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    L’EDITORIALE DI NATALE – Terra dei Fuochi, suicidi, omicidi, giovani allo sbando, disoccupazione… Il miglior augurio di Casertace: torniamo ad essere umili come quel “Bambino”


          di Massimiliano Ive   Mentre siamo intenti ai preparativi della festa, quella del Natale, il pensiero ci porta alla giornata di domani, al dì di festa, al giorno in cui i cristiani credono nella “venuta” di un bimbo; di un Dio, di una Parola, di un Verbo che non “ha disdegnato” di […]

     

     

     

    di Massimiliano Ive

     

    Mentre siamo intenti ai preparativi della festa, quella del Natale, il pensiero ci porta alla giornata di domani, al dì di festa, al giorno in cui i cristiani credono nella “venuta” di un bimbo; di un Dio, di una Parola, di un Verbo che non “ha disdegnato” di farsi come noi, assumendo la nostra “natura” e, quindi le sembianze di un fanciullo in fasce, per sanare, per salvare la nostra “carne”, il nostro peccato, la nostra condizione umana.

    Dio, come viene, poi, sottolineato da San Paolo nella lettera ai Filippesi, sia nella nascita, sia nell’evento della morte si fece piccolo ed umile in mezzo a noi: “Il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte ed ala morte di croce”.

    Direte voi, perchè nell’augurarvi un sereno e felice Natale, la redazione di Casertace intende lanciare un messaggio contenente la virtù dell’umiltà…!?!?

    Occorre, umiltà per promuovere il rilancio e il recupero di un territorio, ormai non più conosciuto come Terra di Lavoro, ma Terra dei Fuochi.

    Forte è stata l’esperienza vissuta col nostro direttore qualche mese fa, quando per effettuare un servizio a Casal di Principe, dopo le esternazioni di Carmine Schiavone, notammo come quel prezioso dono di una terra fertilissima e caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e da ricche colture, fosse svilito dalla presenza in loco di rifiuti di ogni genere….

    Intenso e controverso, è invece il ricordo dell’omicidio del giovanissimo Emanuele Di Caterino, ucciso ad Aversa dopo una notte di follia da un suo coetaneo…. Un delitto che fa ancora eco, in quanto si attende un verdetto dell’autorità giudiziaria, che certamente dovrà esprimere una sintesi su un contesto giovanile “armato” dall’indifferenza, dalla superbia, dal menefreghismo, e dalla voglia di trasgredire le essenziali regole della vita.

    Doloroso e amaro è invece il pensiero che ci riporta in mente la sfilza di suicidi, soprattutto tra i giovani, che hanno contraddistinto le cronache casertane del 2013 (Emilio Boccolato a Mondragone; Luigia Golino a Marcianise, Maria Paola Rauso a San Tammaro…), vittime forse di una realtà moderna che ha delineato, specificato, esaltato i contorni dell’immagine di un ragazzo o di una ragazza, ma che non riesce più a dare risposte al cuore e all’anima degli adolescenti, nonchè  promuovere e coltivare esempi di chi, con sacrifici e con tanta silente umiltà, ogni giorno e ad ogni costo è pronto a rialzarsi dal tappeto della vita, a salire sulla Croce dei nostri problemi ed affrontare a viso aperto il male.

    Ci tremano le gambe quando parliamo di una profonda crisi economica che sta attanagliando le nostre famiglie, quando dovremmo pensare di più alla crisi di valori della nostra società che non può accreditarsi la titolarità di considerarsi civile. Il benessere sfrenato e conquistato senza il “sudore della fronte” negli ultimi 30 anni ci ha fatto considerare l’evoluzione della nostra società, come la capacità raggiunta di costruire  una strada,  un palazzo, o rendere belle le nostre strade, ma distogliendo i nostri pensieri dalla cultura del lavoro, dalla cultura della tolleranza e del saper vivere tra mille peripezie e problemi, nonchè facendoci dimenticare il principio di adattarci al lavoro per essere competitivi.

    Non siamo in grado di digerire i colpi bassi, gli amari bocconi, i nostri fallimenti, e crediamo che tutto ci è dovuto, perchè apparteniamo a…, perchè sono il figlio, il nipote, la sorella di…,  perchè siamo…, perchè supponiamo di essere quello che in realtà non siamo; e quando si palesa la prima difficoltà non cerchiamo di usare la ragione (Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza …), ma ci facciamo trascinare nell’oblio della furbizia, fregando anche il prossimo, estorcendo diritti, beni, o ponendo sotto torchio chi cristianamente dovrebbe essere considerato “fratello”.

    Chi agisce così non può domani festeggiare, non può domani  considerarsi fratello di quel Dio che divenuto bambino, in età adulta, poi predicava: “Per entrare nel Regno dei Cieli bisogna tornare ad essere bambini”.

    In tale senso un pensiero va anche alla famiglia del carabiniere ucciso per una rapina in gioielleria a Maddaloni, Tiziano Della Ratta, vittima non di un gruppo/banda di giovani armati, ma ucciso da quel veleno culturale che attanaglia, condiziona e sta trasformando la nostra società.

    Cosa dire di più, il migliore augurio che possiamo offrire ai nostri lettori è quello di riflettere sulla decisione di un Dio che decise di farsi bambino… un esempio per chi crede di spogliare se stesso, promuovendo umiltà nel contesto in cui opera, lavora e vive.

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 24 dicembre 2013 ALLE ORE 18:39