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    L’EDITORIALE / A “CASTEL DI PRINCIPE” si raccolgono le firme contro lo Stato e i suoi rappresentanti: quel silenzio delle Istituzioni che fa rumore


      Il 30 gennaio scorso la protesta delle associazioni. Oggi si è compreso verso chi si intende indirizzare la rabbia per le condizioni di degrado della città. Sulla pagina facebook de Il degrado di Castel Volturno (Pescopagano) abbiamo raccolto due incisi: uno è quello di una navigante attivista, l’altro è quello dell’ex sindaco Antonio Scalzone […]

     

    Il 30 gennaio scorso la protesta delle associazioni. Oggi si è compreso verso chi si intende indirizzare la rabbia per le condizioni di degrado della città. Sulla pagina facebook de Il degrado di Castel Volturno (Pescopagano) abbiamo raccolto due incisi: uno è quello di una navigante attivista, l’altro è quello dell’ex sindaco Antonio Scalzone sul caso dell’erosione costiera a Bagnara di Castel Volturno.

     

    di Massimiliano Ive

     

    La scorsa settimana, quando una lettrice di Castel Volturno ci scrisse per segnalarci il caso delle riprese del nuovo film su Gomorra, che a loro volta avrebbero inequivocabilmente deprezzato, svilito l’immagine della cittadina litoranea, rispondemmo che era giusto… che l’indotto dell’anticamorra poteva anche fare a meno di girare l’ennesimo film sulla camorra a Castel Volturno… e che nel contempo, con la stessa veemenza i residenti avrebbero dovuto contestare contro chi aveva ridotto la città nelle condizioni in cui versa oggi.

    Non ci aspettavamo e non immaginavamo però che sul territorio vi fosse, chi nel contempo colpevolizzasse lo Stato…

    Stamattina, sabato ci ha incuriosito un messaggio postato su facebook, precisamente sulla pagina de “Il degrado di (Paescopagano) Castel Volturno, da una navigante dei social network nel quale si invitano i cittadini a firmare una petizione “Contro lo Stato e i suoi rappresentanti del territorio…“.

    Non sappiamo se si tratta di uno scherzo, di una provocazione contro quelle istituzioni che spesso sono state accusate di essere “latitanti” rispetto ai problemi di Castel Volturno, ma a Gomorra, a Castel Di Principe, come fu ribattezzata la località domiziana, negli anni 2000 da alcuni esponenti politici, fa un certo effetto leggere un invito a firmare una petizione  “Contro lo Stato e i suoi rappresentanti del territorio…”.

    Forse, la navigante nella fretta di scrivere l’inciso si è sbagliata… Ma nei commenti al post pubblicato sulla pagina de “Il degrado di (Pescopagano) Castel Volturno viene anche data una spiegazione:  il 30 gennaio hanno sfilato sulla Domitiana da Pinetamare fin nella piazza del paese 3000 persone che protestavano per il degrado e l’abbandono in cui versa il nostro territorio….. (la famosa manifestazione delle associazioni ndr) portavano con se delle maschere di fantasmi che rappresentavano l’assenza di anni di silenzio… che hanno tolto nella piazza per mostrare il risveglio civile…..dopo quella manifestazione lo Stato e suoi rappresentanti politici e non non si sono fatti né vedere ne sentire … noi abbiamo incalzato la dose facendo una denuncia con petizione tra i cittadini per portare la nostra disperazione negli organi competenti….”

    Quindi è evidente in quale direzione è stata indirizzata la rabbia e la protesta dei castellani per il degrado del territorio e tale scenario chiarisce anche alcuni aspetti della protesta del 30 gennaio scorso.

    Si può anche comprendere, nel contempo e al massimo condividere per sommi capi la dichiarazione pubblicata dall’ex sindaco di Castel Volturno, Antonio Scalzone sul caso dell’erosione costiera a Pescopagano: “Siamo una città di cui tutte le altre Istituzioni se ne fregano. In qualità di Sindaco ho inviato una infinità di denunce e di richieste d’intervento a tutte le Autorità ed Istituzioni competenti: nessuna risposta !!!!! Se volete posso fornirvi le copie e denunciare a chi di competenza per l’assoluta strafottenza. Di Castel Volturno si ricordano solo quando serve a risolvere problematiche di altri territori. Questa è una amara esperienza constatata”.

    Ma in un contesto territoriale dove per anni lo Stato è stato volutamente messo da parte, appare incomprensibile e difficile ragionare su un progetto politico e civico che tende, nel denunciare “il silenzio dello Stato” su alcune questioni territoriali, a convogliare la protesta di 3000 persone contro quelle istituzioni che sono state declassate, occupate, svilite per effimeri interessi familiari, in quanto concepite come: postifici e centri del potere.

    Quel “Silenzio dello Stato” divenuto ormai sintomatico forse è il frutto di perenni speculazioni politiche, civili e associative che negli anni non hanno favorito le istituzioni, ma le organizzazioni criminali.

    Perchè negli anni non si è mai proceduto all’elaborazione di un censimento sulle unità abitative di Castel Volturno? Perchè, per i primi 40 anni del dopoguerra è stato un tabù parlare di cave di sabbia, di Prg, di discariche, di quartieri fantasma, di periferie sorte come i funghi, di infiltrazioni della camorra nel tessuto sociale, associativo e politico della cittadina rivierasca?

    Quel “Silenzio dello Stato” forse è il frutto di dubbi, di perplessità e non di indifferenza, ma di diffidenza nei confronti di chi all’interno delle stesse istituzioni ha favorito un’imprenditoria criminale locale, diretta pendice dei clan…

    Ma per analizzare il tutto occorre effettuare una profonda analisi storica di Castel Volturno in rapporto al contesto meridionale e nazionale, pertanto ci fermiamo qui.

     

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 27 aprile 2013 ALLE ORE 12:03