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    L’EDITORIALE- Dopo Roma, ora vogliono salvare anche Napoli dal dissesto. L’Italia dei bari e i cittadini di Caserta, Maddaloni e Capua lo prendono in quel posto


    Da diversi giorni De Magistris è stato avvistato a Palazzo Chigi e in Parlamento. Un altra vergogna italiana, che ci piace sintetizzare con un paio di citazione di una canzone di Ligabue Dopo aver aspettato, inutilmente, ieri sera che, durante la puntata di Ballarò, Pina Picierno deputata di Teano e componente della segreteria nazionale di […]

    Nella foto: Pio Del Gaudio, Pina Picierno e Luigi De Magistris

    Da diversi giorni De Magistris è stato avvistato a Palazzo Chigi e in Parlamento. Un altra vergogna italiana, che ci piace sintetizzare con un paio di citazione di una canzone di Ligabue

    Dopo aver aspettato, inutilmente, ieri sera che, durante la puntata di Ballarò, Pina Picierno deputata di Teano e componente della segreteria nazionale di un Pd che, incautamente, continua a mandarla in tv, spiegasse, con parole sue e non con quelle mandate a memoria nella lettura solo mnemonica, stile notte prima degli esame, delle agenzie di stampa, cosa cazzo debba fare ‘sto governo Letta per cambiare marcia, per aumentare il passo, per aggredire la crisi e…bla bla bla via discorrendo con tutti i nuovi luoghi comuni del neo politicismo più coglione di quelli che lo hanno preceduto, dunque, per non dover lasciare il campo al Renzi castigamatti, dicevo, una volta rassegnatomi a dover considerare l’aureo e colto pensiero della parlamentare sidicina, solamente attraverso la complessa divinazione delle sue definizioni generali, che la  definiscono ormai, come un vero e proprio bignamino vivente, ho cambiato canale e ho assistito a una trasmissione in cui si parlava delle azioni politiche, messe in campo in questi giorni, dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, per evitare una dichiarazione di dissesto, che è nei fatti da tempo e che nessun contabile e nessun esperto in finanza locale, norma del testo unico alla mano, potrebbe considerare ancora eluttabile.

    Eppure, forse, il Comune di Napoli riuscirà ad evitare il giusto, equo riconoscimento, la oggettiva evoluzione di decenni di mal governo, targati Bassolino e Iervolino. Riuscirà ad evitarlo, perchè se il Governo lo ha fatto con la Capitale, con il famoso e contestato decreto salva Roma, poi convertito in legge, perchè non dovrebbe farlo con la terza città d’Italia, ancor più rovinata della prima città d’Italia, nella quale i vari Rutelli, Veltroni, non ne parliamo proprio di Gianni Alemmanno, si sono dimostrati, numeri del disastro finanziario alla mano, dei pessimi sindaci?

    Il Governo si inventerà una sanatoria per Napoli e forse, anche per Reggio Calabria, perchè tutto sommato, a Roma, dentro ai Palazzi chi più ha più spende.

    Davanti a questi interventi della mano pubblica che azzerano, neutralizzano le conseguenze dell’incapacità di governo dei primi cittadini e delle amministrazioni comunali delle municipalità più importanti, come devono sentirsi i sindaci e gli amministratori dei quasi 800 Comuni italiani, in pratica,  il 10% del totale, in cui il dissesto è stato formalizzato, di fronte a questa operazione, più rozza dei maneggi che un baro incallito può fare al tavolo di un gioco d’azzardo?

    Si sentono, sicuramente, figli di un dio minore. Si sentono come quelli, che non essendo grandi, vengono trattati come Sindaci, e dunque come città di serie b o, addirittura, di serie c.

    Ma questo non è il fatto più grave, visto che la storia d’Italia non è certo intrisa di rispetto sacrale dei principi costituzionali e di tutte le norme che da questi, almeno in teoria, dovrebbero discendere. Problema ancor più grave, una sorta di conferma, da vera e propria prova provata, che la dinamica su cui si muove il corso vitale della nostra vita pubblica e, ovviamente per normale e reciproca traslazione, la nostra vita privata, è azionata da un motore truccato che è quello della normale, ordinaria elusione del concetto più puro di norma e di regola, così come questo emerge dal pensiero dei più grandi filosofi del diritto.

    Normale che un Sindaco Del Gaudio, che è già quello che è, vedendo queste cose si convinca che la sua modalità di (si fa per dire) governo sia l’unica praticabile fondata, come è, in una relazione di scala, sul continuo mercanteggiamento delle idee e dei contenuti, che non varranno mai in quanto espressione di valori qualitativi in funzione di un ordine costituito da reg0le che stanno lì ma di cui a nessuno frega un tubo, a partire dai governi i quali per editto decidono che mentre il Comune di Caserta, quello di Maddaloni, hanno dovuto pagare il giusto fio alle loro gestioni dissennate, i Comuni di Roma e, presto, quello di Napoli non dovranno sopportare le stesse conseguenze. E qui non stiamo parlando di conseguenze impalpabili, legate alle speculazioni o a concettualizzazioni teoriche, comprensibili solo per gli addetti ai lavori, ma stiamo parlando di carne viva, di tasse: per quale cazzo di motivo i cittadini di Caserta devono pagare, nel rispetto della norma, contenuta inutilmente nel corpo del decreto legislativo numero 267 dell’anno 2000, il massimo previsto per ogni tassa, imposta o tributo comunale, e quelli di Roma e di Napoli, solo perchè il governo ha deciso così, questo pesantissimo aggravio della pressione fiscale non lo debbano affrontare?  Se non è una palese violazione questa, del cardinale principio costituzionale che considererebbe sulla carta tutti i cittadini uguali davanti alla legge, ditemi voi quali sono le vere norme anticostituzionali.

    Ripetiamo, la cosa più brutta, non è che questo accada ancora in Italia, dato che come canta lucidamente, nella sua ultima ballata il sale della terra, Luciano Ligabue noi siamo il paese “del facile rimedio“, il Paese “della vergogna che fingiamo di provare”. La catastrofe di questa storia, sulla quale la raccapricciante ignoranza politica dei diversi ospiti di Ballarò, a partire da “Sua Eccellenza” la regina dell’ignoranza politica Pina Picierno, non riesce culturalmente a misurarsi, e che fatti come questi sono ancor peggiori rispetto a un condono tombale o una sanatoria generale e generalizzata, dato che, oltre ad essere sanatorie, sono anche sanatorie con annessa discriminazione di milioni e milioni di cittadini italiani. Si tratta di un condono tombale, ma di un condono dei figli e dei figliastri. Questo si verifica in un organismo già moralmente malato in cui vengono iniettate e rincarate le dosi di una rinnovata consapevolezza che tutto si decide e tutto si realizza, non facendo valere la certezza del primato della legge, ma attraverso l’aggiustamento, l’apparamento, il piccolo e grande inciarmo, attraverso la riproposizione, il rinnovamento, un innovazione non della propria coscienza civile, ma, semplicemente, e mi piace concludere citando ancora la splendida, chirurgica canzone di Ligabue, di un nuovo corredo “i trucchi nuovi”, messi a disposizione di “maghi vecchi e nuovi“.

    Gianluigi Guarino

     

     

    PUBBLICATO IL: 12 febbraio 2014 ALLE ORE 13:22