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    ESCLUSIVA – SPECIALE NORME E TRIBUTI – Publiservizi, la pacchia è finita. Ti vanno le scarpe strette e per questo attacchi Asmel, che rappresenta 1500 Comuni italiani


          Come sempre capita, quando Casertace si occupa di argomenti tecnicamente complessi, soprattutto di tipo giuridico ed economico, abbiamo voluto raccontare bene il retroscena di quel clamoroso convegno, sponsorizzato proprio dalla Publiservizi, in cui, con un microfono istituzionale, e all’interno di un palazzo pubblico, fu attaccato un soggetto giuridico rappresentativo del 20% di […]

    Elena Natale e Arturo Manera

     

     

     

    Come sempre capita, quando Casertace si occupa di argomenti tecnicamente complessi, soprattutto di tipo giuridico ed economico, abbiamo voluto raccontare bene il retroscena di quel clamoroso convegno, sponsorizzato proprio dalla Publiservizi, in cui, con un microfono istituzionale, e all’interno di un palazzo pubblico, fu attaccato un soggetto giuridico rappresentativo del 20% di tutti i Comuni d’Italia

     

     

     

    CASERTA – In principio fu Equitalia. Dal primo gennaio prossimo non sarà la società pubblica più odiata dagli italiani a occuparsi del “lavoro sporco” relativo al recupero dei tributi, regionali, provinciali e comunali, non versati dai contribuenti entro i termini stabiliti. Ed è inutile dire che la partita che si apre, anzi, che si è già aperta, è una partita a sei o addirittura a sette zeri, visto che chi si aggiudicherà gli appalti per il recupero è destinato a introitare cifre esorbitanti, decine di milioni, se non centinaia di milioni di euro.

     

     

    IL “PECCATO ORIGINALE” DEL CONVEGNO ALLA PROVINCIA

    Casertace non ha dimenticato il famoso convegno, organizzato dall’amministrazione provinciale e improvvidamente sponsorizzato dalla Publiservizi.

    Non l’ha dimenticato perchè l’intemerata di Pietro Di Benedetto, presidente dell’Anacap, che sta per Associazione Nazionale Aziende Concessionarie Servizi Entrate Enti Locali, pronunciata, in pratica in nome e per conto della Publisevizi, autentico dominus dell’Anacap, al cospetto del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, ha lasciato il segno in quel padiglione, ancora molto attivo e vispo, del nostro cervello che regola la funzione, per ora inesausta, della curiosità.

    Publiservizi, attraverso Anacap, attaccò in quella circostanza l‘Asmel che è un sistema imprenditoriale a due teste, l’Asmel Consortile l’Associazione Asmel, che ha messo insieme  circa 1500 comuni italiani, in pratica il 20% delle entità municipali esistenti nel nostro paese,  per creare le condizioni affinché l’attività di recupero dei tributi non versati si risolva in un buon affare per le casse pubbliche e, dunque, di proprietà di tutti i cittadini, dei Comuni che aderiscono all’associazione Asmel.

     

     

    L’ITER DELLA DOPPIA DELIBERA

    L’operazione avviene attraverso l’approvazione di una delibera del consiglio comunale, quindi ampiamente coinvolgente, che sancisce l’ingresso di ogni singolo Comune nell’associazione ed, eventualmente, di una seconda delibera, questa volta di giunta, che accende una convenzione tra il Comune e l’Asmel Consortile la quale diventa Centrale di Committenza e, per questo motivo, soggetto abilitato a bandire la gara per l’affidamento in concessione del servizio di riscossione dei tributi.

    Di Asmel Consortile sono soci il Consorzio Asmez, l’associazione Asmel  e il Comune di Caggiano.

     

     

     

    PUBLISERVIZI, LA PACCHIA E’ FINITA

    Naturalmente una roba del genere, che mette in campo un secondo soggetto, al di fuori del cartello se non monopolistico, quanto meno oligopolistico, non può piacere alla Publiservizi, la quale, poi, come farebbe più a realizzare operazioni come quella messa in piedi al Comune di Caserta, dove, caso assurdo, applica un aggio del 9% per il recupero coattivo, esattamente pari a quello (chiamiamolo così, ma dovremmo usare un altro termine) applicato per la riscossione ordinaria? Non può piacere alla Publiservizi, la quale come farebbe ancora ad applicare un aggio del 18% per il recupero coattivo, come ha fatto nel Comune di Recale?

