuale maggioranza, ma anche per il futuro di tantissime piccole famiglie di micro-proprietari terrieri, a cui da anni viene coscientemente e premeditatamente negata la realizzazione del nuovo Puc, allo scopo di favorire le solite oligarchie palazzinare

     

     

     

    La sapete l’ultima? In questa città, dove la politica dei politicanti, maramaldeggia grazie all’ignoranza che regna sovrana nella maggior parte del tessuto civile, anzi incivile, della sua società, si può raccontare qualsiasi fregnaccia per giustificare una posizione, per renderla fruibile e commestibile.

    E’ chiaro, in queste ore, l’imbarazzo che si registra in alcuni ambienti del Pd di Caserta di fronte alla necessità di dover assumere una posizione sulla vicenda dell’approvazione della delibera, attraverso la quale, modificando in sostanza il Piano Regolatore vigente, sarà data la possibilità all’imprenditore di Maddaloni Penzi, di costruire 300 appartamenti nella zona di via Falcone, in quello che, curiosamente, viene definitito “Housing sociale” e che, al contrario, è una evidente speculazione edilizia, autorizzata, però, dalla prima versione del Piano Casa Regionale che consente all’ingegnere Penzi di costruire 300 appartamenti, assegnandone il 5%, e cioè la miseria di 15, ad una destinazione sociale, attraverso le graduatorie dell’IACP.

    L’evoluzione e la crisi nei rapporti tra il sindaco Del Gaudio, l’Udc e gli altri tre consiglieri del gruppo federato, ha riempito di pensieri la testa di due o tre consiglierei del Pd, i quali ritenevano di non avere il problema di essere decisivi nel voto per l’approvazione dell’Housing 1. E invece, alla luce della posizione del partito di Zinzi, di quella di Fratelli d’Italia e di Saverio Russo, e alla luce della conferma del no di “Speranza per Caserta” e di Luigi Cobianchi, quello che decideranno Franco De Michele, Enrico Tresca, Gianni Comunale e Carlo Marino risulterà determinante per l’approvazione della stessa delibera.

    Il Pd ripete a sè stesso continuamente, quasi come se non ci credesse, di tessere un grande soggetto politico popolare, in grado di rappresentare al meglio tutti gli italiani.Insomma, una cosa grossa. Uno dei temi importanti che si sviluppa attorno a questa rivendicazione di ruolo del Pd è rappresentata dalla valutazione sulla qualità delle sue classi dirigenti locali.

    Le classi dirigenti locali del Pd sono all’altezza della missione storica che il partito, che si autodefinisce riformista, si è assegnata? Le risposte (e stavolta stiamo facendo un discorso serio, senza cazzeggio) dipendono anche da posizioni come quelle che De Michele, Tresca, Marino e Comunale assumeranno su delibere come quella dell’Housing 1.

    La questione è politicamente impegnativa, e non può essere neutralizzata con le stronzate di cui sopra. Non si può dire, come stanno facendo filtrare ambienti vicini ad alcuni consiglieri comunali del Pd di Caserta, che la colpa dei 300 appartamenti di via Falcone sarebbe riconducibile ai contenuto del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, in modo da far ricadere la responsabilità sullo stesso Udc, padre di questo piano e oggi, nell’acrobatica costruzione malevola, ma soprattutto infondata, di questi ambienti del Pd, incoerente oppositore dell’Housing 1.

    Si tratta di una gigantesca mistificazione, che assomiglia molto ad una scusa per giustificare bagattelle, tipo astensione o assenza strategica al momento del voto.

    Il Pd, e non solo quello di Caserta capoluogo, su questa vicenda si gioca quell’altro po’ di faccia che gli è rimasta. Sul piano politico, può mettere in difficoltà Del Gaudio, che dovrà fino all’ultimo secondo mercanteggiare con qualcuno dei federati, per far passare l’operazione.

    Trattandosi di una delibera la cui bocciatura o il cui accantonamento non implicherebbe la caduta dell’amministrazione, il Pd non può neanche accampare un’altra scusa: quella di non voler fare un favore a Zinzi e all’Udc, prima che non sia chiara la prospettiva di un’eventuale alternativa per il dopo-Del Gaudio.

    Su un piano ugualmente politico, ma diverso dalla vicenda relativa ai numeri del consiglio comunale, se il Pd con qualche schifezza dell’ultima ora, dovesse diventare decisivo per il passaggio dell’Housing, si assumerebbe la responsabilità gravissima di schierarsi con le solite oligarchie cittadine dei palazzinari, voltando le spalle a un blocco sociale che dovrebbe rappresentare il suo naturale interlocutore e naturale riferimento.

    Il Pd diventerebbe complice in concorso del depauperamento della votazione prevista dal Ptcp in termini di nuovi vani nella città di Caserta. E non lo farebbe con una scelta politica all’interno della procedura costitutiva di un nuovo Puc, ma attraverso una piratesca, quandanche autorizzata dalla prima scellerata versione del Piano Casa, modifica al Piano Regolatore Generale vigente.

    “La prenderebbero in quel posto” le migliaia di micro-proprietari che aspettano il nuovo Puc come una manna dal cielo, per risollevare il reddito delle proprie famiglie.

    Se il Pd diventa decisivo per l’approvazione dell’Housing 1, avrà dettato il suo onorevole testamento, dato che perderà ogni credibilità come naturale soggetto catalizzatore, attorno a cui costruire un’alternativa possibile. Questo accadrebbe proprio nei giorni in cui, con la candidatura alla Segreteria Provinciale di Raffaele Vitale, si intravede almeno il tentativo di sottoporre il partito ad un salvifico elettrochoc.

    Sarebbe ben singolare se proprio i sostenitori di Vitale nella città capoluogo diventassero protagonisti di un’azione in totale, raccapricciante, distonia con lo spirito e gli obiettivi della candidatura del giovane sindaco di Parete.

     

    Gianluigi Guarino

     

     

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 19 ottobre 2013 ALLE ORE 13:24