     

     

     

    SCRIVI DI BENEDETTO, LEGGI PUBLISERVIZI, OVVERO LA LETTERA AI PREFETTI

    Ecco perché lo stesso Di Benedetto, il Catilina, ha sparato a zero. Lo ha fatto da un  microfono istituzionale, quello concessogli per un monologo senza contraddittorio dall’amministrazione provinciale, attraverso l’improvvida iniziativa dell’ex questore Natalino Argirò, responsabile dell’Osservatorio per la Legalità.

    Una sorta di agguato, organizzato per attaccare, nella tana di un ente pubblico, quello che, tutto sommato è un soggetto politico di sicuro diritto pubblico. Un infortunio che ancora oggi rappresenta una delle peggiori gaffes del presidente della Provincia Zinzi, il quale ha consentito alla Publiservizi di sponsorizzare un convegno, organizzato solo ed esclusivamente per attaccare il proprio concorrente, cioè l’Associazione Asmel che, tutto sommato, avrà anche un motore e degli stimolatori appartenenti al settore privato, ma è pur sempre frutto, come scritto prima, di una costruzione avvenuta nel perimetro del settore pubblico, della libera espressione deliberativa non di 1500 sindaci, non di 7- 8mila assessori, ma di circa 15mila consiglieri comunali italiani, eletti dal popolo sovrano.

    Ecco perché, dicevamo ancor prima di quell’invettiva orale, lo stesso Di Benedetto aveva inviato una lettera di fuoco ai prefetti delle cinque province campane, all’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, alla Sezione campana della Corte dei Conti e all’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia.

    Una lettera, in pratica, riprodotta, qualche mese dopo, nel suo intervento durante il citato convegno e che contestava la titolarità di Asmel Consortile a esercitare la funzione di Centrale di Committenza.

    Di Benedetto individua il principale target del suo attacco in Francesco Pinto, presidente dell’Associazione Asmel.  Attacca lui come esecutore di un meccanismo procedurale che l’Anacap, leggi Publiservizi, arriva a considerare addirittura anticostituzionale, illegittimo e illegale.

     

     

    IL MANDATO DEMOCRATICO CHE LEGITTIMA PINTO

    Ma chi è Francesco Pinto, che la Publiservizi vuole far apparire come un personaggio messo lì, ma sostanzialmente poco rappresentativo rispetto agli autentici centri decisionali ? E’ forse, Francesco Pinto un prestanome buono per una cessione di ramo d’azienda, istituto del diritto commerciale molto praticato da quelli della Publiservizi, come dimostra anche l’ultima vicenda di cui ci siamo occupati, cioè quella di Publiparking, nuova casa dei parcheggiatori casertani?

    No, Francesco Pinto è un avvocato di Torre del Greco che potrà anche essere considerato un’entità friabile a capo dell’Associazione Asmel, ma è pur sempre un presidente eletto da 1500 comuni, da 1500 sindaci d’Italia, da almeno 15mila consiglieri comunali.

    Di Benedetto scrive testualmente: “ L’attività di Asmel Consortile è del tutto svincolata dagli enti locali“.

    In poche parole sembra voler dire l’Anacap, leggi Publiservizi, che  i comuni non esercitano alcuna forma di controllo reale sulle procedure relative alla pubblicazione dei bandi e su quelle relative all’aggiudicazione degli stessi.

     

     

    LA GUIDA ISTITUZIONALE

    Ma, in realtà, a guidare Asmel Consortile, i cui soci sono, ribadiamo, anche  i 1500 comuni riunitisi nell’Associazione Asmel, è Arturo Manera, già sindaco di Ailano, oggi vicepresidente nazionale dell’Associazione dei Piccoli Comuni d’Italia.

    E allora, diventa un po’ stravagante la tesi della Publiservizi sul fatto che l’attività dell’Asmel Consortile sia svincolata dal controllo dei Comuni soci di Asmel Consortile attraverso l’Associazione Asmel, e al contrario in pieno controllo del consorzio guidato dalla loro massima espressione istituzionale.

    L’Anacap-Publiservizi dipinge l’Asmel Consortile come una sorta di grande intrigo in cui gli interessi veri di tipo privatistico sarebbero pressoché esclusivi, rappresentando il ruolo dei Comuni come una sorta di foglia di fico messa lì per nascondere l’attività speculativa delle aziende aggiudicatarie delle gare bandite dalla Asmel Consortile.

     

     

    MOLTE PAROLE, POCO FONDAMENTO GIURIDICO

    Tutto il ragionamento di Di Benedetto è orientato ad avvalorare questa suggestione, che però non ha basi giuridiche concrete e poggia sui piedi fragilissimi di una considerazione piuttosto strampalata e stralunata dell’attività di interpretazione delle leggi. Ad un certo punto, si denuncia il fatto che nel rapporto tra Comuni e Asmel Consortile non ci sarebbe la possibilità di esercitare il cosiddetto “controllo analogo“, elemento fondante e costitutivo dell’attività di una società in house.

     

     

    LA CONFUTAZIONE DI ABBAMONTE

    Ma come osserva il professore Abbamonte in un parere pro veritate, chiesto proprio da Asmel a verifica delle osservazioni e dei rilievi posti da Anacap-Publiservizi, per affidare ad un soggetto abilitato servizi strumentali, il soggetto in questione, secondo il dettato evidente del Testo Unico che regola i contratti pubblici, non deve essere necessariamente una società in house, ma si deve conformare alle caratteristiche delle Centrali di Committenza, entità precisamente definita e regolata dall’articolo 3 comma 34 dello stesso codice degli appalti pubblici.

     

     

     TELESERVIZI-PUBLISERVIZI, SE LA CONOSCI…

    Chi non conosce bene la storia di Teleservizi e di Publiservizi, può accostarsi alla lettura delle tesi del signor Di Benedetto con lo spirito di chi si pone poi il problema di approfondire la loro ragion d’essere.

    Noi, che invece la storia la conosciamo bene, già a partire dalle primissime visure camerali, già a partire dalle primissime compagini societarie, questo problema non l’abbiamo.

    Orbene, quando Di Benedetto afferma che la nascita di questo consorzio, messo al servizio di 1500 comuni associati e in grado anche di erogare prestazioni a terzi, mette a repentaglio il principio della concorrenza, a noi ci viene da ridere e ci viene da ridere pure quando Di Benedetto-Publiservizi afferma che la remunerazione alla centrale di committenza, per un importo di 80mila euro e dell’1% del fatturato, posti a carico dell’aggiudicatario, si tradurrà in un maggiore onere per i comuni deleganti, dato che, osserva la Publiservizi, le imprese aggiudicatarie non potranno non tenere conto, nella determinazione dei loro aggi, di questo esborso.

     

     

    PUBLISERVIZI PARLA DEGLI ALTRI, MA E’ COME SE PARLASSE DI SE’ STESSA

    Se il marziano, citato ad ogni pie’ sospinto da Matteo Renzi, arrivasse in questo istante e leggesse solo le ultime dieci righe di questo articolo, penserebbe, avendo ricevuto in passato relazioni dal pianeta terra, che si stia scrivendo, sulla scorta della denuncia di questo signor Di Benedetto, proprio della Publiservizi.

    Della Publiservizi che appioppa, come già affermato, il 9% di aggio al Comune di Caserta sulla riscossione ordinaria, che parifica all’aggio già robusto applicato per la riscossione coattiva; della Publiservizi che, in difformità con una sequenza di pronunciamenti della Corte di Cassazione, non paga Tarsu e Tosap al Comune di Caserta, da cui, per i parcheggi, prende una percentuale che chiamare aggio è comico, dato che è l‘85% degli importi riscossi, in poche parole un introito pressoché uguale a quello che incamererebbe un proprietario che affitta i suoi spazi per i posti auto.

    Ci vuole pure un po’ di creanza e anche un po’ di pudore: sentir parlare la Publiservizi di cartelli monopolistici, di pericolo di lesione grave del principio della concorrenza è roba da scompisciarsi dalle risate.

     

     

    IL CORRISPETTIVO AD ASMEL E IL RISPARMIO DEI COMUNI

    Al di fuori di questi nostri intermezzi valutativi, va messo in evidenza, come osserva l’ex sindaco di Ailano, Arturo Manera, ripetiamo, amministratore unico di Asmel Consortile, nonchè vicepresidente nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia, che a fronte dell’onere dell’1% da corrispondere alla Centrale di Committenza o stazione appaltante che dir si voglia, la gara per l’aggiudicazione dei servizi di riscossione coattiva si è risolta con un ribasso record del 10,37%.

    In poche parole, l’impresa aggiudicataria non si è certo fatta impressionare dalla necessità di corrispondere gli 80mila euro e l’1%.

    L’intera operazione si è risolta a vantaggio dei Comuni oggetto del servizio. Insomma, è capitato esattamente il contrario di quello che la Publiservizi ha paventato.

    E’ successo che l’iniezione del sistema del ricostituente della concorrenza ha ridotto i costi a carico dei Comuni e, conseguentemente, a carico dei contribuenti, in una congiunzione felice di reciproci vantaggi competitivi.

     

     

    CON I TERZI NON E’ PECCATO

    Altro punto di contestazione dell’uomo dell’Anacap, quello relativo all’accesso a servizi erogati a favore di terzi, che poi sarebbero gli aggiudicatari delle gare.

    Di Benedetto si fa soccorrere dal contenuto dell’articolo 13 del Decreto Legge 223 del 2006 (decreto Bersani) convertito nella legge 248/2006. ù

    Alla fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale, le società, a capitale interamente pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali per la produzione di beni e servizi strumentali all’attività di tali enti, in funzione della loro attività… nonchè nei casi consentiti dalla legge, per lo svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare [esclusivamente] con gli enti costituenti o partecipanti o affidanti, non possono svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati, né in affidamento diretto né con gara, e non possono partecipare ad altre società o enti aventi sede nel territorio nazionale. Le società che svolgono l’attività di intermediazione finanziaria prevista dal testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, sono escluse dal divieto di partecipazione ad altre società o enti“.

    La Publiservizi, dunque, utilizza questa norma per affermare che un soggetto imprenditoriale pubblico o partecipato dal settore pubblico quale è la Asmel Consortile non potrebbe erogare servizi a favore di terzi estranei alla sfera dei costituenti, degli affidanti e dei partecipanti.

    Una tesi nettamente confutata dal professore Abbamonte nel suo parere pro veritate.

    Nel testo della disposizione – scrive Abbamonte – s’è trascritto tra parentesi quadre il lemma “esclusivamente”; ciò per segnalare che esso è stato espunto dalla disposizione ad opera dell’articolo 48 della legge 23 luglio 2009 n. 99, recante norme per lo sviluppo e per l’internazionalizzazione delle imprese. Con la medesima norma – aggiunge il noto amministrativista napoletano – è stato anche introdotto alla fine del penultimo periodo, anche il sintagma “aventi sede nel territorio nazionale”. Orbene – conclude Abbamonte, con l’espunzione e l’inserto il legislatore ha inteso evidentemente potenziare la facoltà di costituire soggetti erogatori di servizi strumentali agli enti locali e quindi anche centrali di committenza che ne sono una forma; da un alto, eliminando il limite dell’erogazione in favore “esclusivamente” dei soggetti partecipanti….“.

    Detta in soldoni, si tratta di una disposizione in senso di liberalizzazione che non può, per nessun motivo evidente, e neppure subliminale, escludere dalla facoltà esprimibile da parte delle centrali di committenza o stazioni appaltanti che dir si voglia, di affidare servizi a terzi.

     

     

    UNA CONCLUSIONE

    Conclusione: liberalizzare è bello. Soprattutto dalle parti di Casertace. Publiservizi ha vissuto, si è sviluppata e si è ingrandita a dismisura grazie a un regime monopolistico, garantito da due cose e non da una sola: da norme arcaiche, protezionistiche e dannose per gli interessi dei cittadini contribuenti, e dalla possibilità di instaurare e di consolidare il monopolio grazie a una consistenza ab origine in termini di capitali e, conseguentemente, di patrimonio.

    La possibilità che i Comuni hanno di costituire delle associazioni che delegano ad un soggetto giuridico, di cui fanno manifestamente parte, servizi importanti come quello del recupero delle tasse e dei tributi non pagati, apre prospettive molto interessanti nell’ottica di una riduzione dei costi di questi servizi, dovuta proprio all’allargamento del perimetro in cui si può sviluppare una competizione regolata tra soggetti economici concorrenti.

    Ben venga, allora, l’Asmel Consortile; ben venga l’Associazione Asmel dei 1500 comuni; ben vengano,eventualmente, altri soggetti in grado di consorziarsi ed in grado di partecipare a questo processo di concorrenza nell’attività finalizzata ad aggiudicarsi le diverse porzioni del mercato.

    E anche Publiservizi potrà farlo e dovrà finalmente dotarsi di una struttura imprenditoriale vera, mettendo mano necessariamente, pena la sua inadeguatezza competitiva, alle fondamenta della propria configurazione dei costi di produzione di cui fa parte anche un personale costituito, per la sua maggior parte, non con la finalità di accrescere i propri livelli di efficienza e di produttività, ma solo per catturare la benevolenza di questo o quel sindaco, di questo o di quell’altro notabile, titolare della potestà amministrativa ed in grado di garantire a Publiservizi condizioni uniche al mondo in fatto di aggi e di privilegi.

    Ecco perchè, concorrenza è bello. Perchè non solo riduce il prezzo per i consumatori, in questo caso per i contribuenti, ma perchè obbliga le aziende meridionali ad abbandonare la loro impostazione neoborbonica che solo un mercato protetto, controllato dalle burocrazie e blindato può perpetuare.

     

     

    Gianluigi Guarino 

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 23 dicembre 2013 ALLE ORE 10:29